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Reattività e aggressività: il segno Angoli A

La prima forma di egoismo individuata da Moretti è rappresentata da quella disposizione istintiva del sentimento capace di cogliere – con maggiore o minore intensità – le intrusioni e gli attacchi che provengono dall’esterno. Il segno Angoli A, quindi, è rivolto a misurare il livello di sensibilità che caratterizza ogni personalità nel percepire i movimenti di invasione, a cui consegue una reazione volta a respingerli. È importante precisare che il sistema difensivo non viene attivato solo in presenza di attacchi materiali, perché anche tutto ciò che viene vissuto come osservazione critica sul nostro operato, specialmente se ingiusta, innesca una risposta difensiva della personalità, la quale in questo modo tutela se stessa e la sua onorabilità.

Questa particolare forma di cura dell’Io viene definita risentimento, che se viene messo in campo in modo preventivo di fronte ad ogni più piccola osservazione critica nei nostri confronti “può certamente condurre a malattie morali d’una certa entità” (19). Ma “per se stesso indica delicatezza dell’anima, che viene resa sensibile sulle proprie defettibilità per le osservazioni altrui. L’essere sensibile è una cosa provvidenziale ed indica l’interesse per la propria dignità umana.” (20)

Circa l’intensità della risposta emotiva messa in campo, esiste anche una componente che esula dall’Angolo A, data dal fatto che quanto più vicino al nucleo interiore è l’aspetto dell’Io che viene attaccato, maggiore sarà il risentimento provato. A questo proposito Moretti scrive: “Non c’è essere umano che non abbia qualche affezione speciale per qualche cosa; e gettar la censura e lo scredito su quella cosa speciale, è lo stesso che spingerlo al risentimento.” (21) Mentre ciò che viene valutato in questo caso è solo la disposizione del sistema a reagire sistematicamente di fronte anche a lievi sollecitazioni esterne, in modo che immediatamente l’Io registra l’offesa e risponde ad essa. La misurazione dell’intensità della risposta intesa come tratto di personalità decontestualizzato appartiene al segno Angoli A.

Considerato che si tratta di un indice di reattività psichica, sul piano grafico viene ricercato lo stesso movimento, verificando il grado di scostamento del risvolto curvo in direzione dell’angolo. Nello specifico, per quantificare più precisamente la tendenza al risentimento, tra tutte le lettere che prevedono un andamento circolare, è stata scelta la ‘a’ per un particolare motivo: partendo dal fatto che quando la mano affronta il movimento interno di risalita, nello stesso tempo deve prepararsi a tracciare la gambetta finale, Moretti osserva che nel fare questo “si appunta o si appoggia al vertice inferiore prima di salire. Ora, se quell’appoggiarsi forma una specie di angolo … voi avrete allora il segno grafologico della tendenza al risentimento”. (22)

Fig. 8 – Il segno Angoli A: l’attore Charlie Chaplin

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In altri termini, “gli Angoli A si trovano principalmente a piè della a minuscola (o della maiuscola fatta a mo’ della minuscola) a sinistra di chi legge” (23). Essi “rappresentano il segno grafologico del risentimento o della permalosità” (24) e “vengono psicologicamente ad indicare il mezzo per difendere il nostro Io dalle aggressività spingendolo alla reazione.” (25) La tendenza è istintiva, quindi è messa in atto automaticamente ogni volta che la personalità,  sollecitata dal movimento di relazione, entra nell’attenzione rispetto a sé: esattamente come Curva è portato istintivamente ad adattarsi, l’Angolo A spinge l’individuo a prendere coscienza della sua diversità, della non corrispondenza tra ciò che gli altri dicono di lui e ciò che lui sente di essere e di dover portare in luce. Per questo nel concetto di risentimento entra anche una componente attiva legata all’emulazione, all’andare oltre, senza tener conto della fatica richiesta o dell’entità delle difficoltà che si prospettano per raggiungere una determinata meta.

All’interno di questo contesto di riferimento interpretativo ciò che fa la differenza è l’intensità della tendenza al risentimento, perché se la reattività del sistema supera una certa soglia ogni lieve sfumatura di dissenso verrà interpretata come offesa alla propria onorabilità; in questo caso il significato del segno passa da “intangibilità attiva dell’Io” (26) a “assalto contro chi ne tenti la menomazione” (27)

Per stabilire dov’è il limite oltre il quale sicuramente la personalità eccede, è necessario disporre di adeguati criteri di misurazione. Il primo si basa sull’osservare se l’angolo è appuntito o smussato: “Se è smussato sta certamente sotto i 5/10 e indica semplicemente risentimento legittimo non accentuato”. (28)

 

