2. L’organizzazione e l’interazione dei tratti di personalità nella visione psicologica di G. Moretti

Una volta chiarito il campo di indagine della grafologia, entriamo direttamente nel metodo morettiano, che consiste nell’esposizione degli 80 e più segni grafologici visti come indici di qualità individuali psicofisiche e nell’enunciazione delle regole che consentono l’organizzazione di queste qualità al fine di individuare quell’insieme unico e strutturato che è la personalità umana.

I singoli segni grafologici, che costituiscono l’apporto psicologico più originale del Moretti, vengono trattati in dettaglio e distintamente in altre sezioni del sito:

  • le ragioni analogiche, simboliche e psicologiche dell’associazione segno/significato in ‘Analogia e simbolismo nell’interpretazione grafologica morettiana’;
  • la definizione psicologica esaustiva fornita dallo stesso Moretti per ogni singolo segno in ‘SEGNI MORETTIANI’

Ma dopo aver proposto il suo modello di identificazione delle significative unità di cui è composta la personalità umana, resta per Moretti il problema di spiegare come queste unità interagiscano tra di loro. E’ evidente, infatti, che scomporre la personalità in una serie di tratti non costituisce una descrizione di quella personalità finché non abbiamo la possibilità di sapere in che modo questi sono ordinati nel comportamento finalizzato dell’individuo.

Essendo la personalità umana, come tutto in natura, strutturata, e considerato che queste strutture sono relativamente stabili, ogni teoria della personalità deve essere in grado anche di spiegare come avviene l’organizzazione e l’interazione dei tratti di personalità identificati. Deve essere, cioè, una teoria dinamica, in grado di caratterizzare la persona in rapporto anche alle pressioni ambientali che questa riceve.

Occupiamoci, perciò, ora di come avviene, nella grafologia morettiana, la combinazione dei segni, ovvero delle qualità individuate nella grafia.

La prima difficoltà nasce dal fatto che il significato di ogni segno grafologico, benché chiaramente definito da Moretti, può essere affievolito, assorbito o accentuato a seconda del contesto in cui si trova. “Tutti i segni per se stessi godono di autonomia di azione”, scrive Luisetto (L, 195), però è anche vero che “I segni si condizionano mentre si affermano singolarmente in una reciprocità strettissima.” (L, 202) Tutti i segni individuati in una grafia concorrono alla sintesi psicologica finale, però non tutti nella stessa misura. Per questo Moretti classificò i suoi segni in sostanziali, modificanti e accidentali. “I segni sostanziali hanno un valore di fondamento, di impostazione della personalità umana. I modificanti per se stessi hanno un valore accidentale, ma sono muniti di tanta forza e di tali qualità da modificare e in qualche caso fare cambiare rotta ai sostanziali, e in certo modo attirarli alle inclinazioni significate dai modificanti. Gli accidentali sono quelli che non riguardano la sostanza dell’io, ma solo i contorni e cose accessorie, che tante volte però possono dare la distinzione individuale ai segni sostanziali e modificanti.“ (T, 41-42)

Ma nel processo psicologico di costruzione della personalità dobbiamo tener conto di un’altra classificazione basilare: Moretti distinse i segni grafologici in segni del sentimento e segni dell’intelligenza. “Tutti i segni vanno in certo modo a modificare la parte del sentimento come dell’intelletto, perché nell’uomo tutto è unito.” (T, 42) Però i segni, di norma, riguardano principalmente o il sentimento (intendendo per sentimento tutte le disposizioni affettive-attive individuali) o la parte intellettiva.

Ed è proprio con la classificazione ‘Segni del Sentimento’ e ‘Segni dell’Intelletto’ che si apre il Trattato di Grafologia del Moretti, distinzione del tutto sostanziale per quanto l’organizzazione dei tratti, in quanto l’impostazione della personalità è basata sui segni del sentimento. Moretti, in altri termini, riconosce al sentimento la priorità assoluta quale forza direttrice della personalità umana.

Dice Moretti a proposito del suo metodo: “Nel fare un esame grafologico si procede così: prima, di una grafia si trovano fuori i segni che in essa si avverano dando ad essi i gradi secondo la loro intensità. Poi dei sostanziali si segnalano quelli che indicano le disposizioni affettive-attive. E quel segno delle disposizioni affettive-attive che ha il maggior grado è il segno principale e gli altri segni sono o i fautori, o i contrari, o gli indifferenti.” (L, 201)

Siamo giunti, così, al cuore del metodo morettiano: la costruzione della personalità viene impostata in base ad un fattore dominante o segno principale che “esercita una spinta psichica su tutto l’individuo e su tutti i segni grafologici da cui resta influenzato a sua volta”. (L, 205)

Come ha ricordato più volte Luisetto nelle sue lezioni, in ogni scrittura c’è sempre un segno grafologico che attira tutti quanti gli altri, non che li contiene. “Quel fattore dominante non può venir scalzato da nessuna contraddizione, mentre altri segni contraddittori ne possono modificare l’atteggiamento rispettando intatta tutta la pressione e le caratteristiche d’impulso.” (L, 205)

Benché sia comunemente ammesso che l’uomo possa regolare i suoi istinti con l’intelligenza e con la volontà, secondo la visione psicologica originale di Moretti l’essere umano è letteralmente dominato dall’istinto ed è diretto da esso nella sua passione predominante, e la passione predominante “non è altro che la radice dell’istinto vitale, sessuale e psichico nel loro risultato unificato.” (P.P., 30) Si tratta, quindi, di una grafologia altamente differenziale che, nei suoi presupposti teorici, attraverso l’individuazione della passione predominante, “Vede tutto l’uomo in un sol punto” (L, 259), con tutte le conseguenze psicologiche e morali di impostazione della personalità.