L’uso della droga nei cantori della Beat Generation

Mi è stato segnalato da una psicologa e da una assistente sociale, che operano entrambe nel campo della tossicodipendenza in due diverse strutture sanitarie, che con una frequenza davvero impressionante le persone che restano agganciate alla droga in modo continuativo presentano scritture caratterizzate dall’uso dello stampatello, e quindi segnate in alto grado dalla presenza del segno Staccata.

Tale evidenza empirica pone una serie di interrogativi connessi con la ricerca di un eventuale rapporto di causa-effetto: è la droga che contribuisce a creare una frammentazione della personalità, o al contrario è la frammentazione della personalità che crea una maggiore disposizione a restare agganciati ad una dipendenza?

Per tentare di inquadrare il problema della dipendenza in una prospettiva che vada al di là dei soggetti che frequentano i SERT, è necessario spaziare in un contesto grafologico più ampio di quello dato dai consumatori abituali, risalendo agli ispiratori “culturali” dell’uso della droga.

Partire dai rappresentanti della beat generation significa fare riferimento ai teorici consapevoli, nel senso che l’utilizzo di ogni tipo di droga è stato collocato all’interno di un obiettivo più ampio: l’esplorazione della struttura della coscienza, al fine di ottenere un’espansione della stessa. Una forma di ricerca non solo psicologica, ma anche religiosa, che fece dire a Kerouac, quando i giornalisti gli chiedevano che cosa stesse cercando così affannosamente: “Io rispondevo … di essere in attesa che Dio mostrasse il suo volto.” (1)

Questa ricerca di espansione della mente, non intesa come coscienza razionale, ma come ampliamento del vissuto esperienziale, che a sua volta poteva diventare portatore di rivelazioni cognitive, influenzò moltissimi artisti, che a loro volta influenzarono le masse giovanili.

In questa interrogazione partiamo da una considerazione di base: è ovvio che non tutti coloro che passano attraverso l’esperienza della droga entrano nella dipendenza; mentre sembra che con una frequenza statistica assai elevata quelli che hanno il segno Staccata vi restino fortemente agganciati, per cui quello che poteva essere visto all’inizio come un mezzo per facilitare o espandere in ricchezza il rapporto della personalità con il mondo, diventa al contrario l’incubo della tossicodipendenza: la personalità entra totalmente al servizio di qualcosa di esterno a sé che condiziona tutti i suoi movimenti. Quella che era un’esigenza di libertà e di ricchezza, diventa ossessione e ripetitività.

Le due personalità che esamineremo ora, Kerouac e Ginsberg, sono particolarmente interessanti in quanto, pur essendo entrambi artisti che devono molto della loro ispirazione all’uso di ogni tipo di droga, uno ne è stato totalmente ingoiato fino a cadere in forme sofferte di isolamento sociale e di paranoia (Kerouac), mentre l’altro l’ha cavalcata come una risorsa, mantenendo la piena capacità di relazionarsi con il mondo fino alla fine della sua vita (Ginsberg).

La cosa che colpisce, a livello grafologico, è che abbiamo una prima forma di conferma di quanto segnalato a livello di operatori del Sert: Kerouac ha la scrittura fortemente segnata dal segno Staccata; Ginsberg, al contrario, presenta in alto grado il segno Attaccata.