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Il movimento egoistico: il segno Angolosa

Nel sistema morettiano il segno Angolosa, sostanziale del sentimento, è indice di una particolare forma di egoismo intesa come quella spinta interiore rivolta a mettere in luce e a valorizzare l’unicità. Esattamente in modo contrario a Curva che privilegia il movimento di relazione basato sul tener conto di tutto e di tutti, il movimento angoloso è rivolto a tutelare le proprietà legate all’individuo. Non si tratta, però, di un movimento legato solo alla difesa della parte più materiale di noi stessi, poiché tutto ciò che favorisce la chiusura del sistema allo scopo di proteggere quella che potremmo definire la scintilla creativa legata all’Uno rientra in linea generale nel concetto di egoismo. L’angolosità, in questo senso, è indice di introversione del sentimento in quanto ha lo scopo di favorire il movimento di individuazione.

Moretti sottolinea che, in linea di principio, l’egoismo, inteso come polo psichico opposto all’altruismo, non necessariamente è contro la moralità ma anzi è una condizione necessaria al suo avveramento. Questo perché “se è vero che abbiamo la nostra personalità distinta da qualunque altra personalità, abbiamo l’obbligo di mantenerla distinta nella parte materiale, intellettiva e morale. Ora questo – mantenerla distinta – non è altro che una esigenza della nostra individualità, in altri termini dell’egoismo rettamente considerato.” (16)

Partendo da questa impostazione del problema è facilmente intuibile che tutto ciò che favorisce l’altruismo – inteso come movimento di apertura che conduce la personalità a relazionarsi con il sistema più ampio cui appartiene – in qualche modo mette in secondo piano la valorizzazione dell’individualità, vale a dire delle più sottili sfumature dell’intelligenza  e del sentimento legate all’unicità di ogni essere umano; mentre ogni personalità ha non solo il diritto ma il dovere di non rinunciare ad esse, pena una perdita di ricchezza che investe il singolo e la collettività. Pertanto quando Moretti fa riferimento al concetto di egoismo non intende l’individuo che pensa solo a se stesso e che per questo arraffa più che può disinteressandosi completamente delle condizioni materiali del suo prossimo. L’egoismo certamente può esprimersi anche sotto questa forma, ma è una delle possibili degenerazioni del segno Angolosa, esattamente come la debosciatezza è una delle possibili degenerazioni della tendenza all’altruismo, ma che non rappresenta in alcun modo la totalità del movimento altruistico.

La premessa è importante per capire perché l’egoismo, in linea di principio, risponde alla definizione neutra di “cura dell’Io” (17); “Che questa cura dell’Io passi o non passi i limiti del giusto, ciò riguarderà la misura dell’egoismo, misura che viene stabilita anche dalla grafologia, ma non riguarderà la cosa in se stessa.” (18)

Basandosi sul principio analogico già enunciato a proposito del movimento altruistico, il movimento egoistico ruota intorno al concetto di arresto, seguito dalla ripresa, dell’atto grafico, perché ogni inceppamento – psicologicamente considerato – permette all’Io di centrarsi su di sé, di ascoltare i suoi bisogni, oscurando nello stesso tempo le necessità altrui. E tra tutte le possibili forme di arresto, l’angolo è la più diretta, in quanto si basa su un’interruzione brusca del movimento, tanto più evidente quanto più accentuato è l’angolo.

Da questa prima interpretazione del movimento angoloso derivano alcune importanti implicazioni. Essendo un movimento di rottura, l’angolo rende la personalità capace di reggere il contrasto e l’isolamento, in quanto ha già posto preliminarmente il sentimento sociale in posizione subordinata. Per cui mentre Curva corre il rischio di entrare nel conformismo o nel quieto vivere, poiché si nutre del sostegno del sentimento altrui, la personalità Angolosa, radicandosi in se stessa, è capace di tollerare l’emarginazione sociale che deriva dalla rottura degli schemi comportamentali o ideologici socialmente approvati. Si tratta anche di una diversa modalità di conoscenza derivante dal fatto che più la scrittura è angolosa, maggiore è il piacere che deriva dallo scontro, in quanto grazie al contrasto la personalità mette a fuoco se stessa e i suoi talenti.

Oltre a queste considerazioni generali, Moretti entra più in profondità nell’analisi del movimento egoistico individuando all’interno dello stesso due specifiche componenti.

La prima è data dalla reattività, intesa come quella spinta ad aggredire gli ostacoli, misurabile tramite il segno Angoli A. Corrisponde al livello di sensibilità del sistema rivolto a individuare le invasioni, che innesca la spinta a respingerle: più alta è la reattività, più immediata e violenta diventa la reazione messa in campo. L’altra componente è rappresentata dalla tenacia, intesa come capacità di non cedere di fronte agli ostacoli in modo che la personalità mantenga inalterati nel tempo i suoi obiettivi, senza che questi perdano di forza, pur in presenza di notevoli difficoltà materiali. Questa specifica tendenza viene misurata tramite gli Angoli B.

Le due azioni di difesa personale appena descritte, combinandosi insieme, forniscono alla personalità i mezzi per sviluppare se stessa in modo che resti distinta da ogni altra.

 

 

Scrittura: angoli A e angoli B

Fig. 7 – Scrittura con Angoli A e B

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La quantificazione dei due segni in entrambi i casi è piuttosto facile, in quanto si tratta di due movimenti molto visibili sul piano grafico, che non lasciano dubbi in merito alla loro presenza, ed hanno un solo significato, che non subisce sostanziali trasformazioni a seconda del contesto di appartenenza, come succede invece con Curva.

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Passiamo ora ad esaminare in dettaglio queste due forme istintive di difesa dell’Io, che il sentimento automaticamente mette in atto quando sente che i suoi confini vengono violati, esercitando un’azione difensiva basata sull’aggressione (Angoli A) e accentuando la resistenza per non essere privato di ciò a cui tiene (Angoli B). In questa prospettiva, è chiaro che gli angoli sono necessari per qualunque opera richieda una lotta costante e lunga; ma se questi superano una certa soglia, ostacolano la lucidità della coscienza e si traducono in una lotta continua per il trionfo dell’Io, anche contro ogni ragione.

 

(tratto dal cap. II del volume di prossima pubblicazione: Lidia Fogarolo, Tratti di personalità nella scrittura, Manuale di grafologia morettiana, EMP Collana Psicologia e Grafologia – Tutti i diritti riservati)