English flag

Curva/Angolosa

Il movimento altruistico ed egoistico

 

1. Una categoria interpretativa fondamentale per la comprensione della personalità

 

Quando parliamo di movimento curvilineo e del suo opposto, rappresentato dal movimento angoloso, siamo di fronte ad un principio interpretativo in merito al quale l’accordo è unanime. Sul piano analogico è l’associazione più scontata, confermata da numerosi Autori, grafologi e studiosi del disegno infantile o dello scarabocchio spontaneo:

  • il tratto curvilineo è segno di adattamento, di socialità;

Scrittura: curvilinea

 

  • mentre il tratto angoloso è indice di tensione, di aggressività.

Scrittura: angolosa

La deduzione si fonda su una premessa di carattere generale secondo la quale il movimento curvilineo è tale proprio perché l’Io preferisce girare intorno a ciò che percepisce come esterno a sé, sia esso un oggetto d’amore o anche un ostacolo, in modo da mantenere un approccio morbido, che nello stesso tempo evita – perché ne ha paura – un contatto troppo diretto. Mentre il movimento angoloso affronta la vita, e quindi anche gli ostacoli, tramite un movimento più focalizzato, concentrandosi su aspetti più specifici in merito ai quali pretende di essere ascoltato. Ed è per questo che il movimento angoloso, se particolarmente intenso e frequente, crea una reazione automatica che innesca lo scontro, perché la personalità cerca il contatto diretto, che può essere anche pungente, e non permette all’altro di sottrarsi o di scivolare via nel vago fino a che non ha risposto alle sue richieste.

Questo gioco di opposizione tra il movimento curvo, visto come indice della tendenza all’adattamento, e il movimento angoloso, visto come spinta a rompere – in senso anche metaforico – gli schemi consolidati in modo brusco, costituisce il punto di partenza per le successive estensioni di significato.

Molti grafologi hanno colto il fatto che sia Curva che Angolosa, così descritti, rappresentano delle tendenze unilaterali; conseguentemente se una delle due diventa predominante all’interno della psiche fino a sovrastare sul movimento opposto, crea degli squilibri di personalità facilmente prevedibili. Ad esempio un eccesso di movimento curvilineo, secondo Ania Teillard, “può anche rivelare un essere particolarmente debole e senza spina dorsale” (1); sulla stessa linea interpretativa si colloca Robert Saudek, il quale associa le forme tondeggianti alla capacità di adattamento, ma se la curvilineità si combina con la lentezza esecutiva diventa “segno di pigrizia, indolenza, arrendevolezza, di quell’insieme di qualità generalmente descritte con il termine sciatteria.” (2) Questo perché se l’adattamento si basa sulla capacità di collocare se stessi all’interno di un contesto sociale più vasto senza creare neanche la più piccola azione di disturbo o di rottura, senz’altro saranno favorite le capacità di relazione, all’interno però di un modello statico, in quanto non sono previsti movimenti di trasformazione all’infuori di quelli dovuti ad un’evoluzione spontanea e contemporanea di tutte le parti di quel sistema di riferimento. Pertanto un eccesso di curvilineità segnala il fatto che la personalità si è stabilizzata su un movimento che prevede solo la componente adattiva, perché ogni gesto di espressione di sé viene vissuto come un’azione di rottura dell’ordine costituito, oltre che di ‘egoismo’ dato che spezza l’equilibrio costruito sul tener conto di tutti.

Se invece il tracciato evidenzia una netta predominanza del movimento angoloso, siamo di fronte al pericolo opposto: la personalità non è capace di relazionarsi in modo rispettoso nei confronti dei confini altrui, ma tenta di penetrare in modo diretto e focalizzato. Il movimento di relazione, pertanto, non è rivolto a salvaguardare l’equilibrio esistente, ma al contrario diventa indice di una personalità che non ha paura di aggredire gli elementi esterni verso i quali prova interesse o che percepisce come ostacoli alla sua espressione vitale. Per questo l’angolo appartiene alle “persone che non cercano compromessi risolutivi, ma preferiscono lo scontro con le difficoltà” (3). È chiaro, però, che se l’angolo diventa l’unico movimento a disposizione dell’Io indica “un soggetto che, spinto unicamente dall’impulso a esagerare ogni contrasto, rifiuta ogni forma di compromesso” (4), “anche se trasmette un senso di forza e di gusto per l’azione” (5), oltre che capacità di mobilitare tutta “la forza di volontà e la disciplina” (6) necessarie per raggiungere gli obiettivi prefissati.

