Larga di lettere

La valutazione del potenziale intellettivo individuale

La quantità dell’intelligenza nel metodo morettiano è visibile in primo luogo nel segno sostanziale ‘Larga di lettere’, che è facilissimo da misurare e difficilissimo da interpretare, in quanto è un indice solo potenziale di profondità intellettiva, che tuttavia ha bisogno di qualità specifiche che siano in grado di attivare questa disposizione primaria.
La definizione del segno, nel Trattato, è semplice: “La scrittura larga di lettere è quella che si estende orizzontalmente in proporzione della sua altezza. La figura più larga in proporzione della sua altezza è il circolo. Ora la scrittura che ha la larghezza del circolo avrà 10/10 di ‘Larga di lettere’.” Se la larghezza del cerchio corrisponde a 10/10 del segno, 5/10 corrispondono ad una larghezza pari alla metà dell’altezza. Tutte le altre larghezze vengono valutate in modo proporzionale in base alla regola data.

È un segno sostanziale dell’intelligenza che indica, usando la terminologia morettiana, la quantità intellettiva, cioè la tendenza alla larghezza e alla profondità dell’intelligenza nel senso di inclinazione ad estendere la propria visione per abbracciare tutte le ragioni e tutte le cause. In questo sforzo di estensione e di allargamento è facile capire qual è il rischio del segno ‘Larga di lettere’ su valori molto sopra media (8/10) e non attivato da specifiche qualità: un’apertura intellettiva generica e indifferenziata che tuttavia non viene attivata, finendo quindi in una generica disposizione alla comprensione di tutto e di tutti ma con una messa a fuoco indistinta.

Il segno, come già sottolineato, è un indice quantitativo potenziale che trova il suo esatto valore nel contesto anche qualitativo e motivazionale che emerge dall’intera personalità. Per questo evito di proporre esempi di misurazione della sola larghezza di lettere, in quanto il valore psicologico del segno esula totalmente dalla sua valutazione matematica.

Si noti comunque il parallelismo su quanto visto a proposito della diade curva-angolosa: la scrittura troppo curva facilmente cade nella cessione affettiva, la scrittura troppo larga di lettere facilmente cade nel torpore intellettivo, a meno che non sia sostenuta da segni che indichino una certa fermezza (Mantiene il rigo, Aste rette) o una certa vivacità.

L’indice quantitativo sopramedia dato dal segno ‘Larga di lettere’ diventa componente indispensabile per tutte le discipline che richiedono profondità e larghezza di vedute, quali ad esempio la filosofia, la politica intesa come arte di governare, la religione, cioè in contesti in cui debba esistere l’apertura mentale come condizione primaria per consentire poi alla critica di fondarsi su basi solide e non troppo settoriali.

Per rendere con chiarezza questa problematica Moretti contrappone l’intelligenza profonda con l’intelligenza acuta. Mentre, come abbiamo visto, l’intelligenza profonda si apre alla ricerca perché tende ad abbracciare il fenomeno che indaga nella sua totalità, l’intelligenza acuta, data da strettezza di lettere e angoli acuti ai vertici inferiori, rende l’immagine della mente più focalizzata e del sentimento più competitivo, che vuole arrivare alla sua meta in modo settoriale (strettezza di lettere), concentrandosi magari su un solo aspetto, ma difendendo questo aspetto con maggiore forza (angoli A) al punto da sembrare anche oggettivamente più valido.

L’estrema raffinatezza psicologica di Moretti gli consentì di chiarire il gioco di opposizione condotto dall’intelligenza profonda e dall’intelligenza acuta che procedono proprio con modalità diverse: l’intelligenza profonda scava la verità nel tentativo di mettere in luce tutte le radici che nutrono l’albero, mentre l’intelligenza acuta arguisce, penetra in modo settoriale cogliendo certi aspetti che confonde con la totalità delle cause. Tuttavia in questa apparente opposizione viene esercitata una diversa modalità di ricerca che può arricchire entrambi i punti di vista: l’intelligenza profonda non è, dal punto di vista motivazionale, intensa come l’intelligenza acuta “che, qualche volta, per la paziente analisi, ottiene qualche risultato in particolare, che può recar luce anche all’intelligenza profonda e può anche superarla.” (T, 137)

Vediamo, come esempio, un classico scontro culturale tra un’intelligenza acuta, quella di Freud, e una meno ricca qualitativamente ma più profonda, quella di Jung.

  • Scrittura di Freud
    Scrittura: Freud
  • Scrittura di Jung
    Scrittura: Jung

Non è difficile comprendere perché un innovatore come Freud, che propose tematiche considerate assolutamente scabrose in pubblico e perfettamente note in privato, necessiti delle due componenti proprie del segno Acuta, unilateralità nella visione (strettezza di lettere) e forza di contraddizione (angoli A sopra media) per imporre la propria verità sulla sessualità, una verità osteggiata dal suo mondo culturale in quanto indicava qualcosa di piuttosto inquietante nascosto dietro la facciata.

L’intransigenza ideologica che, con modalità tipiche degli Angoli A sopra i 7/10 e proprie del segno Acuta, si regge anche su cose meno nobili quali invidia, gelosia, calunnia, non era comprensibile a Jung, né ideologicamente né tanto meno psicologicamente. Mentre dal punto di vista grafologico, quindi di struttura di personalità, le dinamiche sono più chiare.

Va rilevato, tra l’altro, che nessuno di questi due grandi psicologi possiede il segno ‘Larga tra parole’, che è su valori sottomedia, spingendo entrambi alla difesa della propria visione del mondo, senza capacità di riflessione critica sulla stessa e senza possibilità, quindi, di concepire le ragioni della inevitabilità della posizione dell’altro.

Ma restando nel campo del Larga di lettere, la maggiore apertura mentale di Jung gli rese impossibile mantenersi fedele – nel senso inteso da Freud – alla teoria sessuale del suo maestro, di estremo interesse per la comprensione delle nevrosi frequenti in quell’epoca e in quel luogo, ma non generalizzabile come dogma interpretativo all’intera umanità.

Tuttavia resta da chiedersi se la maggiore apertura e tolleranza di Jung avrebbe avuto la forza di imporre una rivoluzione psicologica basata su quanto di più indimostrabile sembra esserci, che esiste un lato inconscio che determina ampiamente l’agire consapevole dell’uomo. Grafologicamente no.

Freud non ha la scrittura dello scienziato lucido, anche perché è evidente la contaminazione emotiva, ma ha la scrittura dell’uomo passionale in grado di aprire la strada a nuove visioni, del grande distruttore che spezza i vincoli con il passato e permette al nuovo di emergere: la forza, appunto, e i limiti della sua intelligenza acuta profondamente originale, delle cui intuizioni Jung si nutrirà poi ampiamente.