La direzione assiale: Sinuosa, Contorta, Parallela

Le basi psicologiche e neurologiche dell’empatia

Tra le numerosissime capacità a disposizione della personalità per mettersi in rapporto con il mondo – in modo che la realtà esterna possa trasmettere all’Io dei dati oggettivi, tali da rendere possibile la costruzione di un’immagine del mondo attendibile – l’empatia ha un posto riconosciuto come capacità in sé, diversa, ad esempio, da quella che è stata definita e analizzata precedentemente come intuizione, collegata al segno Disuguale metodicamente.
L’empatia viene definita a livello psicologico come la capacità di un essere umano di comprendere lo stato d’animo, i sentimenti e i pensieri di un’altra persona tramite un contatto emotivo diretto, o parzialmente mediato dagli schemi mentali e percettivi che appartengono a colui che mette in atto l’empatia. In questo senso differisce dalla compassione, che è maggiormente legata ad un senso di pena per la condizione umana, e anche dalla simpatia, che rappresenta il polo positivo che si oppone all’antipatia, in quanto – nella sua essenza – si limita a cogliere il vissuto interiore dell’altro tramite un processo di sintonizzazione emotiva. Questo processo di lettura, conseguentemente, non opera tramite il giudizio o il confronto esperienziale, dato che la personalità è concentrata su uno specifico evento psichico – l’esperienza soggettiva dell’altro – presente nel qui e ora. Il processo empatico, essendo maggiormente interessato a comprendere le ragioni individuali che sono a monte di ogni comportamento esteriore, si caratterizza proprio per il fatto di essere esente da valutazioni morali o critiche, perché si tratta di un’esperienza di contatto con il vissuto interiore altrui, quindi con una realtà psichica che contiene al suo interno motivazioni ben precise che non possono essere scalzate dal giudizio normativo, o da definizioni quali “giusto-sbagliato”.

Si tratta di un’abilità psichica estremamente complessa, di non facile identificazione nei suoi elementi costitutivi e conseguentemente di non facile misurazione, nonostante la sua presenza sia fondamentale nel determinare il livello di soddisfazione nei rapporti interpersonali e nello specifico in ogni relazione di cura: sia il medico che lo psicoterapeuta possono risalire a giudizi clinici significativi solo se sono in grado di comprendere i sentimenti e le sofferenze del paziente, incorporandoli nella costruzione di un processo terapeutico, senza essere sopraffatti dall’intensità della sofferenza eventualmente percepita. Data l’importanza di questa capacità psichica, sono state messe a punto numerose scale per la misurazione dell’empatia: a questo proposito sembra che oltre a migliori risultati terapeutici, e migliore soddisfazione del paziente, il livello più alto di empatia porti con sé anche minori contenziosi medico-legali tra medici e pazienti.

La ricerca psicologica sull’empatia è attualmente concorde nel riconoscere a tale capacità un duplice aspetto, cognitivo ed emozionale. Quando si sottolinea la componente cognitiva dell’empatia si fa riferimento alla capacità della personalità di sapersi decentrare, in modo da riuscire a vedere la situazione che l’altro sta vivendo dalla sua prospettiva: affinché sia possibile cogliere in che modo un altro soggetto percepisce il mondo, è necessario comprendere i suoi pensieri, le sue intenzioni, le sue emozioni in modo non approssimativo o generico, ma accurato. Ma pur senza sottovalutare l’importanza e la complessità della funzione cognitiva, è chiaro che l’empatia non sarebbe tale senza la componente affettiva, data dalla partecipazione allo stato emotivo dell’altro.

I due aspetti, quello della partecipazione emotiva (componente affettiva) e quello della comprensione del vissuto dell’altro (componente cognitiva) non sono considerati indipendenti tra loro in quanto – benché a livello concettuale sia possibile distinguere l’apporto di entrambi – stiamo parlando comunque di un’esperienza fortemente condizionata dall’attivazione emotiva.

Considerando la capacità di essere empatici una caratteristica di personalità che si sviluppa nel corso della vita, è implicita la conseguente possibilità di definirne gradi diversi lungo un continuum. Come sempre, la maggior parte dei casi presenta capacità intermedie, mentre gli individui eccessivamente empatici, come pure quelli mancanti di ogni capacità empatica, sono rari.

A questo punto, prima di passare alla proposta grafologica relativa alla misurazione di questo tratto di personalità, va detto che sempre di più si chiede alla psicologia di rendere conto di sé alla biologia, nel senso che per ogni realtà psichica vissuta si ritiene ragionevole supporre una base organica, non necessariamente che sia “causa” del fenomeno psichico, ma quanto meno che crei quel punto di incontro tra psiche e materia. I due diversi approcci diventano estremamente interessanti proprio quando pongono a confronto diretto la ricchezza dei dati che hanno raccolto, rispettando le proprie modalità di indagine.

