L’arte diplomatica: il segno grafologico Angoli C

Per comprendere le qualità che sono alla base dell’arte diplomatica è necessario partire dalla seguente constatazione: ogni volta che l’individuo si autorizza un’espressione troppo diretta del movimento egoistico provoca un’immediata reazione di chiusura negli altri, finalizzata alla protezione della loro individualità, intesa in senso materiale e psicologico. Il movimento angoloso, pertanto, anche se può raggiungere i suoi obiettivi facendo appello a motivazioni legate all’aggressività, e quindi alla paura, in modo che gli altri si pieghino agli interessi dell’Io, non potrà mai essere la carta vincente per ottenere collaborazione spontanea. Anzi il controllo dell’ambiente sociale per mezzo del movimento aggressivo richiede un’attenzione costante rivolta a verificare che i sottoposti non rispondano nello stesso modo, ribellandosi.

Considerato il fatto che la prima regola di base delle nostre democrazie, che riflette il nostro livello evolutivo, è data dal consenso sociale, oggi l’arte di governare, sia esso uno stato, un’azienda o anche una comunità, non può mettere in campo strumenti psicologicamente troppo rozzi. Quindi se da una parte è necessaria la capacità di perseguire con tenacia obiettivi ben precisi – che sono le doti legate all’angolo – nello stesso tempo colui che gestisce ogni forma di potere deve essere in grado di convincere in merito alla legittimità e all’auspicabilità di quanto proposto, in modo che le persone collaborino spontaneamente ad un punto tale, in certi contesti, da attivarsi fino al sacrificio per soddisfare bisogni altrui.

Queste considerazioni portarono Moretti ad individuare una terza modalità di scrittura angolosa, definita Angoli C, indice della capacità della personalità di manipolare individui, o gruppi di individui, al fine di raggiungere i suoi scopi. Si tratta di una strategia comportamentale che non ha nulla a che fare con l’egoismo manifesto, perché si basa su un movimento di adattamento apparente, quando in realtà lo scopo è quello di “portare il trionfo della propria volontà”. (51) Già da questa prima definizione si deduce che siamo di fronte ad un’abilità psicologica che pochi individui padroneggiano realmente e da cui è assai difficile difendersi perché è una tendenza artistica spontanea dotata di notevole potere di fascinazione.

Grafologicamente è un segno assai complesso, in quanto non è indice di uno specifico movimento della psiche, come nel caso di Angoli A e Angoli B, ma rappresenta la risultante di una serie di tendenze che, per raggiungere l’arte del savoir-faire, devono lavorare in perfetta armonia.

Sul piano grafico il primo requisito è dato dalla presenza di Angoli A e B smussati, poiché la personalità deve sentire la spinta all’emulazione e alla lotta, ma non esserne travolta, in modo da mantenere un certo livello di padronanza e di libertà di azione rispetto al movimento egoistico che vuole attuare. Ricordiamo, inoltre, che un movimento egoistico poco appariscente consente di procedere a proprio vantaggio senza suscitare eccessive reazioni di difesa e di allarmismo dall’altra parte. Per questo Moretti scrive che “il segno grafologico del saper fare consiste nel segno stesso del risentimento e della tenacia regolati da mano maestra, perché diano quel rendimento che scaturisce da una norma voluta”. (52)

Questa insistenza nel sottolineare la necessità di contenere l’egoismo più manifesto è completata dal secondo requisito che prevede una “Scrittura con risvolti curvi ai vertici almeno inferiori. Questi risvolti si cercano in tutte le lettere” (53), perché “la benevolenza è quella che attira e soggioga” (54) Queste due prime indicazioni qualificano un savoir faire di base frequentemente diffuso: tramite il movimento di relazione, dato dai risvolti curvi ai vertici inferiori, si penetra nel sentimento altrui, mantenendo nello stesso tempo alcuni punti fermi. Quindi in questo modo è garantita la capacità di insinuazione, più o meno dolce, come pure la malleabilità nella presentazione delle proprie esigenze per renderle più accettabili; ma non vi è traccia della manipolazione vera e propria. Con questi due primi requisiti, il segno si mantiene su valori non superiori ai 5/10.

Fig. 20 – scrittura con 5/10 di Angoli C

.

