Cinema: l’arte che diventa movimento

Come fa un attore a conciliare la memoria materiale necessaria ad apprendere in dettaglio complessi copioni mantenendo nello stesso tempo la piena spontaneità e immediatezza del movimento?

Il segno Fluida sembra in questo caso assolutamente indispensabile; tuttavia benché questo sia il segno della malleabilità, della naturalezza, di una esposizione senza inciampi, è indice anche della disposizione ad un apprendimento intuitivo globale ma indifferenziato, per cui coloro che hanno Fluida sopra media possono “peccare di pressappochismo, di approssimazione, superficialità.” (B, 104)

Quindi la grafia di un attore dovrebbe avere un “fluida castigato”, in quanto il segno Fluida da solo non favorisce la memoria materiale né l’osservazione attenta dei particolari, entrambe qualità necessarie per mettere a fuoco la realtà esteriore, e quindi anche i personaggi che devono essere rappresentati, in modo da ottenere un effetto psicologico di spessore.

Per questo per un attore non è così semplice conciliare al suo interno queste due capacità, entrambe indispensabili al suo lavoro: la memoria materiale (che comporta anche l’osservazione attenta dei particolari) e la piena spontaneità espressiva, in quanto fanno appello a caratteristiche psicologiche che sembrano farsi da ostacolo l’una con l’altra.

Grafologicamente si tratta quindi di osservare in che modo gli attori risolvono al loro interno questa contraddizione, che deve essere solo apparente dati i risultati di altissimo livello che si osservano in alcuni grandi interpreti del cinema.

Inoltre, scendendo ancor più in profondità, possiamo tentar di osservare fino a che punto un attore sta veramente recitando, cioè dando vita a caratteri diversi dal suo, o mantiene nella sua recitazione elementi costanti che appartengono invece alla sua personalità.