Il movimento consapevole: il segno Ponderata

Dal punto di vista psicologico, esistono diversi quadri di personalità che sostengono la tendenza a mettere in atto solo quei comportamenti che la parte più razionale dell’Io ritiene idonei, giusti o necessari. Ad esempio le scritture chiare, omogenee nel calibro e nelle larghezze, contenute nello slancio e nei ricci, prive di intozzature, denotano una personalità che, mancando di spinte istintuali decise, può facilmente credere di non essere attraversata da forze irrazionali, di qualsiasi natura esse siano. In assenza di emotività, di intuito rapido o di quella imprevedibilità che deriva da ogni forma di disuguaglianza, appare plausibile l’idea che sia possibile dirigere gli eventi tramite un movimento cauto e privo di lati oscuri. Però questa struttura di personalità facilmente eccede nel razionalismo, che è tutt’altra cosa della ponderazione, in quanto tende a negare delle realtà oggettive (la passione, l’emozione) di cui sta semplicemente ignorando il potenziale dinamico.

Il segno Ponderata, di cui parliamo ora, si riferisce ad un altro movimento consapevole, che non ha nulla a che fare con il semplice razionalismo, perché non è necessariamente legato alla mancanza di vivacità interiore. In questo caso l’eventuale ricchezza emotiva e intuitiva che può caratterizzare una personalità viene comunque autorizzata ad entrare a livello di consapevolezza, ed è solo l’azione finale che viene posta sotto il controllo della ragione. La differenza tra questi due quadri di personalità è del tutto sostanziale, in quanto nel primo caso siamo di fronte ad un oscuramento di una parte del reale, con tutte le inevitabili ripercussioni psicologiche che questo comporta: visione selettiva, cecità nei confronti di alcune forze che reggono il mondo, compensazione esteriore di quella che è una vera e propria carenza interiore. Mentre il segno Ponderata non si regge su un oscuramento, ma sul desiderio di restare di fronte alla complessità delle forze che reggono il mondo in modo da far evaporare le passioni più superficiali e confrontarsi con quelle sostanziali tramite il potere della mente razionale, impersonale, astratta, logica, vale a dire tramite quelle qualità che nei secoli hanno fatto la nobiltà dell’uomo, anche in senso etico. Come scrive Luisetto, “La ponderazione, questa magnifica qualità d’ammirazione, a cui p. Moretti dava un’enorme importanza … insegna a diffidare del semplicismo del sentimento che crede tutto facile, che confida di tutto potere e di aggiustare qualunque fenomeno di conflitto. (76)

Per comprendere il segno nei suoi requisiti grafologici, bisogna partire dal suo significato psicologico, che ruota intorno ad una passione predominante ben precisa: il desiderio di essere totalmente oggettivi. Per fare questo non basta la semplice disposizione alla chiarezza mentale, o l’assenza di spinte emotive o impulsive, ma è necessario in primo luogo che si avverino i segni legati all’equilibrio intellettivo: larghezza di lettere sopra media, per la profondità dell’intelligenza, proporzionale alla larghezza tra parole, per la disposizione alla critica (ad esempio 6/10 di uno e 6/10 dell’altro); mentre la larghezza tra lettere deve ruotare intorno ai 5/10, poiché è questo il grado che indica l’equità del sentimento. In altri termini, la combinazione di base per il segno Ponderata è quella della Triplice larghezza equilibrata sopra media.

Fig. 1 – scrittura Ponderata-Calma: la scrittrice Pearl Buck

Teniamo presente che per avere la vera ponderazione nel senso prima specificato non è sufficiente la triplice larghezza, per quanto equilibrata e sopra media essa possa essere. L’equilibrio intellettivo è la prima condizione che garantisce il potenziale effettivo di una mente, a cui devono aggiungersi altri segni che indichino la tendenza ad attuare questa disposizione nella pratica: un sentimento tenacemente attaccato all’oggettività, che non si faccia influenzare dalle suggestioni e che non demorda per stanchezza. Quindi ci vuole un temperamento di resistenza. Per questo Moretti precisa quanto segue: “La ponderazione è una specie di discriminazione tra quello che il soggetto deve o può ammettere e quello che non deve o non può ammettere; per questo il movimento della ponderazione è a forma angolosa, dovendo in certo modo ammettere dei puntelli, degli arresti per non sottoporre l’Io alle influenze che lo possono rendere succube.”    (77)

È un segno sostanziale dell’intelligenza e del sentimento, indice di ponderazione oggettiva, di circospezione, di discernimento. Per questo la scrittura non deve avere nulla di pedante o di eccessivamente tecnico, altrimenti la comprensione risulterebbe limitata; e non deve essere nemmeno troppo rallentata dall’indecisione o dalla stentatezza, in quanto la ponderazione sconfinerebbe nel dubbio irrisolto o nella diffidenza precauzionale. Da escludere, inoltre, qualsiasi eccesso di generosità o di tirchieria, in quanto l’oggettività non sarebbe più tale. Infatti, secondo le indicazioni date da Moretti, per essere totalmente oggettivi è necessario saper “pesare e misurare oggettivamente la sostanza delle cose, i contorni, le circostanze che possono dare alla cosa medesima una natura diversa o modificata.” (78) In questa prospettiva anche una certa disposizione alla psicologia diventa necessaria per la comprensione oggettiva degli eventi in gioco.

La graduazione del segno è direttamente proporzionale all’intensità della larghezza di lettere e tra parole: secondo le indicazioni date nel Trattato, 10/10 di entrambe porterebbero 10/10 del segno Ponderata, un valore chiaramente impossibile da riscontrare nella pratica.

Per quanto riguarda il contesto grafico, il segno non è incompatibile con una certa irrequietezza interiore, che deve però essere posta sotto il controllo ultimo della mente ponderata; non può però avere quegli slanci che estendono esageratamente il movimento grafico in orizzontale, perché porterebbero il soggetto fuori dall’oggettività.

Fig. 2 – Scrittura Ponderata in un contesto di slancio esecutivo: lo scrittore A. J. Cronin

Il segno è incompatibile, invece, con la calma eccessiva, nel senso che la ponderazione non può avere alcun legame con la semplice “pigrizia” o la “noncuranza”, ma è “quella calma che ha bisogno di un certo sforzo per mantenersi tale, che, cioè, misura e sa valutare le diverse difficoltà al raggiungimento di un fine e si pone ad eliminarle con pacatezza ad una ad una, fino ad averle tutte allontanate” (79)

Teniamo presente, infine, che la disposizione alla ponderazione oggettiva crea nel tempo un pessimismo di fondo – in modo esattamente contrario a quello che succede quando la personalità è dominata dal segno Slanciata – in quanto ragionando su tutto non si può che vedere l’enormità dei limiti che caratterizzano la condizione umana. Per questo il segno ha bisogno di un’apertura che sganci la psiche dal controllo totale della mente razionale, per quanto oggettiva essa possa essere.