Mantiene il rigo

Dire che maggioranza della popolazione scrive mantenendo un discreto allineamento orizzontale è una considerazione statistica che ci permette una prima considerazione psicologica: questo segno, indice di fermezza e di forza di carattere, psicologicamente è significativo, vale a dire in grado di differenziare la personalità, solo se si presenta su valori molto alti (8-10/10), in quanto la fermezza – per essere tale – deve presentarsi come una attitudine alla costanza, alla stabilità e continuità interiore nel manifestare se stessi molto pronunciata.

La fermezza di carattere indica “disposizione a lottare per il trionfo della propria volontà” (T, 107), “padronanza delle proprie forze per essere superiore ad ogni ostacolo” (T, 108). Stiamo parlando, quindi, di una disposizione psicologica che certamente non appartiene a tutti. Per questo Moretti specifica che quando il segno scende dai livelli massimi, viene a perdere il significato principale.

Il segno ‘Mantiene il rigo’ grafologicamente è costituito da due requisiti:

  • la scrittura deve procedere in linea orizzontale senza ascendere né discendere;
  • la scrittura deve mantenere la stessa inclinazione assiale in tutte le lettere.
  • Fig. 6
    Scrittura: mantiene il rigo

Quindi per avere il segno sui valori massimi non è sufficiente il perfetto allineamento orizzontale della scrittura, tale da escludere – ad esempio – l’ondeggiamento sul rigo che appartiene al segno Titubante, ma questo psicologicamente deve essere rafforzato anche dalla omogenea inclinazione assiale delle lettere. Perché è necessario questo gioco di rinforzo?

La forza di volontà, dice Moretti, ha un movimento orizzontale perché è in linea orizzontale che si respingono gli ostacoli, e ha una omogeneità di inclinazione perché non oscilla interiormente nelle sue deliberazioni.

La fermezza, che psicologicamente differisce dalla tenacia (Angoli B) e dall’inflessibilità (Aste rette), significa padronanza in tutte le situazioni che deriva dalla forza interiore in grado di accettare ogni confronto, e non da testardaggine o da attaccamento inflessibile. È un segno di processo logico condotto attraverso le qualità e i limiti dell’intera personalità. Dà l’occhio pensoso, nessuna preferenza.

La scrittura di Fig. 6 presenta un ammirevole, perfetto allineamento orizzontale; non raggiunge il valore massimo del segno Mantiene il rigo per quella lieve sinuosità che caratterizza gli assi letterali (Mantiene il rigo 9/10). La personalità, quindi, fatica molto a lasciare andare ma, per comprensione psicologica, può farlo quasi contro se stessa.

La scrittura presentata sotto (Fig. 7), pur rientrando comunque in un temperamento di resistenza (Larga tra parole + Minuta), denota invece una personalità soggetta ad un continuo processo di interrogazione dell’io (Titubante sul rigo, Sinuosa/Contorta, Impaziente) per cui non rientra nella fermezza – che è la calma, piena padronanza delle proprie facoltà intellettive e psichiche – ma in forme di inquietudine e di incontentabilità che possono portare la persona a distruggere oggi ciò che ieri era oggetto di identificazione, in un processo evolutivo più sofferto ma comunque conclusivo.

  • Fig. 7
    Scrittura: mantiene il rigo

Il segno grafologico Mantiene il rigo racchiude un particolare fascino in quanto è chiaro che la personalità che dispone di una tale risorsa interiore ha la capacità di convogliare tutte le sue forze in un movimento integrato omogeneo, di avanzare senza quella dispersione di forze che nasce dal dubbio interiore o dall’ondeggiamento dovuto all’indecisione. Ma se consideriamo i limiti dell’io individuale, e quindi i limiti della personalità al cui servizio può essere posta questa fermezza irremovibile, ci si rende conto facilmente dei pericoli di una qualità psicologica sia pur luminosa ma spinta al massimo.

Infatti nella sua espressione più intensa (Mantiene il rigo 9-10/10) la fermezza può eccedere nell’imporre il proprio punto di vista. Per questo Moretti sottolinea che ”il segno Mantiene il rigo, per quanto indichi fermezza di carattere, nel suo massimo grado viene ad indicare una fermezza che non risponde alle esigenze della oggettività.” (T, 106)

La fermezza è una qualità meravigliosa per l’estrinsecazione della personalità, ma quando l’io attraversa quei momenti di profonda ristrutturazione, dovuti ai motivi più diversi, che inevitabilmente ogni personalità attraversa nella vita, lasciar andare per fare spazio a qualcosa di nuovo non ancora identificato diventa un vero supplizio.

E’ chiaro, inoltre, che per avere la massima intensità del segno è necessario ridurre l’intuito psicologico (Sinuosa) e anche ogni forma di slancio intuitivo che qualche disomogeneità la crea per forza, tanto nell’allineamento come nell’inclinazione (a questo proposito va ricordato che la perfetta omogeneità nell’inclinazione appartiene anche alla tecnica esecutiva del segno Parallela). Quindi la personalità avanza, nel migliore dei casi, con una straordinaria determinazione non sostenuta dalla sensibilità intuitiva sottile, ma soprattutto dalla concatenazione logica, rendendo il segno Mantiene il rigo – e questo si evince dalla pratica – quasi indissolubilmente legato al segno Attaccata.

Il segno Mantiene il rigo, proprio per questo uso privilegiato che fa del pensiero logico, va posto in rapporto con il potenziale intellettivo globale che appartiene alla personalità in quanto la fermezza, anche se sempre logica, può essere del tutto irragionevole. Lo stesso Moretti, ad esempio, osservava che con una triplice larghezza sottomedia “la fermezza verrebbe a rendere incrollabili cose che non possono essere tali”, mentre con la triplice larghezza superiore ed equilibrata “ si hanno quegli esseri superiori che sono capaci di governare, di non recedere dalla giustizia, di scrutare le diverse situazioni sociali, collettive e individuali; e si fanno dirigere da un coraggio che può arrivare a spezzarsi, ma mai a piegarsi.” (Att, 57)

Le fermezza irremovibile è, appunto, quella che si spezza, ma non si piega, quella che ha sviscerato tutto e proprio per questo trova quasi impossibile lasciar andare, a meno che non trovi altre ragioni logiche che siano in grado di ampliare il suo punto di vista.