È solo il terzo requisito che, combinandosi con i due precedenti, qualifica il segno Angoli C sopra media: la scrittura deve presentare “Flessioni e intrecci artistici sparsi qua e là, compresi i ricci purché non siamo esagerati, cioè tutto quello che costituisce ornamento.” (55) A questo punto il segno entra nel significato di manipolazione, scaltrezza, “smistamento per tirar fuori quello che è necessario secondo la necessità e l’opportunità.” (56) L’immagine è quella del prestigiatore che, a seconda del numero che deve eseguire, estrae e valorizza diversi oggetti, che magari in sé non significano nulla, ma esposti in quella particolare circostanza, o secondo un determinato ordine, tendono a confermare il punto di vista soggettivo. Per questo “gli Angoli C comportano sempre qualche cosa di ingannevole, benché l’inganno possa essere soltanto soggettivo, cioè possa contenere soltanto l’arte di rendere accettabile la verità” (57); “Abusando va a finire nell’opportunismo, nell’ipocrisia, nel giocare sulla ingenuità altrui, nella menzogna accomodata.” (58) Detto in poche parole, equivale a “Fare il diplomatico in tutto.” (59)

La tendenza alla falsificazione data dalla presenza di flessioni e intrecci artistici viene ulteriormente potenziata da altre due particolarità, che assumono il valore di quarto e quinto requisito: la presenza di angoli appuntiti nelle parti accessorie di ogni lettera, in quanto “il saper fare importa che qualche volta chi ne è munito da natura, sappia risentirsi anche oltre la giusta misura per far colpo e ottenere lo scopo prefisso. Questi appuntimenti però debbono essere sparsi qua e là, perché colui che sa fare, dopo il risentimento deve saper prendere il suo modo ordinario di fare” (60); e infine “Fluidità della scrittura” (61) in quanto il complesso delle qualità considerate raggiunge la sua efficacia solo nella piena spontaneità e naturalezza del movimento.

Vediamo i primi 4 requisiti indicati da Moretti nel Trattato.

Fig. 21 – scrittura con Angoli C su valori elevati

.

Per quanto riguarda la graduazione del segno, in presenza dei due primi requisiti il segno non può superare i 5/10, con il valore psicologico di base già indicato. Mentre se si avverano le flessioni e gli intrecci artistici “ritieni pure l’angolo C munito di almeno 7/10, molto più se questi intrecci e flessioni vanno insieme con una scrittura fluida.” (63) Determinante risulta anche la valutazione dell’angolosità diffusa del movimento, perché se gli intrecci e le flessioni artistiche si avverano in un contesto prevalentemente curvilineo, resta confermato il significato di arte della presentazione, ma non quello di egoismo se non in un’accezione del termine molto blanda: equivale alla capacità di cambiare le carte in tavola con disinvoltura, di non fare una cosa se uno non ne ha voglia senza mettere in campo un rifiuto diretto, alla capacità di mettere in imbarazzo, ecc.

Fig. 22 – Il segno Angoli C: arte della presentazione (ma non di egoismo per mancanza di angolosità diffusa)

.

Fig. 23 – il segno Angoli C sui 7/10 perché la scrittura ha gli intrecci artistici, presenta numerose angolosità diffuse ed è piuttosto fluida (dal Trattato di Moretti)

.

Solo l’avveramento di tutti e 5 i requisiti porta il segno alla massima intensità, cosa impossibile da ottenere in quanto appena il movimento tende ad esprimere una maggiore attenzione nei confronti delle esigenze dell’Io sotto forma di piccole angolosità diffuse, l’egoismo diventa più manifesto, e quindi allerta i sistemi difensivi di coloro che dovrebbero essere oggetto di manipolazione.

Moretti sottolinea più volte la differenza esistente tra il segno Angoli C, indice di psicologia del saper fare, da quella che è la capacità di penetrazione psicologica indicata dal segno Sinuosa, come vedremo più avanti. Chi ha l’Angolo C possiede le doti dello psicologo pratico, in quanto il suo scopo è quello di agganciare il singolo individuo, o anche l’anima collettiva di una folla, per manipolarli a suo vantaggio, e in questo è guidato da un fiuto particolare. Ad esempio, “Colui che sa fare si presenta con un portamento umile o imperioso secondo il bisogno” (65) perché a volte, per arrivare alla vittoria sugli altri, è necessario mostrare un totale disinteresse materiale.

