Criteri oggettivi di misurazione della velocità grafica

La scrittura appartiene ad una forma di comportamento espressivo che, pur se apparentemente statico, in quanto materializzato sul foglio, mantiene numerose caratteristiche che consentono di ricostruire la velocità iniziale di stesura. La capacità di effettuare deduzioni di questo tipo appartiene a livello intuitivo a tutti, nel senso che è facilissimo distinguere, ad esempio, una scrittura calma da una veloce, o una impaziente da una ponderata. Mentre la capacità di entrare in distinzioni più sottili, quali quelle che separano, ad esempio, il segno Titubante dal segno Tentennante, e successivamente coglierne il preciso significato contestuale, richiede un lungo tirocinio.

Fig. 1 - Enrico Fermi

Fig. 1 – Scrittura calma-ponderata: Enrico Fermi

Fig. 2 - Napoleone Bonaparte

Fig. 2 – Scrittura veloce-impaziente: Napoleone Bonaparte

Senza alcun dubbio si tratta della categoria segnica in assoluto più difficile da imparare, anche perché è soggetta, inevitabilmente, ad una distorsione soggettiva che dipende dalle caratteristiche psicologiche dell’osservatore. A questo proposito l’esempio classico è quello del confine tra il segno Calma e il segno Lenta, che può spostarsi di parecchio a seconda del margine di tolleranza individuale: per una personalità dominata dal segno Slanciata, anche il segno Calma può essere sfinente, molto prima che questo entri nella lentezza vera e propria.

Va detto, però, che alcune difficoltà interpretative possono essere superate facendo riferimento agli studi sperimentali sulla velocità grafica condotti da numerosi autori, al fine di evidenziare le costanti che regolano i rapporti tra forme grafiche e velocità del movimento scrittorio. Tali ricerche, utilizzate soprattutto in campo peritale in quanto sono rivolte a individuare, ad esempio, la differenza tra movimento grafico spontaneo e scrittura artificiosa, hanno permesso di giungere alla enunciazione di significative leggi di fisica e fisiologia scritturale che consentono al grafologo di cogliere la tipologia del movimento grafico facendo riferimento a principi interpretativi oggettivi. Grazie soprattutto alla cinematografia, l’atto grafico è stato scomposto nei suoi movimenti costitutivi di base per arrivare a definire il potenziale di rapidità e di lentezza individuale in modo univoco. Il grafologo italiano Bruno Vettorazzo ha riassunto la storia di queste scoperte in modo assai chiaro nel suo libro Metodologia della perizia grafica su base grafologica, a cui faccio riferimento per quanti sono interessati ad avere una visione più dettagliata dei problemi collegati ad una definizione rigorosa della velocità grafica, che investe in modo determinante molte problematiche relative alla verificazione di scritture private nei contenziosi civili. In questa sede mi limito a riassumere i principi applicabili nell’ambito della grafologia come strumento di indagine della personalità, nel tentativo di fornire dei criteri oggettivi che ci consentano di comprendere il rapporto tra forma e movimento.

In primo luogo abbiamo la fondamentale precisazione messa in campo da Robert Saudek, secondo la quale “Ogni angolo richiede un’interruzione del gesto, una pausa, seguita da una ripresa dell’atto grafico. Questa interruzione e questa pausa, che implicano naturalmente un rallentamento della velocità grafica, possono essere evitati soltanto discostandosi dal modello nei punti in cui questo richiede degli angoli e sostituendoli con delle curve.” (53). Questo enunciato porta a concludere che le grafie caratterizzate da uno scorrimento rapido preferiscono i collegamenti curvi. A livello grafologico tale distinzione ha immediate ripercussioni nella definizione delle caratteristiche portanti che qualificano un movimento spontaneo: la spontaneità, intesa come capacità di far fluire all’esterno la propria interiorità in un movimento libero, senza strozzature o passaggi bruschi, implica una scrittura sostanzialmente curvilinea, che tollera solo l’eventuale presenza degli Angoli A e B entro i 5/10. Al contrario la presenza continua di grandi o piccole angolosità crea un movimento grafico continuamente sottoposto a interruzioni, per quanto lievi esse siano, che corrisponde alla continua interruzione del movimento psichico. Alla base di questa distinzione, basilare in grafologia, troviamo i segni Fluida e Stentata, presentati in questo capitolo, indici rispettivamente di spontaneità e inceppamento nel movimento espressivo. È una distinzione fondamentale, che contiene anche importanti implicazioni evolutive connesse al genere, in quanto non vi è dubbio che fin dai primi anni di scuola si crea una differenziazione tra le scritture femminili, che presentano una distribuzione piuttosto omogenea intorno al segno Fluida, e le scritture maschili che evidenziano con una discreta frequenza indici di stentatezza grafica.

