L’indecisione come dubbio interiore irrisolto: i segni Titubante e Tentennante

Per capire da dove può avere origine l’indecisione, bisogna tener presente il fatto che la capacità di prendere decisioni è un’attività molto complessa in quanto richiede la fusione tra le spinte provenienti da due diversi regni della personalità: c’è la parte emotiva, che ha l’importantissima funzione di attribuire un valore di attrazione, repulsione o indifferenza nei confronti di ciò che arriva dal mondo esterno; e c’è il regno della mente, che ha il compito di decidere se una certa meta che attrae è pericolosa o indesiderabile nei suoi effetti, oltre che coerente con la personalità vista nel suo complesso. Sappiamo tutti per esperienza diretta quanto sia difficile integrare i giudizi che derivano da queste due parti dell’Io, e quanto può essere intenso, a volte, il conflitto. Infatti, dal punto di vista della mente ci possono essere desideri profondi o repulsioni che a rigor di logica semplicemente non dovrebbero esserci, mentre di fatto ci sono; oppure a livello razionale la personalità può cercare di imporsi dei comportamenti, perché li ritiene giusti, mentre un’altra parte di sé li invalida totalmente.

Questo dialogo delle voci, però, è viziato dal fatto che a livello psicologico la mente razionale e il corpo emotivo, inteso come nucleo motivazionale dell’Io (quello che Moretti chiamava ‘sentimento’), non hanno assolutamente lo stesso peso a livello decisionale, dato che la parte emotiva è più attrezzata, anche a livello inconscio, per portare la personalità esattamente dove vuole andare il desiderio.

I due segni che andremo ad esaminare ora segnalano la presenza di una difficoltà nel prendere decisioni che apparentemente non parte dal classico conflitto tra ciò che può volere il sentimento e ciò che pensa la ragione, e nemmeno è dovuta ad una mente troppo esigente di spiegazioni, come accade ad esempio quando la larghezza tra parole è eccessiva. In questo caso vediamo, invece, cosa succede quando il dubbio appartiene al sentimento perché non sa capire cosa gli piace esattamente, vale a dire non riesce a vedere – con quella chiarezza o intensità necessarie per poi agire in modo corrispondente – quali sono gli aspetti del mondo che lo attirano come una calamita e quali sono, invece, quelli che assolutamente lo respingono. Conseguentemente l’azione è paralizzata dal dubbio interiore o resa inefficace perché eccessivamente volubile nelle motivazioni di fondo.

In questo caso proprio il fatto che l’indecisione provenga totalmente dal piano affettivo rende del tutto inutili le tradizionali strategie utilizzate di norma per risolvere i conflitti interiori, quali aumentare il tempo dedicato alla ponderazione in modo da diminuire la dissonanza cognitiva avvertita, o valutare attentamente i pro e i contro presenti in una situazione per cogliere le possibilità di avveramento di un desiderio, perché il problema non è lì. A parte il fatto che nessuno può prendere una decisione che sia veramente significativa nella sua vita tramite procedimenti razionalistici di questo tipo, in questo caso la strategia rivela subito la sua inutilità perché confonde ancora di più la personalità. In realtà è solo collegandosi con il nucleo interiore, fatto di emozioni ben precise che devono essere riconosciute, che è possibile creare continuità di azione e soddisfazione personale, perché equivale all’espressione della propria unicità. Mentre nei due segni che andiamo ad esaminare ora la difficoltà è proprio quella di identificare con chiarezza i propri sentimenti.

Questa difficoltà nella scrittura è visibile in due movimenti grafici distinti, che indicano due diverse cause di indecisione.

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1.    La prima forma di indecisione è quella causata dal dubbio interiore irrisolto: anche se la personalità avrebbe tutte le ragioni per decidersi, non riesce a farlo perché è attanagliata dalla paura di sbagliare movimento. Dal punto di vista grafologico, richiede come prerequisito per il suo avveramento una velocità di estrinsecazione sotto media che esclude ogni forma di slancio interiore o di espressione libera; e come caratteristica sostanziale la presenza di un particolare movimento di raggomitolamento, inteso come una forma di autoprotezione basata sul creare un basso profilo di sé perché si ha paura del mondo.

Le due caratteristiche danno vita al segno Titubante.

scrittura Titubante (D, a. 17)

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2.    L’indecisione appartiene anche a quella forma di ondeggiamento del sentimento, che si riflette nella scrittura sotto forma di continue variazioni a gruppi dell’orientamento degli assi letterali. Sul piano psicologico indica volubilità nelle prese di posizione dovute al fatto che la personalità prova interessi deboli, che velocemente si spengono o si trasformano nel loro contrario, come pure opinioni che non si radicano nel tempo ma mutano continuamente. L’Io in qualche modo riconosce di essere in balia di un movimento interiore discontinuo, instabile, e questo determina scarsa fiducia nelle proprie risorse a causa di quella che viene percepita, correttamente, come debolezza di volontà.

Questo è il segno Tentennante.

scrittura Tentennante (U, a. 34)

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In entrambi i casi la personalità non si vive come qualcosa di stabile e ben strutturato, in grado di reggere gli urti del mondo; al contrario convive con una sensazione di mancanza di forza interiore, che può tentare di razionalizzare in vari modi.

Proprio basandoci sul fatto che questo tipo di indecisione appartiene al sentimento, e non alla mente, si comprende perché abbiamo parlato di dubbio interiore irrisolto: è il sentimento che non si percepisce né definito e né radicato, perché non parla con voce abbastanza chiara e decisa. Conseguentemente non c’è argomento razionale, per quanto documentato o oggettivo esso possa essere, in grado di creare al posto suo quel senso di identità su cui si basa la possibilità di muoversi con sicurezza nel mondo.