La pressione

Come sempre per cogliere il significato simbolico di un’azione bisogna prima richiamare la parte necessaria all’esecuzione materiale dell’atto stesso, per poi distinguere le variazioni individuali di natura quantitativa, di eccesso o di carenza, e di natura qualitativa, ricercando particolari modalità esecutive.

Premere la punta della penna sul foglio è un’azione necessaria in quanto senza pressione non si crea l’attrito sufficiente che permette la fuoriuscita dell’inchiostro. Con la penna a sfera lo sforzo esercitato viene reso misurabile dall’intensità percepita nel colore e dall’ampiezza del tracciato grafico, oltre che dalla profondità del solco visibile sul rovescio del foglio. Le penne con punta di feltro, invece, non creano solco né variazione di intensità del colore, ma soprattutto maggiore o minore ampiezza nel tracciato.

La pressione resta comunque una delle dimensioni grafiche più insidiose da valutare in quanto è chiaro che i dati oggettivi segnalati (profondità del solco, ampiezza del tracciato, intensità del colore) hanno la possibilità di manifestarsi pienamente solo se il movimento grafico viene condotto su superfici relativamente morbide, come può essere la scrittura su un blocco o su un quaderno. Se la scrittura viene tracciata su una superficie che non è in grado di assorbire la forza impressa (es. su un singolo foglio appoggiato su un piano rigido) è chiaro che la valutazione della pressione reale esercitata non sarà possibile.

Oltre alle difficoltà oggettive di valutazione del fenomeno, va precisato che la pressione non è di facile comprensione neanche sul piano psicologico, in quanto segue la personalità nelle sue varie forme di sviluppo ed evidenzia in alto grado eventuali conflitti emotivi in atto.

Da un punto di vista analogico molto sinteticamente possiamo dire che la pressione esercitata dalla mano scrivente è in rapporto diretto con il bisogno di evidenza materiale sentito dalla personalità come necessario per sé.

In questa chiave di lettura una pressione prevalentemente leggera (segno Filiforme) indica il bisogno della personalità di evitare il più possibile i contrasti sul piano materiale perché interessata maggiormente a cogliere i movimenti energetici sottili.

  • FIG. 1 – scrittura Filiforme
    Scrittura: filiforme

Una pressione prevalentemente marcata (segno Grossa) indica la tendenza diretta della personalità a cercare un forte radicamento sul piano del mondo fisico, in modo che ciò che si sente e ciò che si vuole trovi sempre un chiaro riscontro esteriore, cioè una realizzazione sul piano materiale, in quanto l’individuo ha la forza necessaria per agire nel mondo e ama esercitarla.

  • FIG. 2 – scrittura Grossa
    Scrittura: grossa

Gli esempi estremi riportati richiamano le difficoltà che possono insorgere nel mantenere la pressione su valori funzionali ottimali: quanto premere la punta della penna sul foglio è un’azione appresa dopo un lungo tirocinio finalizzato all’ottenimento della giusta modulazione della forza fisica, in modo che il tracciato sia ben leggibile, cioè non troppo evanescente; ma se la mano preme troppo, come succede di norma all’inizio dell’apprendimento scolastico, l’attrito eccessivo rallenta la fluidità, in quanto la punta della penna si pianta nel foglio invece di scorrere, creando stanchezza eccessiva.

Oltre a queste variazioni estreme di natura quantitativa (Filiforme e Grossa), in una scrittura vengono osservate le variazioni qualitative interne al movimento stesso: una scrittura può tendere prevalentemente all’omogeneità pressoria (stessa pressione in tutto il percorso grafico) o al contrario presentare variazioni di diversa natura e di omogenea/disomogenea distribuzione.

Moretti in particolare esaminò due variazioni pressorie interne al movimento grafico individuale: la variazione data dalla presenza del tratto ascendente più filiforme rispetto al tratto discendente più marcato (segno Intozzata I modo) che mise in rapporto con la tendenza all’indipendenza e al comando, e la variazione data da improvvise variazioni pressorie (segno Intozzata II modo) che mise in rapporto con l’emotività.

  • FIG. 3 – scrittura Intozzata I modo
    Scrittura: intozzata
  • FIG. 4 – scrittura Intozzata II modo
    Scrittura: intozzata

Come si è già detto, la pressione non rappresenta un valore sempre stabile nel percorso di vita individuale perché è un indice in grado di riflettere direttamente eventuali conflitti emotivi in atto. È noto infatti che la forza fisica può essere messa in campo dalla personalità in funzione difensiva se si sente attaccata dall’esterno; ma la reazione è analoga quando la personalità sente una pressione eccessiva su di sé che proviene dal suo interno. Questa sensazione che il mondo interiore stia premendo troppo, in quanto propone con insistenza l’integrazione di contenuti rimossi, viene vissuta come un attacco alla stabilità che richiede una difesa. Quindi la forza fisica viene esercitata su di sé, per dare un alt a parti di sé che vogliono emergere, più o meno prepotentemente a seconda dell’entità della rimozione esistente.

Pertanto eventuali variazioni individuali pressorie che si manifestano nel tempo vanno considerate anche alla luce di questa dinamica: quando la scrittura presenta un tracciato molto marcato, è possibile che la personalità si stia difendendo da parti di sé rinnegate; al contrario quando la scrittura è molto filiforme, esclusa la possibilità che si tratti di debolezza fisica dovuta a malattia in atto, può rappresentare un indice di evasione: la personalità si ritrae da un mondo materiale che sente inadatto a sé, di cui in ultima analisi ha paura.

La pressione esprime la contraddizione basilare della vita: materia/spirito; razionalità/intuito, evidenza materiale/evidenza energetica. Una dualità estremamente affascinante, che rende conto del tormento e delle contraddizioni che la personalità affronta nel suo percorso di evoluzione attraverso mente, corpo, emozioni e spirito.

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