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Tenacia e testardaggine: il segno Angoli B

La seconda forma di egoismo, inteso come cura dell’Io, è data da quella particolare disposizione del sentimento alla resistenza che “viene chiamata tenacia o testardaggine secondo la ragionevolezza o irragionevolezza di essa”. (33) Anche in questo caso Moretti fa riferimento ad un movimento istintivo che si attiva nel contesto sociale: la personalità interagendo con i suoi simili scopre che esistono al suo interno aspetti di sé in merito ai quali entra in un processo di irrinunciabilità, siano essi legati a beni materiali, idee, giudizi o affetti.

Partendo da questa definizione che ci accomuna, in quanto tutti abbiamo al nostro interno elementi di irrinunciabilità rispetto ai quali inizia la lotta per la conservazione, Moretti descrive con grande precisione il movimento psicologico che appartiene alla tenacia: in modo complementare al gioco condotto dagli Angoli A, che segnalano alla consapevolezza dell’Io la presenza di eventuali invasioni di campo, la tenacia corrisponde a quella particolare reazione del sentimento che, allertato dalla sensazione di pericolo, “pone se stesso come ostacolo alla cessione” (34) aggrappandosi a ciò che è suo. Anche in questo caso la tendenza è totalmente istintiva, quindi priva di qualsiasi mediazione razionale: non si tratta di un processo mentale che fa appello a se stesso, ai suoi valori, o anche ai suoi possedimenti materiali, perché questa parte emerge successivamente sotto forma di argomentazioni o razionalizzazioni rivolte a sottolineare i diritti dell’Io calpestati; ma è solo la reazione immediata di chi sta fiutando un pericolo, e ad esso reagisce mettendo in campo la seconda forma di egoismo. “La tenacia è quella forza che resiste a tutti gli assalti con l’attaccarsi in modo inseparabile a quella cosa dalla quale la si vorrebbe separare” (35), ed entra in atto automaticamente ogni volta che la personalità subodora l’esistenza di un movimento che proviene dall’esterno per allontanarla da ciò a cui tiene. Per questo l’Io non solo aumenta la resistenza aggrappandosi con maggiore forza a ciò che considera suo, ma mette in atto un ulteriore meccanismo di protezione creando intorno all’oggetto amato delle punte aspre o delle spigolosità in grado di scoraggiare ulteriormente l’aggressore. Equivale al movimento di chi circonda le sue proprietà con una recinzione, partendo dal presupposto che se una rete si limita a proteggere, il filo spinato trasmetterà un messaggio più evidente. Quindi anche la tenacia, come il risentimento, è composta di due movimenti: il primo comporta l’intensificazione nell’attaccamento e il secondo la messa in atto da parte della personalità di un meccanismo di difesa rivolto a “tenere i propri giudizi e le proprie idee muniti di ripari, di ragioni (tenacia), di cavilli (testardaggine) perché restino nell’anima sua e vincano.” (36)

Sul piano del linguaggio corporeo Moretti paragona la tenacia alla reazione istintiva messa in campo quando ci aggrappiamo a qualcosa per impedire che ci venga portata via: il fatto di stringere la mano a forma di pugno intorno all’oggetto che vogliamo trattenere corrisponde al movimento del testardo che “ha bisogno di rendere il suo oggetto angoloso da tutte le parti, perché gli assalitori abbiano a cozzare contro gli angoli ed abbiano a non seguitare la lotta.” (37). Rispetto a questo specifico movimento difensivo, l’angolo non può essere uno, ma più d’uno, e questi angoli appaiono nei movimenti circolari. In particolare Moretti vede l’effetto della tenacia e della testardaggine maggiormente nella lettera ‘o’ perché sul piano grafico è impostata sul movimento di chiusura, e quindi è possibile che essa evidenzi più angoli: al vertice inferiore, al vertice superiore e nel movimento di risalita. Tale caratteristica grafica prende il nome di Angoli B.

