Allen Ginsberg (1926-1997)

Foto: Allen Ginsberg

Racconta Fernanda Pivano che “Spesso è stata presa per esibizionismo la solidarietà un po’ fanatica con cui Ginsberg è andato a perorare presso editori restii la causa di amici o anche soltanto di conoscenti, rinunciando in una specie di baratto a pubblicare cose sue per veder pubblicare cose d’altri: si deve soprattutto a Gibnsberg se la Evergreen Review ha accolto nelle sue pagine tanti poeti oscuri, solo più tardi diventati famosi; e si deve alle sue inesauribili doti di energia organizzativa se tante riviste di avanguardia sono state pubblicate e poi mantenute in vita, magari coi fondi raccolti dalle letture del poeta .” (4)

  • Scrittura di Allen Ginsberg
    Scrittura: Allen Ginsberg

Ginsberg è un vero concentrato di energie dirompenti e dovunque passa è in grado di agitare le acque. Perfino durante il suo soggiorno in India riesce a raccogliere intorno a sé un gruppo di giovani poeti clandestini, conducendoli a scrivere un manifesto del loro movimento poetico in un linguaggio tipicamente ginsbergiano: “Mai imitare la realtà di Aristotele, ma cogliere di sorpresa sotto il genitale dell’Arte la puttana realtà non smaltata;… sciogliere un furore creativo al fine di disfare il mondo artificiale e ricominciare dal caos” (5) Anche il suo rapporto con Kerouac sarà di accudimento in modo che il lavoro dell’amico venga pubblicato; mentre Kerouac non riteneva Ginsberg un personaggio altrettanto interessante, in quanto “Non fa che parlare”. (6)

Ginsberg si dimostra in grado di cavalcare tutte le onde, anche le più violente, senza perdere il controllo della situazione. Fa uso di ogni tipo di droga, alla ricerca di quella famosa esperienza di espansione di coscienza che lo metta in contatto con Dio, ma non ne viene inghiottito. Processato per oscenità nel 1957 per la pubblicazione della raccolta di poesie “Howl”, viene assolto in quanto il giudice decretò che l’opera “è una denuncia contro il materialismo, il conformismo e la meccanizzazione che minacciano l’America” (p.8), e come tale ha un significato sociale. In quegli anni attraversa anche il coming out relativo alla sua omosessualità, in un periodo in cui una dichiarazione ufficiale del genere nell’America puritana poteva essere dirompente. Tutte queste e molte altre provocazioni fanno di lui, appunto, un personaggio sospettabile di semplice esibizionismo, se non fosse che la sua produzione letteraria è qualcosa che regge nel tempo. Le poesie di Ginsberg rivelano una vena poetica fatta di immagini molto dense, di una materialità quasi ossessiva; però si sente anche lo spessore dei contenuti trattati, quasi sempre relativi all’impossibilità giovanile di riconoscersi nei valori della middle class americana, oltre che un’intensa sensibilità per il disagio femminile, a cui dà voce, ad esempio, nella poesia “Kaddish” dedicata alla madre Naomi ricoverata più volte nelle cliniche psichiatriche.

Quello che caratterizza Ginsberg, e lo differenzia fortemente da Kerouac, è la sua capacità di creare relazioni sociali: al centro della scena pubblica fin da giovane, grazie alla pubblicità legata al processo per oscenità, l’arrabbiatissimo Allen, che contesta tutto e tutti, è dotato di un vero talento nell’entrare in comunicazione profonda con chiunque, siano essi amici, editori, giornalisti, o anche nemici. Anzi, il concetto stesso di nemico non esiste per lui in quanto qualsiasi opposizione incontrata viene vissuta come una sfida a cercare un livello di comunicazione più profonda, in modo da arrivare a quel nucleo che accomuna la razza umana. Questo resta l’unico obiettivo che permane immutato in tutta la sua vita.

La sua capacità di creare relazioni era talmente alta che, mentre Kerouac alla fine della sua vita non riconosceva più il filo interiore che lo aveva condotto nel suo sofferto cammino, Ginsberg individuava in modo lucido i temi di ricerca e gli ideali che hanno segnato la beat generation influenzando la cultura e la contro-cultura americana degli anni sessanta e settanta. In questo modo, tramite il riconoscimento di questo legame intergenerazionale, ha collocato se stesso all’interno di quell’universo più vasto, che è il processo in divenire della Vita, a cui anelava.

Guardando la sua scrittura si colgono immediatamente i tratti di personalità che l’hanno sostenuto in questa ricerca così estrema: la combinazione Curva-Slanciata, per il suo altruismo e la sua grande capacità di creare relazioni sociali dovunque e nonostante tutto; il segno Sinuosa per la capacità di leggere nell’animo umano e distinguere la sostanza dall’apparenza; il segno Contorta per lo spirito di ribellione (“tendenza al sovversivismo”, la chiama Moretti); il segno Attaccata per la continuità di pensiero e di azione; la marcatura che segnala la sua passione per il mondo fisico; l’assenza del segno Larga tra parole, per la mancanza di ponderazione, che l’ha portato a seguire sempre e solo il sentimento, nel bene e nel male, e quindi a non accettare argomentazioni razionali che potessero arrestare il movimento istintivo del cuore. E infine il segno Tentennante, per la tendenza spiccata a rimettere sempre tutto di nuovo in discussione, perché non voleva restare prigioniero di nulla, neanche dell’immagine che poteva aver costruito di se stesso.