All’interno di questo schema interpretativo si inserisce Moretti il quale, pur non conoscendo i due Autori sopra citati, tradotti in italiano piuttosto recentemente, dimostra di attribuire un significato analogo alle due spinte basilari date dal movimento curvo e angoloso: il primo viene considerato un indice di adattamento che, se eccessivo, si traduce inevitabilmente in una vera e propria cessione; mentre il secondo rappresenta la difesa messa in atto dall’Io che, tramite gli angoli, diventa capace di attingere all’assalto e alla resistenza pur di non recedere dal suo punto di vista. Rispetto, però, a queste due tendenze basilari della psiche introduce una maggiore varietà interpretativa che consente di utilizzare Curva e Angolosa anche in caso di scritture non eccessivamente polarizzate.

In primo luogo Moretti estende il significato dei due movimenti in esame attribuendo ad essi la capacità di segnalare se la personalità è maggiormente orientata in direzione dell’altruismo o dell’egoismo, intesi non in senso morale ma psicologico. Da questo punto di vista la matrice del movimento curvo, che determina la spinta all’altruismo, è legata all’incapacità di creare confini netti tra sé e l’altro, in modo che la personalità aderisce alle richieste dell’altro come se fossero le proprie. Si tratta di una disposizione istintiva del sentimento che esula da qualsiasi ragionamento, e quindi viene messa in atto automaticamente. Al contrario il movimento angoloso argina la tendenza del sentimento ad aderire totalmente al punto di vista dell’altro perché mette in atto dei puntelli (gli angoli), vale a dire dei punti di sosta più o meno frequenti e intensi, che consentono all’Io di non cedere immediatamente. In questo senso è indice di egoismo, in quanto tutela maggiormente le esigenze del singolo.

Questa particolare interpretazione del movimento curvo e angoloso ci conduce direttamente alla seconda novità introdotta da Moretti, data dal fatto che la sua visione psicologica non prevede un gioco di opposti che si escludono a vicenda, ma al contrario li riunifica, nel senso che tiene conto del fatto che ogni essere umano deve essere in grado di gestire entrambi i movimenti. Esattamente come la vita fisica si regge sul movimento di contrazione e di distensione del cuore, in modo analogo l’Io impara ad alternare queste due fasi sul piano psichico. Da una parte sviluppa la capacità di mettere in atto una serie piuttosto complessa di movimenti di apertura, che partono dal sentimento ma rappresentano una condizione indispensabile anche per la mente: noi ci nutriamo continuamente di ciò che apprendiamo tramite la nostra capacità di adattarci alle condizioni mutevoli del mondo; mentre consideriamo un inequivocabile segno di invecchiamento o di disagio l’irrigidimento della personalità che ha perso la plasticità necessaria per fare questo. Dall’altra è assolutamente necessario anche saper chiudere, nel senso che l’Io deve permettere ai dati acquisiti di sedimentare al suo interno, in modo che si trasformino in strutture conoscitive ed emotive integrate che abbiano l’impronta dell’individualità. Questa fase di chiusura, che rientra nel concetto morettiano di egoismo, è altrettanto importante di quella di apertura, pena la spersonalizzazione o la perdita di contatto con l’unicità interiore.

Si tratta di un sistema di riferimento teorico estremamente originale e articolato, in quanto in questa prospettiva di ricerca ogni personalità deve essere colta nel suo movimento specifico di apertura e di chiusura, e si contraddistingue proprio per il particolare spazio che dà al suo interno all’una e all’altra tendenza. Inoltre la corretta interpretazione del movimento curvo e angoloso legato ad ogni specifica individualità grafica prevede anche la capacità di saper cogliere il movimento di sostegno o di opposizione condotto da tutti gli altri segni in direzione dell’espansione o della contrazione del sentimento. Nel sistema morettiano, infatti, esistono altri segni grafologici che segnalano l’apertura del sentimento e altri che indicano, invece, che siamo di fronte ad un movimento di chiusura diverso dall’angolo propriamente detto. Quindi la misurazione della tendenza all’altruismo o all’egoismo richiede una verifica basata sulla quantificazione dei due segni Curva e Angolosa, integrata dalla valutazione del gioco dinamico condotto da altre importanti spinte affettive e intellettive, come vedremo in seguito.

Oltre a queste estensioni di significato della diade curva-angolosa, il sistema teorico morettiano si distingue perché si basa su una più articolata interpretazione del movimento angoloso, in quanto è in grado di misurare l’intensità di due componenti che lo caratterizzano: il livello di reattività che caratterizza la personalità, direttamente collegato all’aggressività, deducibile dal segno Angoli A; e la tenacia di cui dispone, vale a dire la capacità di resistenza di fronte agli ostacoli, deducibile dal segno Angoli B.

In questo capitolo viene inoltre presentato quel sottile movimento egoistico basato sulla capacità di manipolare gli altri a proprio vantaggio, che corrisponde al segno Angoli C.

 

(tratto dal cap. II del volume di prossima pubblicazione: Lidia Fogarolo, Tratti di personalità nella scrittura, Manuale di grafologia morettiana, EMP Collana Psicologia e Grafologia – Tutti i diritti riservati)