Calibro alto o grande

Il calibro alto presenta un calibro di circa 5 mm e sopra i 5 mm.
E’ indice grafologico della disposizione alla esagerazione, tanto circa le qualità intellettive, quanto circa le disposizioni affettivo attive; è indice di tendenza alla megalomania. Che tale tendenza si presenti in modo di sicurezza, in modo protervo, in modo titubante, in modo inflessibile, in modo remissivo, in modo testardo, in modo avventato, in modo più o meno inverecondo, ecc., dipende da altri segni grafologici che ne sono l’indice. (B, 76)

Quelli che hanno il Calibro alto tendono a pompeggiare spesso senza alcun fondamento (ciò che è indicato da altri segni grafologici).
Tende a trincerarsi nella menzogna, a dare diverse versioni di un fatto (la menzogna è sempre impostata sulla tendenza alla iperbole) .
Intellettivamente il calibro alto è indice della tendenza alla eccessività del concetto e del linguaggio. (B, 79)

IPERBOLE (esagerata estensione verticale e orizzontale delle lettere): mancanza del senso della misura.
Pecca per esagerazione. Tende a non adoperare misure per avere la libertà di esagerare.
Fa sconfinare il soggetto nel campo dell’esagerazione della facilità conclusiva.
Tende a dilatarsi anche fisicamente.
Tende all’euforia, oppure se incappa nel pessimismo è sempre in un modo fuggitivo e con la spinta a ripristinare l’euforia smarrita. E’ portato ad essere soddisfatto di se stesso, della sua posizione, dei suoi affari, della sua famiglia anche quando avrebbe tutta la ragione di non essere soddisfatto.
Alle critiche anche giuste sul suo operare non va all’oggettività, ma accusa gli altri o di invidia o di incomprensione o di leggerezza.
Tende a idee deliranti di bellezza e di forza.
E’ iperbolico nella parola, nel gesto, nella modulazione della voce, nell’incesso, nello sguardo, in tutto. (Sc, 138-139)

Fantasia non regolata dalla sobrietà, dalla serietà veritiera, dalla giustezza, ma da un che di avventatezza.
Fertilità straordinaria di immaginazione.
Descrizione, giornalismo.
Vanità fisica.

Indica tendenza ad affermazioni o negazioni sentenziali, ciò che infastidisce. (PP, 157)