Il segno, se supera i 5/10, indica una tendenza psicologicamente molto complessa e sempre in azione. Coloro che ne sono dotati non trovano mai riposo: “Nel parlare sono sempre guardinghi e pronunciano le parole con doppio senso. Interrogano per confondere, per compromettere, per carpire un segreto. Combattono girando, mai di fronte.” (66) Sopra media, è un tratto di personalità che “Tende ad intaccare tutte le qualità dell’intelletto e della volontà riducendole a mezzi per ottenere lo scopo”, (67) finendo per rendere il soggetto troppo interessato materialmente. Per queste ragioni, gli Angoli C non appartengono né alla scienza né all’arte, ma diventano un requisito piuttosto importante in tutti quei settori dove si richiedono capacità diplomatiche. Che cosa si debba intendere esattamente per ‘diplomazia’ e quanto complessi e raffinati possano essere i movimenti che la compongono, emerge da questa dettagliata descrizione di Moretti: “Gli Angoli C sono, in certo qual modo, la scaltrezza, la furberia della presentazione, della manipolazione, della macchinazione delle facoltà e delle attività umane per adattarsi apparentemente alle scontrosità irragionevoli, per secondare – apparentemente o no poco importa – la buona fede del prossimo, per rendere accettabile l’oggettività scabrosa, difficile, inaccettabile, per sorprendere l’avversario con argomenti ad hominem, per illustrare e rendere lucente ciò che per se stesso è oscuro, per rendere oscuro ciò che per se stesso è lucente, per manipolare reclamisticamente in senso positivo o negativo quello su cui il pubblico pone l’attenzione per giudicare sulla sua bontà o sulla sua deficienza.” (68) È chiaro che colui che dispone spontaneamente di un tale armamentario, molto difficilmente potrà non metterlo in campo.

In sintesi, il significato basilare del segno ruota intorno alle “facoltà artistiche dell’adattamento, sia pure apparente, per poter conquidere e condurre dalla propria parte gli uomini e le cose.” (69) Entro i 5/10 è un segno piuttosto comune perché quasi tutti dispongono di una certa dose di efficacia nell’azione pratica, e questa è garantita anche dalla semplice combinazione dei segni Fluida/Angoli smussati. Mentre ciò che qualifica in modo differenziale il segno Angoli C sono i requisiti grafici dati dall’intreccio artistico e dall’angolosità diffusa.

Oltre alla diversa combinazione dei 5 requisiti di base, ciò che caratterizza la tendenza è anche il contesto grafico in cui si avvera. Ad esempio se le larghezze sono contenute, la personalità è attratta da obiettivi più materiali, e quindi può facilmente mettere in campo la sua abilità nel commercio, sotto forma di arte della presentazione.

 

Fig. 24 – il segno Angoli C come attitudine per il commercio

.

Mentre in presenza di orizzonti mentali più ampi (triplice larghezza sopra media), il segno indica predisposizione per compiti diplomatici ad alto livello.

Fig. 25 – Il segno Angoli C come attitudine per compiti di alta diplomazia: Papa Giovanni XXIII

.

Può sorprendere il giudizio di ‘diplomatico’ applicato ad un pontefice che è passato alla storia coma il ‘papa buono’, vale a dire per aspetti maggiormente legati ad un sentimento senz’altro benevolo, ma anche ingenuo. L’equivoco è talmente radicato da essere basato su giudizi storici importanti, e pur tuttavia inesatti. Papa Giovanni XXIII risulta inequivocabilmente un uomo profondamente raffinato, elegante, capace di compiti di alta diplomazia e di lungimiranza di vedute; i suoi discorsi non solo non erano ‘spontanei’, vale a dire provenienti dall’espressione genericamente benevola tipica del segno Curva, ma al contrario miravano ad ottenere un effetto ben preciso, ad un punto tale che riascoltando oggi il suo famoso commiato, “Cari figlioli, tornando a casa troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: ‘Questa è la carezza del Papa’ ”, frase che suscitò l’entusiasmo della folla, possiamo considerarlo come una prova della sua notevole capacità oratoria. In ogni caso, una personalità che non fosse stata dotata di un’altissima disposizione alla diplomazia, ma solo di un cuore buono, non sarebbe stata in grado di portare a compimento un’impresa di conciliazione così complessa quale quella rappresentata dal Concilio Vaticano II.

.

(tratto dal cap. II del volume di prossima pubblicazione: Lidia Fogarolo, Tratti di personalità nella scrittura, Manuale di grafologia morettiana, EMP Collana Psicologia e Grafologia – Tutti i diritti riservati)