 

Fig. 12 – Scrittura con Angoli B: Edda Mussolini

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Anche in questo caso il segno ha un valore di base positivo, riferito alla capacità del sentimento di riconoscere ciò che gli appartiene in modo istintivo e di restare fedele ad esso, al di là di quello che può dire il mondo in merito al suo valore. Ma tale attaccamento diventa indice di notevoli storture caratteriali quando entra nel significato di unilateralità egocentrica basata su un sentimento che riconosce come valido solo il suo punto di vista e considera privo di valore tutto il resto. Ciò che fa la differenza è l’intensità della tendenza in esame, che deve essere perciò quantificata in modo assai preciso.

La graduazione degli Angoli B procede in modo analogo a quanto esplicitato a proposito degli Angoli A: tenendo presente la distinzione basilare tra angolo appuntito e smussato, “se è appuntito è sempre sopra i 5/10, se è smussato non è superore mai ai 5/10.” (38) Alcuni Angoli B smussati sono visibili in Fig. 13, mentre Angoli B appuntiti (che richiamano necessariamente analoghi Angoli A) sono visibili in Fig. 14.

Fig. 13 – scrittura con Angoli B a volte smussati: Josephine Baker

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Fig. 14 – Scrittura con Angoli B appuntiti: Herbert von Karajan

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Sulla base di questa prima, elementare regola di misurazione viene applicata la seguente interpretazione: “il massimo della tenacia ragionevole viene espressa dagli angoli B col grado di 5/10” (39); mentre se oltrepassa i 5/10 entra direttamente nella testardaggine. Inoltre, in modo analogo a quanto previsto per l’Angolo A, l’intensità della tendenza è inversamente proporzionale all’ampiezza dell’angolo, in modo che l’acutezza richiama direttamente la strettezza del margine di ascolto delle richieste altrui di cui dispone il testardo. Oltre allo specifico livello di acutezza degli angoli, viene valutato anche il numero degli stessi, in modo da quantificare le spigolosità, e quindi anche i cavilli, messi in atto dall’Io per arginare la cessione di fronte alle richieste altrui, come dettagliatamente spiegato da Moretti nel suo Trattato.

Dal punto di vista psicologico sono ritenuti indici di resistenza assimilabili alla tenacia/testardaggine anche altre forme di arresto del movimento estroversivo; in particolare “gli uncini, i ganci, nei punti in cui non sono richiesti dalla natura della lettera, non sono che Angoli B: indicano tenacia o testardaggine a misura dell’acutezza dell’angolo che formano.” (40)

Trattandosi di un movimento istintivo totalmente a carico del sentimento, Moretti precisa che nel caso della tenacia “Non è la ragione che eccita il sentimento a non darsi alla cessione delle proprie idee e giudizi” (41)”, ma al contrario l’Io si attiva in modo che “la logica non possa procedere nel suo cammino”. (42) Come è noto, è inutile discutere con un testardo mettendo in campo argomentazioni razionali, per quanto valide esse possano essere, perché questo tentativo non farà che attivare maggiormente la sensazione del pericolo, e quindi aumenterà ancora di più la resistenza; mentre è possibile fargli cambiare idea se gli si fa credere che questo cambiamento in realtà proviene da lui. Per questo Moretti scrive: “L’uomo testardo non sente ragioni che lo obblighino a cambiare rotta per eliminare i difetti in una organizzazione quando questa si presenti come correzione del suo operato, mentre lo ammette se si presenta come evoluzione e come roba sua. Il testardo ha sempre da osservare qualche cosa sull’opera altrui e, se uomo di autorità, bisogna attribuire a lui il vanto dell’iniziativa.”  (43)

 

Dopo aver esaminato in dettaglio le due componenti del movimento angoloso, definite Angoli A e Angoli B, vediamo in che modo queste due spinte istintive del sentimento costituiscono un importante polo psichico di riferimento da contrapporre a Curva, pena uno squilibrio all’interno della personalità.

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(tratto dal cap. II del volume di prossima pubblicazione: Lidia Fogarolo, Tratti di personalità nella scrittura, Manuale di grafologia morettiana, EMP Collana Psicologia e Grafologia – Tutti i diritti riservati)