English flag

Le patologie senili e la coerenza disgrafica

Per comprendere le dinamiche neuro-muscolari che determinano l’invecchiamento grafico, è essenziale l’intervento non solo della grafologia, ma anche di altre discipline, tra le quali in primis la neurofisiologia del gesto grafico, collegandole in un rapporto interdisciplinare grazie al quale, raggiunti i limiti di accessibilità di una scienza, ad essa ne subentra un’altra che possa aggiungere le sue spiegazioni.

Conoscere le specifiche fenomenologie disgrafiche connesse con l’invecchiamento in genere, e collegate a specifiche sindromi organiche in particolare, consente di approfondire il significato e la credibilità delle patologie scrittorie riscontrabili nei testamenti olografi attribuiti a soggetti anziani. Basandosi, ad esempio, sul confronto diretto tra la specifica sindrome di deterioramento grafico rilevabile nelle comparative e quella che compare in una scheda testamentaria contestata, è da attendersi che il tracciato grafico in verifica si mostri coerente con le turbative della fisiologia scritturale riscontrabili nelle comparative.

L’osservazione fenomenologia in senso fisiologico diventa particolarmente importante e significativa nella grafologia peritale applicata a scritture che denotano segni di sofferenza organica. Avendo presente l’anamnesi del de cuius, tale chiave interpretativa consente di definire il movimento grafico visto all’interno del contesto neurologico di appartenenza.

Ad esempio il segno grafologico ‘Discendente’, che è dato da un progressivo, graduale abbassamento della scrittura sul rigo, non è un segno solo psicologico, in quanto è facilmente associato alle fenomenologie grafiche connesse con l’invecchiamento, indice dell’indebolimento delle condizioni psicofisiche del soggetto scrivente. Nei soggetti anziani, il segno compare indipendentemente dalla presenza o meno del sostegno percettivo offerto dai righi sottostanti, a conferma del fatto che il movimento di tenuta del rigo non richiede solo la presenza, appunto, del rigo, ma anche di un apparato neuromuscolare sottostante in grado di sostenerlo.

Se il segno Discendente caratterizza tutte le comparative coeve e non il testamento olografo in verifica, che denota al contrario una perfetta tenuta del rigo di base su foglio bianco e con qualche traccia anche di ascendenza, abbiamo un indice assai significativo di ‘incompatibilità disgrafica’.

Ancora un altro esempio classico: un parkinsoniano, che nelle comparative presenta la tipica scrittura che si restringe e diminuisce di calibro, per effetto della rigidità e dell’aumentata tensione muscolare, non può presentare in un olografo delle forti espansioni nel calibro e nell’interlettera: in un contesto fisiologico e non psicologico risulterebbero poco credibili.

Ci si può chiedere come possa essere necessario ricorrere ad argomenti del genere, quanto le grafie dovrebbe essere già sufficientemente differenziate a livello grafologico. Questo è vero se le scritture in esame non presentano marcati livelli di involuzione grafica dovuta a semplice invecchiamento o alla presenza di particolari patologie organiche. Le scritture dei soggetti anziani possono assomigliarsi molto perché risultano ugualmente disturbate da elementi ritmici comuni: incertezze, tremori, rallentamenti, frammentazioni, con conseguente semplificazione delle forme letterali e dei collegamenti interletterali. Dal punto di vista peritale, la fenomenologia sopra specificata va attentamente considerata, in quanto, necessariamente, il movimento grafico perde gli automatismi grafici più originali ed espressivi, in favore di un appiattimento e di una semplificazione generalizzata del livello grafico personale, banalizzando la grafia e facilitando l’opera di eventuali imitatori.

Per queste ragioni le grafie disturbate o alterate da dismotricità senili e/o patologiche vanno attentamente studiate e valutate in relazione all’orientamento attuale della ricerca peritale-grafica, orientata a stabilire corrispondenze precise tra specifiche sindromi organiche e specifiche sindromi disgrafiche. Se tale corrispondenza non esiste, il testamento olografo deve essere guardato con sospetto.

Ciò che resta comunque vero in tutti gli approcci presentati, grafologico, fisico e fisiologico, è che la scienza peritale grafica parte sempre e comunque dallo studio del fenomeno grafico visto nel contesto globale cui appartiene, in quanto solo all’interno di una globalità dinamica è rilevabile la consequenzialità o l’illogicità di una specifica formazione letterale.

Mentre sono ritenuti inidonei a motivare un giudizio conclusivo tutti gli approcci basati sulla verifica o meno dell’avvenuta riproduzione delle forme letterati grafiche, indipendentemente dal ritmo grafico di appartenenza.