Titubante

segno sostanziale della volontà (anzi è una dolce veste della sostanza personale) e indirettamente anche dell’intelligenza

DEFINIZIONE

  1. viene indicato da quel dolce e impercettibile ripiegamento delle lettere su se stesse nel procedere sul rigo,
  2. è anche quel lieve ascendere e discendere sul rigo;
  3. è anche quel riccetto ornamentale alla fine delle o. (Vz, 291)

Consiste in una certa circospezione grafica nel procedere sul rigo. Pare quasi che tema degli inciampi e, nei legami tra una lettera e l’altra, spesso teme quasi di legare e perciò il filetto della lettera antecedente pare aspirare al filetto della lettera seguente, col quale spesso non si congiunge, sebbene basti un piccolo tratto per congiungerlo.

Significa indugio di conclusione per indecisione. Il pensiero e il concetto non sono liberi. Facilmente non vedono la vera oggettività delle cose tanto rispetto a se stessi quanto riguardo agli altri. Tendono più a rigorosità che a rilassatezza e facilmente entrano in una delicatezza di coscienza esagerata (scrupolosi). Tendono ad ammettere il dubbio su tutte le cose. Hanno apparenza di timidezza e gli effetti sono quelli della timidezza. Invece è dubbio legato.
Nelle contrarietà, davanti alla prepotenza non si oppongono con la forza esterna, restano in una modalità di sottomissione ma in realtà non cedono, anche se sono violentati e internamente sentono tutta la violenza della lotta. Sono tipi riservati e se devono esprimere il loro giudizio lo esprimono come lo sentono. Non sono tipi da sopportare carichi di responsabilità. (T, 190)

La titubanza menoma la spontaneità e la libertà del pensiero o delle azioni. Essa attanaglia il soggetto col dubbio che costituisce l’abitudine ed impedisce di procedere con scioltezza di pensiero e di sentimento.
Il dubbio della titubanza non è il dubbio della ponderazione che arresta il ponderato finchè dura l’esame per farlo poi determinare per l’affermazione o per la negazione, ma è un dubbio che rimane tale e genera l’autodiffidenza e induce il soggetto alla timidezza di mostrarsi, per cui compare meno di quello che realmente vale. E’ un assillo che continuamente lo punge e lo debilita.
Il titubante ha una ridda di pensieri contrastanti senza liberarsi dal contrasto…Si tormenta con decisioni mai definitive. Il titubante, quindi, non può avere una professione di sceverazione critica (storico, esegeta, moralista); non può avere un compito di direzione di qualunque specie, e anche meno di consigliere. Non può avere una professione di responsabilità diretta.
Corre il rischio di essere deriso per le sue indecisioni, per la timidezza e il timore di errare e qualche volta può uscire in qualche escandescenza a sproposito, che scaturisce più che altro o scivola fuori per rifarsi delle sue indecisioni che sono state notate, stigmatizzate e derise. (Sc, 116)

Non è solo il testardo che resiste alle conclusioni altrui, ma anche colui che è inficiato da titubanza. Il titubante si allontana non solo dalla certezza dei postulati, ma anche dalla conclusione pratica; non solo riguardo alle conclusioni altrui, ma anche riguardo alle proprie. (Sc, 120)

Il titubante tende a non avere il necessario coraggio per opporsi direttamente alle prepotenze, alle inverecondie, alle sfacciataggini e spesso si riduce alla situazione della lumaca che ad un ostacolo si chiude dentro la sua casa che si trascina dietro. (Vz 291)

Con Dinamica: induce il soggetto all’affaccendamento, che per Titubante tende all’aggrovigliamento. (Sc, 117)

Contorta: diventa un’accrescitivo (Sc, 120)

Con Stretta tra lettere: accentua Titubante. (Sc, 117)

Titubante porta indecisione propria ma decisione sull’asserzione altrui. (P.P. 137)
La fermezza è bella per se stessa ma è micidiale congiunta con Titubante e Accartocciata in quanto viene a stabilizzare il timore e la diffidenza di cui sono indici questi segni. (ib.)

SOMATICA – dà un che di ansia e nell’ansia si sbarra l’occhio.