Nel caso specifico per capire il motivo per cui l’empatia necessiti, per essere tale, di una componente affettiva, e non solo cognitiva, di enorme interesse risulta – a livello neurologico – la scoperta dei cosiddetti “neuroni specchio”. Benché questa scoperta sia al momento ancora in via di elaborazione teorica, è stata riconosciuta la sua importanza al fine di capire come avviene la comprensione del comportamento messo in atto dai nostri simili. In sintesi alcuni ricercatori italiani hanno individuato l’esistenza di una classe di neuroni che si attiva sia quando si compie un’azione, sia quando si osserva la stessa azione mentre è compiuta da altri. Questa scoperta ha permesso di dimostrare in che modo il cervello fa da mediatore nella comprensione intuitiva-analogica che è alla base dell’empatia, e che tale interazione non funziona tramite regole formali elaborate dalla mente, ma grazie all’esperienza corporea legata al movimento. I neuroni specchio, infatti, implicano l’esistenza di un meccanismo che consente di comprendere immediatamente il significato delle azioni altrui e persino delle intenzioni ad esse sottese senza porre in atto alcun tipo di ragionamento. Analogamente si è potuto dimostrare che negli esseri umani si attiva la medesima area cerebrale nel corso di un’emozione e osservando altre persone nel medesimo stato emozionale.

Il fascino di queste scoperte, a livello psicologico, è dato anche dall’aver evidenziato le ragioni della stretta corrispondenza che esiste tra azione e comprensione (il famoso detto per cui “se faccio, capisco”): per comprendere realmente il significato di un’azione altrui, è necessario poterla riprodurre internamente. Tramite questo processo apparentemente solo mentale, l’osservatore si mobilita per penetrare il mondo dell’altro in un processo non conscio, automatico e pre-linguistico di simulazione motoria che ci consente di comprendere il vissuto altrui, in quanto nel nostro cervello si attivano circuiti nervosi che richiamano analoghe azioni compiute da noi in passato. Anche quest’ultima precisazione appare molto importante in merito allo sviluppo emotivo della personalità: sembra che il “sistema specchio” entri in azione soltanto quando il soggetto osserva un comportamento che egli stesso ha posto in atto in precedenza, e questo giustifica l’aspetto evolutivo legato alle capacità empatiche della personalità.

I neuroni specchio, in sintesi, forniscono alcune interessanti proposte interpretative rispetto a come avviene negli esseri umani quel complesso fenomeno di apprendimento di modelli di interazione sociale legati all’imitazione, alla comprensione e alla condivisione, tipici della nostra specie. Sembra spiegare anche perché l’empatia non sia una funzione solo cognitiva, ma anche una disposizione affettiva-motoria legata alla capacità di attivarsi in modo sempre più selettivo, fino ad entrare nella stessa vibrazione di un altro. La capacità di entrare in risonanza, individuando e ripetendo a livello interiore lo stesso movimento visto al di fuori dell’Io, rende possibile molto concretamente l’esperienza di mettersi nei panni di un altro; ed è solo successivamente, dopo che è stata individuata la sfumatura esatta del movimento in gioco, che la mente può interrogarsi sulla sua ragione di essere.

Questa complessa attività del sentimento empatico viene individuata in grafologia tramite il segno Sinuosa, basato su un movimento che scorre liberamente verso l’altro (segno Fluida) in un contesto di lieve oscillazione interna degli assi letterali, tale da garantire la delicatezza del movimento di osservazione e di insinuazione nell’altro.

  • Fig. 1 –  scrittura Sinuosa (scrittura di Girolamo Moretti).
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Considerando come centrale il segno Sinuosa, dato dai requisiti grafologici sopra indicati, osserviamo cosa può succedere accentuando o riducendo il movimento di oscillazione degli assi letterali.

Un’oscillazione brusca, data da lettere che si ripiegano fortemente l’una verso l’altra, costituisce il segno Contorta: indica un movimento di osservazione del reale altrettanto brusco, il che comporta la caduta del concetto stesso di insinuazione. Quindi il movimento di comprensione risultante diventa più stroncante che psicologico. Per questo, se la caratteristica si presenta con particolare frequenza e intensità, Moretti la ritiene un qualificante indice di attitudine per la meccanica, intesa come interesse per i fatti visti come ingranaggi che devono incastrarsi l’uno con l’altro in modo rigoroso.

  • Fig. 2 – scrittura Contorta (scrittura di Giuseppe Verdi)
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L’assenza di ogni movimento di oscillazione interna, per cui gli assi letterali si presentano inclinati in modo omogeneo tra di loro, costituisce il segno Parallela, indice di una personalità interessata ad un movimento di relazione improntato su un modello costante: vale a dire, una volta adottate delle regole, queste devono essere valide per tutti nello stesso modo, senza interesse per le differenze individuali in quanto, altrimenti, le regole stesse ne risulterebbero, inevitabilmente, snaturate. La risultante psicologica di questo segno fa riferimento ad una personalità con una maggiore disposizione alla tecnica, intesa proprio come disposizione a non accettare interpretazioni, sfumature o adattamenti rispetto a regole vissute come assoluti universalmente applicabili.

  • Fig. 3 – scrittura tendente a Parallela (scrittura di Heinrich Schliemann)
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In questa sezione compare anche il segno Flessuosa, in quanto si tratta di una particolare applicazione del movimento di insinuazione, proprio del segno Sinuosa, che contiene al suo interno una lieve discrepanza tra i sentimenti vissuti a livello interiore e quelli espressi sul piano esteriore, dando accesso così ad una sfumatura di insincerità verbale.

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