Il ritmo

Perché il movimento crea sviluppo e identità psicologica

    La prima caratteristica che viene associata alla vita è senza dubbio il movimento: sia esso inteso come sviluppo condizionato dal patrimonio ereditario, o come apprendimento dovuto ad un processo di interazione con l’ambiente, il processo di maturazione individuale è strettamente legato alla capacità della personalità di muoversi – in senso fisico e psichico – da una situazione all’altra,  da un livello di comprensione ad uno conseguente.

    Il movimento, inteso come capacità di risposta a ciò che la vita ci mette di fronte, è una caratteristica individuale estremamente complessa, classificabile in base a criteri quantitativi e qualitativi molto articolati, che si combinano tra loro dando vita a quello che in grafologia viene chiamato ritmo grafico. Ad esempio il criterio quantitativo che risponde alla domanda “Quanto veloce è il movimento?”, necessita di una definizione qualitativa in grado di precisare se il movimento veloce sia anche organizzato, o al contrario risulti impaziente, instabile, destrutturato. Quindi numerosi criteri di valutazione devono integrarsi per individuare tipologia, struttura ed  efficienza del movimento analizzato.

    Bisogna considerare, inoltre, che il movimento ha una ripercussione diretta sulle principali componenti della personalità, in primo luogo quella intellettiva. Ad esempio il vecchio detto “Se faccio, capisco” riassume ciò che pensiamo del rapporto tra lo sviluppo mentale individuale e il movimento: la ricerca psicologica ha dimostrato in molti modi che l’intelligenza necessita di una serie di passaggi operativi, fatti di intensa manipolazione del mondo materiale, grazie alla quale il cervello raccoglie quelle informazioni di base che gli consentono di arrivare a creare le sue strutture concettuali. In altri termini è il movimento, sotto forma di sperimentazione, che mantiene il dialogo continuo tra l’Io pensante e il mondo esterno, ed è questa dualità che è alla base dello sviluppo mentale che ha creato quella rivoluzione scientifica ancora in atto. È chiaro, quindi, che un movimento lento fin dalla nascita crea minori opportunità di sviluppo per la personalità rispetto ad uno più veloce che sia anche strutturato; ed è altrettanto chiaro che lo svantaggio iniziale tende ad aumentare in maniera esponenziale nel corso dello sviluppo.

    Una limitazione del movimento, sia esso provocato da condizioni ambientali sfavorevoli, quali mancanza di adeguati stimoli, o da inibizioni affettive, o da una non meglio definibile ridotta disposizione interiore, crea non solo meno differenziazione mentale, ma anche una minore differenziazione del sentimento, vale a dire minori capacità empatiche, in quanto per comprendere i sentimenti altrui è necessaria una forma di identificazione, basata sulla capacità di tradurre le azioni viste all’esterno in qualcosa di simile a ciò che noi abbiamo sperimentato nella nostra vita. In modo uguale e contrario un eccesso di movimento, ad esempio quello che in psicologia viene definito comportamento iperattivo, non favorisce lo sviluppo intellettuale o affettivo perché viene ridotto il tempo di sedimentazione necessario affinché gli stimoli, e i movimenti conseguenti, possano essere trasformati in strutture conoscitive integrate.

    Pertanto ci troviamo di fronte ad una categoria che racchiude segni grafologici fondamentali per capire la psiche umana. La grafologia non potrebbe comprendere la personalità se non facesse appello agli indici in grado di quantificare e di definire qualitativamente il movimento che le appartiene. Trattandosi di una valutazione basilare non sorprenderà il fatto che ci troviamo ad esaminare un grande numero di segni, estremamente diversificati, e tutti con un impatto notevole sulla psiche.

    In linea generale, possiamo dire che nel sistema morettiano tutti i segni grafologici devono essere compresi e classificati sulla base del movimento che esprimono. Ad esempio il segno Sinuosa, indice sostanziale di insinuazione e di penetrazione nella psiche altrui, può essere correttamente attribuito solo se la scrittura in esame presenta un movimento spontaneo. La spontaneità, intesa come movimento che si svolge senza freni inibitori, senza fughe in avanti o rallentamenti, appartiene al segno Fluida, analizzato in questo capitolo, e costituisce una specie di prerequisito di base, senza il quale l’insinuazione non sarebbe possibile. Questo vale per tutti i segni grafologici morettiani, che devono essere colti nel loro significato dinamico.

    In questa sezione, però, il movimento non costituisce lo sfondo interpretativo, ma è l’oggetto principale di indagine che risponde alle seguenti domande: quanto veloce è questo movimento e – sempre tenendo presente la velocità come criterio distintivo – quali sono gli altri possibili criteri utilizzabili per descrivere in modo più appropriato l’esperienza individuale legata all’essere vivi e reattivi sul piano della Terra.

    Tenendo presente questa prospettiva di indagine, che è molto ambiziosa, presentiamo una serie complessa di indici grafologici volti a quantificare la velocità del movimento (Lenta-Calma-Veloce), a specificare la spontaneità dello stesso (Fluida-Stentata), l’indecisione che può esprimere (Titubante, Tentennante), l’irruenza che lo può caratterizzare (Scattante, Slanciata) o al contrario la ponderazione (Ponderata), l’eventuale bisogno di mostrarsi al mondo (Ardita, Solenne, Austera), le capacità conclusive che appartengono ad un movimento veloce integrato (Dinamica, Recisa) o disintegrato (Impaziente), e perfino un’eventuale tendenza all’affievolimento (segno Spadiforme). Non si tratta di un semplice elenco di qualità, perché la differenziazione psicologica messa in campo da Moretti consente di attribuire a questi segni la capacità di rilevare dei veri tratti di personalità che incidono a livello intellettivo e affettivo, fondendosi in un movimento unitario di espressione dell’Io nel mondo.