3. La Passione Predominante

Secondo la visione psicologica di Moretti, “L’uomo ha un solo cuore, un solo intelletto, una sola volontà, una sola persona, un unico movimento, una sola responsabilità, una unica passione predominante o psiche che presiede a tutto l’essere. Ogni movimento quindi e dello spirito e del fisico non può rimanere impersonale”. (L, 186)

“La natura della psiche è quella che, in fatto di movimento, imprime la propria natura specifica, individualizzante, ad ogni manifestazione, ad ogni fenomeno esistente nell’uomo”. (L, 187)

Peraltro, anche se su questo principio generale relativo all’unicità individuale l’accordo può essere unanime, tutt’altra cosa è attraverso il gesto grafico risalire concretamente all’unità dell’uomo e alla ricostruzione psicologica di come tutte le sue facoltà tendano a formare, attraverso i segni grafologici che si accentuano o si escludono, che si urtano o collaborano, una specifica individualità.

Ad un operatore in campo psicologico o ad un semplice osservatore del fenomeno della realtà umana non può sfuggire il fatto che la personalità, in certi individui, sembra avere maggiore coerenza e unità che per altri. Inoltre la ricerca di una struttura ordinatrice all’interno della personalità non può renderci ciechi di fronte a certe manifestazioni della personalità che sembrano essere frammentarie e indipendenti dal tema principale, qualunque questo possa essere. Fenomeni come la dissociazione della personalità o forti conflittualità interiori non sono che esempi particolarmente eclatanti di tutte le contraddizioni che l’unità dell’uomo, già teorizzata, può dimostrare.

Secondo alcuni psicologi, il fatto stesso di percepire al proprio interno dei conflitti costituisce una prova di unità. Il già citato Allport scrive a questo proposito: “Un conflitto attuale non potrebbe essere conosciuto se non in termini di un’unità precedente o auspicabile nel futuro. Il conflitto, quindi, la dissociazione e persino la disintegrazione della personalità non hanno significato senza il presupposto che la persona – prima, poi e sempre – sia un’unità fondamentale e continua.” (op. cit. p. 322)

Su questa posizione si allinea Jung, il quale ammette, accanto ad un Io cosciente e parzialmente integrato, una totalità superiore con funzione di centro regolatore ed unificatore della personalità, che egli definisce Sé.

Moretti, com’è noto, non era propriamente un teorico, ma un intuitivo. Tuttavia la sua intuizione visiva contiene una tale profondità teorica da rappresentare una ricchezza solo parzialmente esplorata, nonostante il notevole numero di opere grafologiche da lui pubblicate, ma ancora ampiamente da sviscerare e da esplicitare attraverso l’utilizzo di principi interpretativi psicologici, generalizzazioni e norme di applicabilità.

L’unicità della personalità è vista da Moretti non in termini semplicistici, ma come risultante di una pluralità di tendenze; egli sapeva scorgere in un unico gesto il punto di incontro delle tendenze che si accordano e di quelle che si combattono.

Nel libro La Passione Predominante appare particolarmente chiaro il suo modo di procedere per individuare la tendenza principale di ogni individuo: “Procedendo per esclusione in mezzo alla pluralità delle tendenze e selezionandole secondo una gradazione matematica, egli sale eliminando i contrari, lasciando in secondo ordine gli accidentali, valutando i modificanti e scegliendo tra i sostanziali il principale col suo significato. Poi ricerca e sceglie tra gli stessi sostanziali quelli che accentuano e accompagnano il segno principale dandogli qualche caratteristica particolare. Poi ridiscende tra i modificanti, qualificandone le influenze in base al grado più o meno elevato, fino a farne risultare quella forza per sé deterministica che accompagna e anima ogni azione dell’uomo indipendentemente dalla sua moralità”. (L, 125)

“Non c’è, nella sua scrutazione, il gioco delle addizioni, se non posteriormente, per un richiamo di analisi e di metodo di trasmissibilità. Moretti stesso non sapeva spiegare, appunto perché in lui era connaturale, come davanti ad un principio psicologico rilevato grafologicamente, una assidua successione di osservazioni gli attraversasse la mente con un apporto incalzante di rilievi che manifestano l’acuta sensibilità della sua visione.” (L, 125)

Benché Moretti sia nato con queste capacità intuitive, arriva successivamente e in modo assai sofferto ad una crescente capacità esplicativa della sua visione psicologica, che appare anche in un’opera così difficile come La Passione Predominante, dove si sforza di rendere comprensibili le ragioni psicologiche che sono alla base delle sue affermazioni. Anche in quest’opera di grafologia altamente differenziale c’è molto da imparare circa la trasmissibilità del metodo morettiano: se seguiamo Moretti nelle sue spiegazioni, ci rendiamo conto di come egli ci inviti a riconoscere la spinta psicologica data da alcuni segni sostanziali, visti in relazione ai tre istinti vitale, sessuale e psichico, e rapportati anche alla sua visione psicologica temperamentale. In altri termini, ci troviamo ancora di fronte alla necessità di possedere una conoscenza completa, profonda e dinamica dei segni grafologici, sostenuti da una notevole dose di intuito, perché la psicologia non potrà mai essere una tecnica applicativa.

Grazie all’esistenza del delicato gioco di sostegno esistente tra i vari segni grafologici che ruotano intorno alla passione predominante, l’analisi di personalità risulta, in un  certo senso, facilitata, in quanto è assodato che una importante tendenza della psiche non può passare inosservata o fraintesa, perché è sostenuta da una serie di segni che convengono nella stessa direzione e offrono il loro specifico contributo in termini di potenzialità energetica.

La vera psicologia, scrive Moretti, “deve arrivare a mettere a nudo le particolarità personali dell’individuo, deve trovare conclusivamente quelle qualità che sono individualizzanti in modo che, dal suo lavoro, ne esca l’individuo. “ (P.P., 21)

“Fra tutte le manifestazioni delle tendenze dell’individuo, la psicologia deve cercare di cogliere quella che è la più semplice e nello stesso tempo la più complessa in modo che sia la più completa, sì da racchiudere tutte le tendenze umane individualizzanti e individualizzate.” (P.P., 23)

E’ questa la passione predominante, “il perno su cui si aggira il carattere”, “la dea e la regina del tutto dispotica in un governo estremamente totalitario”, “tendenza che si immette direttamente o indirettamente in tutte le attività del soggetto”, “impeto cieco che non conosce ragione”, che “spazia al di fuori per non rendersi sociale altruisticamente, ma solo egoisticamente”, per usare alcune delle definizioni date da Moretti.

Le indicazioni date a livello teorico sono chiare, ma la possibilità di arrivare a cogliere questo fattore dominante e comprendere come i segni grafologici “sono intrecciati e si influenzano attenuando, modificando, accentuando il loro significato e la loro manifestazione” (L, 204) richiede un lungo tirocinio applicativo per la complessità, del tutto ovvia, dello specifico oggetto d’indagine: la personalità umana individuale.