Albert Einstein

Foto: Albert EinsteinNel settembre del 1993, come Associazione Grafologica Italiana – Sezione Regionale Veneto, con il presidente Giampaolo Fornara abbiamo organizzato il primo seminario di studi grafologici condotto dal più illustre allievo di Moretti, padre Giovanni Luisetto.

In quell’occasione, tra una serie di importanti personaggi famosi, è stata analizzata anche la scrittura di Albert Einstein e a questo proposito Luisetto riportò il parere autorevole di Moretti: Einstein psicologicamente non rientrava tra i ‘geni’, nel senso che non era caratterizzato da una forte originalità intuitiva, ma soprattutto risultava un elaboratore di principi assimilati, come ad esempio lo stesso Jung, pure analizzato in quell’occasione.

A fine convegno, ricordo una discussione piuttosto accesa su questo argomento tra gli organizzatori del convegno e un amico grafologo, decisamente indignato perché se la grafologia sosteneva tesi del genere a proposito di un uomo che di fatto è riconosciuto come un genio dal mondo intero, allora è come dichiarare apertamente che non capisce un cavolo!

Moretti, del resto, è sempre stato talmente sicuro delle sue intuizioni grafologiche, da sfidare in varie occasioni ciò che era ritenuto un sapere comune ovvio, con affermazioni a volte scomode. Famoso, ad esempio, il suo commento sulla scrittura di Mussolini, nel quale rilevò indici di emotività non del tutto sotto controllo (“in realtà era proprio pauroso”), e la categorica risposta dell’interessato: il Duce non teme. (Moretti, Chi l’avrebbe mai pensato, p. 126-127)

Ma, come si dice dalle nostre parti, il tempo è galantuomo e ora l’originalità diagnostica di Moretti trova un riconoscimento nell’opera provocatoria di Christopher Jon Bjerknes, Albert Einstein – The Incorrigible Plagiarist.

Libro: Albert Einstein – The Incorrigible Plagiarist Scrive l’autore: “Einstein plagiarised the work of several notable scientists in his 1905 papers on special relativity and E = mc2, yet the physics community has never bothered to set the record straight.”

E ancora: “As was typical of Einstein, he did not discover theories; he merely commandeered them. He took an existing body of knowledge, picked and chose the ideas he liked, then wove them into a tale about his contribution to special relativity.” (http://www.aulis.com/albert_einstein.htm)

Se si leggono gli Atti del Convegno del 1993, Luisetto usò gli stessi termini parlando di Einstein: “un grande assimilatore”,”elaboratore di principi che ha intuito, che ha visto, che ha raccolto da altri”, ma non direttamente un genio, vale a dire un pensatore originale, a causa del segno ‘Disuguale metodicamente’ non elevato.

Va comunque ricordato che l’intero processo di celebrazione, e ora di demolizione, del ruolo di genio di Einstein non fu da lui condotto, ma subito suo malgrado. Infatti come non esistono elementi di genio nella sua scrittura, così non esistono elementi di manipolazione intesa nel senso di rubare le idee altrui per farsene merito personale.

Il complesso intreccio di idee che costituisce il patrimonio teorico di ogni disciplina si nutre di diversi talenti e di diverse capacità, e diventa spesso difficile definire esattamente quale sia stato l’apporto individuale originale e quanto invece sia stato intuitivamente assimilato dal pensiero di altri. Questo resta vero non solo nel campo della scienza, ma anche in quello dell’arte. Per questo c’è bisogno di tempo e anche del contributo di specialisti (storici della scienza, critici d’arte) che ricostruiscono in prospettiva storica i diversi contributi. Pertanto il parere riportato ha valore in questo contesto di ricerca, e non perché sia il parere definitivo su Einstein, in quanto il riconoscimento di ciò che appartiene ad ognuno può essere un processo storico assai lungo.

Grafologicamente la combinazione basata sull’omogeneità fluida della scrittura, come quella di Einstein, favorisce la fusione: è un segno di fecondità e di facondia perché dà “prontezza e spontaneità fraseologica, di pensiero e di azione”. (Sc, 77). Una meravigliosa capacità, ma non è genio.

Scrittura: Albert Einstein