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Criteri operativi nella grafologia forense

Nel settore grafologico-forense è particolarmente sentita l’esigenza di una codificazione e di una sistematizzazione dei termini operativi, che riesca a raccogliere i contributi della ricerca grafologica da un lato, e della psicologia, della psichiatria, della medicina legale e della criminologia dall’altro.

Va rilevato, inoltre, che i criteri metodologici che rendono una perizia grafica scientificamente corretta trovano progressivamente sempre più ampio consenso tra gli operatori del settore al di là della specifica formazione professionale. Metodo grafologico e metodo grafonomico, ad esempio, privilegiano, in fase di confronto, gli elementi grafici che più direttamente dipendono dall’automatismo funzionale del movimento scrittorio, rispetto ai meno qualificanti aspetti morfologici dovuti al consapevole impegno del soggetto scrivente.

Questo significa, in termini operativi, ricercare, come termine di confronto, le caratteristiche grafiche fortemente personalizzate, i segni grafici istintuali (cioè non controllabili dalla volontà), abituali (perché ciò che è fortuito o accidentale non è utile per l’identificazione), specialmente se frequenti e intensi, e quindi altamente personalizzanti la grafia del soggetto scrivente. Tanto il metodo grafologico quanto il metodo grafonomico sottolineano con molta enfasi che esiste una differenza qualitativa tra i connotati grafici comuni, che molte scritture condividono, e quindi non possono essere considerati significativi per il confronto, e quei dettagli unici, o quanto meno originali, costanti, caratterizzati da scarsa visibilità e difficile imitazione, che hanno il valore probatorio di certa identificazione.

L’approccio grafologico, in particolare, è in grado di individuare in ogni scrittura:

  • le caratteristiche grafiche fortemente personalizzanti e incontrollate, che presentino anche una rarità percentuale, con valore probatorio di certa identificazione (‘segni coattivi’ o ‘grafismi incoercibili’);
  • le caratteristiche grafiche razionalmente identificabili e quindi tendenzialmente controllabili o imitabili, con valore d’indizio;
  • i connotati generali comuni a più soggetti, che possono rientrare nelle analogie dovute alle caratteristiche grafologiche nazionali, quindi poco significativi ai fini identificatori.

Questo compito è di stretta competenza del grafologo, il quale, nella successiva fase del confronto peritale, valuta non tanto il numero delle concordanze, ma la qualità delle stesse e quindi il loro valore probatorio.

E’ facile comprendere quanto sia pericoloso fare affermazioni di identità grafica quando si trovino concordanze in segni comuni, diffusi. “Al perito”, scrive Bidoli, “deve essere ben chiaro che non tutte le coincidenze riscontrate tra due scritture hanno la stessa importanza. L’importanza dipende dalla rarità del segno, quindi dalla sua intensità e dalla sua frequenza rispetto alla moda del gruppo da cui si sono ricavate le scritture in esame.”