Fig. 9 – Scrittura con Angoli A sotto i 5/10 perché smussati

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Se l’angolo è smussato ma si presenta in modo che tende più all’appuntito che allo smussato, allora il grado sta sui 5/10 e indica risentimento legittimo con il pericolo di sconfinare.” (29)

Fig. 10 – Scrittura con Angoli A sui 5/10 perché tendenti all’appuntimento

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Se invece l’angolo è appuntito, conduce direttamente a eccessività del risentimento. Una più precisa quantificazione prevede la misurazione dell’ampiezza dell’angolo, seguendo il principio generale secondo il quale più stretto è l’angolo, maggiore sarà la spinta ad una difesa unilaterale e aggressiva. Ad esempio, un’ampiezza di 45° porterà l’angolo appuntito ad un valore di 7/10; mentre un angolo appuntito di 15° porterà il valore del segno Angoli A sui 9/10.

Fig. 11 – scrittura con 7/10 di Angoli A

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La tendenza risponde anche al concetto di frequenza in quanto l’angolo può presentarsi saltuariamente e con un’intensità variabile, oppure come una modalità fissa che viene messa in campo nello stesso modo sempre e comunque. Per cui, piuttosto che applicare la media statistica, è meglio osservare il movimento grafico spontaneo tenendo conto della sua variabilità o della sua uniformità, perché è questo che corrisponde al movimento psichico reale.

Teniamo presente, inoltre, che pur essendo una reazione del tutto istintiva, quindi non soggetta a possibilità di manipolazione da altre parti dell’Io, la sua manifestazione sul piano esteriore non avviene in tutti nello stesso modo: l’impulsivo reagisce direttamente aggredendo l’assalitore, mentre colui che è più delicato o timido può avere una reazione di rossore sul volto, che testimonia l’urto emotivo subito; oppure il risentimento può assumere la veste dell’autorità offesa, della sofisticheria ipercritica, o sfogarsi in maldicenza alle spalle di colui che ha osato mettere in atto la critica.

In sintesi, la tendenza al risentimento presuppone una disposizione della personalità ad arrestarsi e a sollevarsi per difendersi dalle aggressioni: “L’Io, assalito, si risente e non può fare a meno di risentirsi anche se l’assalto è legittimo. Nel risentimento reagisce. Questa è la prima forma di egoismo.” (30) Quanto più l’arresto e il sollevamento sono repentini, tanto più l’angolo diventa acuto e la reazione sarà forte, arrivando nei gradi più spiccati a forme dirette di aggressione allo scopo di eliminare il ‘nemico’, perché ogni conflitto viene vissuto come un attacco dall’esterno e quindi innesca la logica dell’inevitabilità della reazione difensiva. In particolare se il segno raggiunge valori pari ai 7/10, applicabili nel caso in cui gli angoli appuntiti presentino un’ampiezza di 45° (come dettagliatamente specificato da Moretti nel Trattato), indica soggetti che hanno “il sentimento sempre in attesa di ribellarsi alle osservazioni, alle critiche altrui che vanno direttamente o indirettamente a carico del soggetto che non si contenta di cozzare con colui che fa l’osservazione, la critica, ma trascende subito a formulare, architettare, imbastire la vendetta o una specie di vendetta.” (31)

In questo modo, grazie ad una precisa identificazione di cosa si debba intendere per risentimento, e ad una sua rigorosa misurazione, Moretti riesce a interpretare tramite un unico segno le enormi qualità e gli altrettanto numerosi difetti legati alla tendenza a reagire alle osservazioni altrui sul proprio operato. Le qualità sottolineano il fatto che siamo di fronte ad una personalità attiva, che sente la necessità di giocare le sue capacità nel mondo in modo fattivo e conclusivo; ma oltre i 5/10 il dinamismo si trasforma in una continua irritabilità interiore, in un continuo confronto tra sé e gli altri allo scopo di trovare il modo di mettere in luce se stessi, ad un punto tale che “l’Io nulla lascerà di intentato per prevalere e per mettere da parte il prossimo non soltanto in quello che è richiesto dall’altruismo, ma persino in quello che è richiesto dalla semplice giustizia.” (32)

Il concetto morettiano di egoismo, essendo basato sulla capacità della personalità di sviluppare la sua unicità mantenendola distinta da ogni altra, oltre alla componente reattiva data dagli Angoli A che rendono vigile l’Io nel qui e ora nei confronti di ogni eventuale contaminazione proveniente dall’esterno, prevede anche una componente legata alla tenacia, in grado di mantenere stabile nel tempo l’attaccamento al proprio sentire interiore. Questo è il terreno di gioco degli Angoli B, che andiamo ad esaminare ora.

 

 

(tratto dal cap. II del volume di prossima pubblicazione: Lidia Fogarolo, Tratti di personalità nella scrittura, Manuale di grafologia morettiana, EMP Collana Psicologia e Grafologia – Tutti i diritti riservati)