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Grafologia e Psicologia

Avventurarsi in campo grafologico senza un retroterra psicologico, o pensare di accostarsi alla grafologia come ad una tecnica di lettura dei segni grafici e di montaggio in una specie di gioco ad incastro per risalire all’individuo colto nella sua complessità e unicità, è semplicemente un’impresa impossibile.

Moretti nelle sue opere racconta innanzitutto la sua profonda conoscenza dell’uomo nelle sue componenti di intelligenza, sentimento e morale; comprende che per ogni aspetto vissuto ce ne sono altri rimasti in ombra che presenteranno il loro conto; lavora all’interno di un’ampia visione di che cos’è l’essere umano, quali sfide affronta con la sua modesta eppure basilare struttura di fondo definita personalità, in un gioco tanto complesso e nello stesso tempo rispettoso della fatica del divenire di ognuno. Chi entra nella sua grafologia lo deve fare con la stessa ricchezza interpretativa, la stessa visione articolata dell’essere umano.

Moretti conosceva intuitivamente, aveva una profonda sapienza psicologica innata; la sua sofferenza stava solo nell’esplicitazione delle ragioni che erano alla base del suo sapere, non nella conoscenza diretta dell’unicità del singolo, in quanto questa, per lui, era un’esperienza immediata a cui si limitava a dar voce. E mentre trovava parole per esprimere le complesse leggi psicologiche che sono a monte della sua lettura precisa della personalità umana attraverso i segni grafologici, resta il mistero di come con tanta sapienza giungesse poi a penetrare nella combinazione di queste componenti in modo sempre più sottile fino a giungere all’unicità della personalità.

Personalmente non ho conosciuto Moretti, ma per molti anni ho seguito Luisetto in questa sua incredibile capacità psicodiagnostica: come attraverso un semplice sguardo gettato su una grafia fosse per lui possibile capire così tanto dell’essere umano, e ancora più sbalorditiva era la sua capacità di dare voce alle dinamiche interpersonali che scattavano all’interno di una coppia. Ma Luisetto, a differenza di Moretti, aveva imparato questo processo: costituiva, dunque, la prova vivente che il metodo era realmente trasmissibile.

La mia impressione sul processo cognitivo in atto che consentiva questa straordinaria trasposizione dalla scrittura al cuore della personalità umana è che accanto ad una potente intuizione psicologica ed una profonda conoscenza dei segni grafologici morettiani, fossero all’opera moltissime teorizzazioni di ampio respiro, che erano a monte del metodo grafologico stesso, e nutrivano poi il modello di costruzione di personalità attraverso l’individuazione dei segni grafici. Ad esempio il concetto di compensazione come elemento dinamico di evoluzione della personalità viaggia come un filo rosso in tutta l’opera di Moretti senza mai essere trattato in modo diretto. Eppure era alla base della sua comprensione dell’individuo, sia inteso come singolo sia nelle sue relazioni interpersonali.

La psicologia, in questo senso, offre un vasto campo di esplicitazioni teoriche in merito al retroterra nel quale si colloca quel complesso fenomeno definito personalità, in modo che non sfugga al grafologo l’infinita complessità dei problemi, delle tensioni interiori, delle contraddizioni e delle ombre che segnano la personalità individuale, e come conseguentemente viene colorato e influenzato il mondo relazionale intorno al Sé.