Se invece vogliamo identificare le caratteristiche strutturali di un movimento che sia non solo spontaneo, ma anche veloce, bisogna considerare che l’accelerazione comporta, inevitabilmente, l’avveramento dei seguenti indici: semplificazioni ed accorciamenti del percorso grafico, slancio nelle lunghezze, maggiore coesione, maggiore dilatazione orizzontale, riduzione della cura delle forme. Uno dei principi interpretativi di base è il seguente: “Poiché la velocità aumenta la spinta destrorsa, deve aumentare la vezione destra … , ciò che causa un allargamento letterale (tipica la  ‘n, m’ che vengono stirate).” (Vettorazzo, p. 49) Senza queste caratteristiche grafiche concretamente rilevabili nel foglio, non sarà possibile attribuire ad una scrittura il segno Veloce. Anche l’inclinazione grafica viene valutata prima di attribuire il segno Veloce, dato che “la grafia veloce aumenta il grado di coricamento a destra” e che “la pendenza, accanto alla larghezza ed amplificazione, si manifesta nei momenti di maggior comunicativa e apertura.” (Vettorazzo, p. 39) Altro indice oggettivo di una scrittura veloce è il seguente: “Occorre più tempo per scrivere un punto che per tracciare un tratto breve, per esempio una virgola … Ecco perché in una grafia veloce si notano sempre dei punti che sono scritti come se fossero degli accenti”. (V, p.44)

Teniamo presente, infine, che la gradazione in decimi di numerosi segni che fanno parte del metodo morettiano attinge in modo implicito agli studi sul rapporto tra forma e movimento. Ad esempio la seguente considerazione: “Si traccia con maggior facilità e velocità la scrittura coricata a destra (55-75 gradi) che quella rivoltata a sinistra” (V. p. 44), pur non conosciuta nelle sue implicazioni sperimentali da Moretti, lo ha portato intuitivamente a porre regole diverse nel misurare l’inclinazione del movimento Pendente e l’inclinazione del movimento che appartiene al segno Rovesciata: basandosi sull’assunto che l’inclinazione grafica a sinistra è più difficoltosa da fare, il valore del segno Rovesciata aumenta di un terzo rispetto ad un’analoga inclinazione a destra.

Estremamente interessante è anche la seguente risultante sperimentale: “la velocità media può essere pari fra due soggetti, a prescindere dalla loro coesione strutturale.” (Vettorazzo, p. 49) In altri termini, lo stacco non necessariamente diminuisce la velocità grafica complessiva, come è ampiamente dimostrato nella pratica: esistono scritture staccate lente e scritture staccate scritte con una notevole velocità esecutiva; anche se, per le ragioni esposte sopra, il segno Veloce per avverarsi esclude la presenza del segno Staccata.

Oltre alle difficoltà legate alla misurazione oggettiva della categoria segnica riferita al movimento, esiste anche la difficoltà dovuta al fatto di reperire un campione grafico che rifletta effettivamente il dinamismo interiore dello scrivente. Il problema non si presenta con soggetti che hanno variazioni minime imputabili all’umore e/o alle diverse circostanze redattive; mentre è di estrema importanza quando si deve impostare l’analisi grafologica di soggetti che manifestano un campo di variabilità molto esteso. In quest’ultimo caso le indicazioni generali sono le seguenti: in primo luogo vanno esclusi gli scritti in cui la velocità è stata forzata per eccesso, come succede ad esempio quando si prendono appunti, o è stato imposto un ritmo dall’esterno, come succede quando si scrive sotto dettatura. La velocità deve essere quella sentita come naturale dal soggetto, non legata né a preoccupazioni di leggibilità o di bella scrittura, né alla fretta.

Il movimento espresso dalla scrittura, essendo determinante nella comprensione della personalità, non va trattato a livello statistico in quanto tutto il campo di variabilità è di estremo interesse per cogliere l’individualità grafica in esame. Ad esempio, di fronte ad un movimento scrittorio frenetico, va ricercata l’eventuale capacità di tenuta di un ritmo più controllato, o più composto, che indica che la personalità, pur procedendo ad una velocità elevata in tutto ciò che la riguarda, è comunque capace di adattarsi ad un movimento diverso, quando richiesto a livello sociale. Mentre se tale margine di adattamento non compare, è chiaro che si è di fronte ad una impossibilità soggettiva. Il dato è di estrema importanza, nel definire, ad esempio, alcuni casi di disadattamento scolastico o sociale.

Al contrario, di fronte ad una scrittura che denota un elevato grado di preoccupazione per le esteriorità, e quindi un conseguente rallentamento grafico, va ricercata la possibile esistenza di una scrittura intima, normalmente non esibita all’esterno, che presenti una maggiore spontaneità. Se invece la maschera sociale è diventata così stabilizzata da essere l’unica modalità di canalizzazione e di espressione delle energie psichiche, si ha un’ulteriore conferma del bisogno che ha la personalità di mantenere una notevole distanza dalla propria interiorità; il controllo esteriore imposto dall’Io conseguentemente è sempre alto, in tutte le circostanze, anche intime.

Le variazioni individuali rispetto al movimento, siano esse collocate nel tempo in una visione evolutiva o involutiva della personalità, o come aspetti coesistenti nel qui e ora, sono gli indici più sottili a disposizione del grafologo per cogliere la personalità nel suo dinamismo interiore, quindi nel suo aspetto più autentico, perché maggiormente collegato alla vita, che è movimento.

Va ricordato, infine, che le grandi direttrici del movimento sono due: la paura, che crea le infinite variazioni della chiusura, e l’amore, inteso come passione, curiosità, piacere, che crea le infine variazioni dell’apertura.