Come la personalità può inibire o potenziare il processo creativo

Abbiamo già visto che il pensiero intuitivo viene automaticamente innescato di fronte ad ogni situazione vissuta come problematica. La risposta creativa è, quindi, del tutto spontanea.

Però è stato ampiamente dimostrato, a livello psicologico, che la creatività è una funzione estremamente complessa che deve essere, innanzitutto, permessa o autorizzata dall’io cosciente. È necessaria, cioè, una struttura di personalità che sia in grado di ammettere di non avere tutte le risposte e conseguentemente di tollerare l’incertezza: in poche parole, la mente deve avere la capacità di riconoscere di essere di fronte ad un problema, vale a dire in un momento di crisi, di mancanza di certezze. Questo è il prerequisito indispensabile affinché possano germogliare nuove idee, e quindi si attivi il processo creativo.

Tuttavia la semplice ammissione di non sapere può essere un fattore di stress per la personalità, che ama le situazioni definite e prevedibili in quanto sinonimi di sicurezza, soprattutto quando la sfida cognitiva viene avvertita come eccessiva. È noto il fatto che ogni personalità accetterà volentieri di ammettere di non sapere solo se non sente coinvolta in questa ammissione la struttura complessiva dell’io o parti importanti di essa.

Se la personalità avverte insicurezza, confusione o attacco rispetto a ciò che ritiene centrale e indispensabile per la sua sicurezza e irrinunciabile alla sua immagine, entrerà in massicci comportamenti di difesa delle strutture consolidate dell’io, siano esse relative al campo cognitivo, affettivo o di “valore”. Quindi tenderà a negare l’esistenza di problemi, sia sotto forma di rimozione che di percezione selettiva degli stimoli, impedendo l’accesso a quelli ritenuti pericolosi.

Al contrario la personalità accetta facilmente di riconoscere il momento di crisi, e di successiva interrogazione creativa, se si tratta di aspetti più circostanziati; per fare un esempio limite, è chiaro che è più facile, ed è perfino divertente, ammettere di essere in crisi risolvendo un cruciverba, che rispetto ai valori centrali della nostra vita.

Questo per capire perché non è sempre facile ammettere a se stessi di essere in crisi, o di non sapere; e quindi questa incapacità può scalzare proprio il primo passo, quello che abbiamo definito il prerequisito, che permette al processo creativo di scorrere.

Passando al momento successivo relativo all’interrogazione, a questo punto compare un’altra fase delicata che può essere ostacolata da una serie di strategie sbagliate messe in atto dalla personalità, quali: l’impiego di uno sforzo eccessivo, un atteggiamento troppo finalizzato al raggiungimento di uno scopo specifico, un aumento generale dello stress o dell’ansia, sono tutti elementi controproducenti perché attivano strategie comportamentali eccessivamente focalizzate, che annullano la visione completa della situazione. Quindi non permettono, proprio a livello percettivo, di cogliere tutti gli elementi presenti nel campo di osservazione e successivamente non permettono quel delicato movimento di sospensione in attesa che gli elementi percepiti si fondano in una nuova struttura.

Ogni volta che la personalità si trova a vivere una situazione in cui si sente minacciata, giudicata, stressata o sottoposta ad eccessiva pressione, difficilmente si affida a modalità sottili intuitive, preferendo a queste modalità di pensiero già sperimentate, collaudate, in quanto – apparentemente – non comportano l’assunzione di nuovi rischi. Questa risposta è generalizzabile a tutte le situazioni che l’io vive come critiche e competitive, e se l’esperienza si protrae nel tempo crea un automatismo visibile nella scrittura. Quando dal punto di vista percettivo la personalità vede il mondo come un luogo essenzialmente pericoloso, inevitabilmente aumenta i comportamenti difensivi, o quanto meno quelli protettivi, diminuendo la disponibilità a sperimentare nuove soluzioni. In questo modo il pensiero necessariamente si sposta su binari più convenzionali e meno creativi.

Sintetizzando, la personalità può ostacolare il processo creativo:

  • sia negando che vi sia un problema, ed è il problema, come sottolineava Popper, che innesca il processo di ricerca;
  • sia irrigidendo il processo mentale subordinandolo ad un comportamento volitivo finalizzato, mentre il processo intuitivo e creativo avviene secondo un movimento libero da sforzo.

Dal punto di vista grafologico, è chiaro che mentre l’avveramento della combinazione necessaria al segno Disuguale metodicamente è in stretta relazione con il pensiero intuitivo e creativo, quando la personalità è particolarmente in crisi non si permette più questo movimento libero, ma vuole soluzioni precise, nette, vere una volta per sempre. Entra, così, in quello che in psicologia è definito comportamento dogmatico, conseguente all’irrigidimento della personalità che ha paura di perdere il controllo di sé e/o dell’ambiente intorno a sé, e per questo si attiene a regole esteriori (e interiori) codificate una volta per tutte e da applicare a tutte le situazioni. Esattamente il quadro di personalità rappresentata dal segno Uguale inteso come formazione reattiva difensiva.