Calibro grande

Entra in tale definizione la scrittura che presenta un estensione verticale uguale o superiore ai 5 mm nel corpo letterale medio. Tale estensione risponde al bisogno dell’io di espandersi senza tener conto dei limiti oggettivi esistenti nella realtà. Il non vederli è una forma di cancellazione, di cecità psicologica che non consente un’azione di sostanza, ma basata sul bisogno di espansione del sentimento, che si dilata nelle dimensioni in cui questo può avvenire senza timore di essere smentiti: è il mondo delle parole, delle descrizioni, della vita immaginativa inventata a tavolino e resa eroica, ma che difficilmente può reggere l’urto con il mondo reale. In questo senso la personalità ama tutto ciò che le consente di evitare le verifiche e le eventuali smentite, dalle quali si tiene rigorosamente alla larga. L’ottimismo del calibro grande dipende da questa convinzione, che sia possibile sistemare tutto con dei bei discorsi; se poi questo non è vero, non è sicuramente compito del calibro grande accertarlo, in quanto per sua natura rifugge da qualsiasi verifica condotta attraverso il riscontro preciso di fatti, cause e conseguenze. Per questo non ha nessuna disposizione alla scienza.

Moretti definisce questa tendenza alla dilatazione del sentimento dell’io come una “tendenza alla esagerazione tanto circa le qualità intellettive, quanto circa le disposizioni affettivo-attive; è indice di tendenza alla megalomania” (B, 76), in quanto il sentimento non ama misurarsi con i confini ristretti della realtà e “fa sconfinare il soggetto per il campo della esagerazione della facilità conclusiva” (Sc, 138). Tutto è facile, tutto è ottenibile quando si tende “ a non adoperare misure per avere la libertà di esagerare” (Sc, 138). E’ un segno di immaginazione, di fantasia, di esagerazione, di autoesaltazione, e conseguentemente anche di tendenza alla menzogna, non per mistificazione voluta, ma come conseguenza indiretta del fatto di dare tante versioni di un fatto, a seconda dello stato d’animo del momento, e di non ricordare poi bene cosa sia effettivamente successo. Anche la funzione sensoriale, la semplice messa a fuoco dei particolari , è imprecisa e quindi la traccia nella memoria è più debole.

Un calibro grande sui 5 mm indica disposizione per l’arte descrittiva, come abbiamo detto, per le “asserzioni e negazioni sentenziali” (PP, 157), per la “poesia drammatica o tragica” (Att, 156), per la recitazione pure drammatica in quanto ama mostrarsi, ma anche per l’arte visiva a base di prospettiva, quale l’architettura.

Maggiori accentuazioni grafiche escono anche dall’arte, in quanto l’eccessiva dilatazione porta l’intelligenza a forme di superficialità, di esaltazione, ma con una progressiva diminuzione nel potere di impatto sul mondo reale. In questa prospettiva è facile comprendere perché nel libro di Moretti dedicato all’analisi grafologica di famosi personaggi storici, I Grandi dalla scrittura, compaiono molte scritture piccole nel campo scientifico, filosofico, politico e anche artistico, ma non compaiono scritture con il calibro superiore ai 5 mm, con l’unica eccezione del card. Richelieu, con le ovvie implicazioni di mancanza di consistenza della personalità (“Per lui tutto è a posto se è riuscito a farsi stimare e a fare bella mostra di sé.”, op. cit., p. 211).

  • FIG. 4 – Card. A. Richelieu
    Scrittura: Cardinale A. Richelieu

Difficile da contenere entro i 5 mm risulta anche la scrittura di G. d’Annunzio, che entra quindi direttamente nell’arte del linguaggio a base di descrizione: “il soggetto ha la facoltà di farsi credere originale anche nel concetto, mentre tutta la sua originalità … consiste nelle vesti descrittive.” (op. cit., p. 51)

  • FIG. 5 – Gabriele d’Annunzio
    Scrittura: Gabriele d’Annunzio

Il calibro grande entra sempre nell’imponderazione di chi non ha messo a fuoco distintamente i confini tra sé e il resto del mondo, nell’avventatezza della fantasia che “vola, vola su tante ali che tante volte si sciolgono come le ali di Icaro” (T, 226).

Però per entrare nella megalomania pomposa e fastidiosa, il segno deve essere accompagnato da forme di solennità e di accuratezza studiata.

Se il calibro grande compare, invece, in contesti fluidi, spontanei, il segno indica semplicemente “tendenza alla eccessività del concetto e del linguaggio” (B, 79), disposizione all’ottimismo per superficialità nell’esame della realtà, disposizione al piacere della comparsa esteriore dovuta a un sentimento che privilegia i contorni a scapito della sostanza.