I segni di sofferenza psichica

IL CONCETTO DI SQUILIBRIO NELLA SCRITTURA

Il metodo morettiano si basa sul riconoscimento degli apporti energetici dei singoli segni grafologici (qualità della psiche) e sul gioco di interazione che avviene tra i segni stessi, al fine di riconoscere le tendenze che si rafforzano reciprocamente (segni convergenti) e le tendenze che si completano.

La personalità è la risultante complessa di un temperamento dominante che, in linea teorica, non dovrebbe mai essere totalmente se stesso, ma contenere delle aperture, vale a dire delle presenze segniche diverse dal nucleo convergente di base. Queste ultime possono essere vissute dall’Io anche come contraddizioni interiori, in quanto sono originate dall’interferenza dei segni non appartenenti al temperamento dominante.

In questo senso possiamo affermare che la bellezza di una personalità è data dal gioco armonico delle singole componenti che si strutturano intorno ad un nucleo centrale convergente (temperamento dominante), ma arricchito da presenze diverse da questo, che rendono la personalità meno scontata, meno prevedibile. Un temperamento di resistenza, ad esempio, può contenere in sé elementi imprevisti di apertura (un segno di cessione), come un temperamento di cessione può contenere in sé degli elementi di resistenza interiore non del tutto visibili a prima vista.

Esistono scritture, tuttavia, in cui si nota che un singolo segno domina talmente la grafia, al punto da risultare una presenza così ingombrante da prevaricare totalmente all’interno della personalità e da attirare a sé altri segni di squilibrio, in assenza di qualsiasi spinta compensatrice ed equilibratrice.

La risultante grafica è che la scrittura appare immediatamente segnata da uno specifico segno grafologico, con una evidenza percettiva che trasmette immediatamente la sofferenza psichica dovuta allo squilibrio di quell’unico segno, che appare come una luce lampeggiante per attirare su di sé l’attenzione: la personalità ha perso la capacità del gioco dell’equilibrio, qualcosa nella vita psichica del soggetto è del tutto fuori controllo e lo sta segnalando vistosamente.

Grafologia e Psichiatria. I segni di disagio e di sofferenza psichica nella scrittura

Quali sono i segni grafologici indicatori di uno stato di sofferenza psichica? Come si presentano in caso di disturbi che vanno dal normale disagio esistenziale a problematiche più gravi, quali la psicosi, il disturbo bipolare, la depressione e la dipendenza da alcol? Ogni volta che un individuo entra in un tunnel di comportamenti ripetitivi di natura difensiva, anche la scrittura segnala l’accentuazione della modalità reattiva adottata tramite l’evidenziazione di una particolare combinazione grafologica.

Oltre alle numerose informazioni ottenibili grazie a questo particolare approccio, bisogna considerare anche il ruolo rilevante che la grafologia può assumere in tutte quelle situazioni collegate a forme di sofferenza psichica difficili da esprimere a parole, perché la personalità non ha voce per individuare al suo interno il nodo problematico. L’analisi della scrittura permette di aggirare le difficoltà collegate alla comunicazione verbale del disagio vissuto, o anche quelle dovute alla poca consapevolezza che un individuo può avere della propria sofferenza interiore, giacché attinge a forme di interpretazione di tipo analogico del linguaggio grafico.

La documentazione offerta è davvero ampia: più di cinquanta scritture provengono da due strutture psichiatriche interessate a questa forma di confronto psicodiagnostico, altre dall’archivio personale dell’Autrice e altre ancora appartengono a personaggi famosi noti per aver manifestato, nel corso della loro vita, alcune forme di disagio psichico o psichiatrico (quali, ad esempio, John Nash, Vivien Leigh, Syd Barrett, Elvis Presley, Virginia Woolf, Arturo Toscanini, Ernest Hemingway, Truman Capote e molti altri).