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Alfred Kinsey

Foto: Alfred KinseyProfessore di zoologia, stimato ricercatore nel campo di piccoli insetti quali le vespe delle galle: questo il back-ground accademico di Kinsey, che nel 1938, all’età di 44 anni, decide di dare una svolta alla sua vita spostando la sua attenzione dagli insetti alla sessualità umana.

La sua ricerca lo porta ad esplorare circa 17.000 casi e in soli 10 anni è in grado di pubblicare il primo, dirompente rapporto Kinsey sulla sessualità maschile, ed a elevare ancor più la temperatura emotiva con il volume successivo dedicato al comportamento sessuale femminile.

È vero che nell’America puritana degli anni ’40 bastava poco per creare scandalo; ma Kinsey non era ‘poco’, era veramente ‘molto’, nel senso che col passare degli anni il suo argomento di studio, il sesso, gli prende sempre più la mano. Kinsey diventa sempre più ossessivo nel suo voler documentare, provare, misurare, estendere il campo, abbracciando anche la sessualità animale, la pornografia, la pedofilia, quantificando dati di ogni genere, segmentando e specificando in minuziosi dettagli ogni comportamento sessuale al fine di individuare tendenze statisticamente significative.

Ancor oggi Kinsey appare al limite tra il comportamento di un ricercatore, di un pioniere della moderna sessuologia clinica, e il comportamento di un uomo che è diventato vittima delle sue ossessioni.

Interessanti, per il grafologo, risultano alcuni aspetti sottolineati sia dai sostenitori che detrattori:

  • a favore, gli viene riconosciuta la capacità di aver condotto una ricerca sociologica di vasta portata in quanto a numero di campioni presi in esame e di aver compreso l’importanza metodologica della fase di preparazione degli intervistatori, in modo da garantire la neutralità delle domande, l’attenzione alla comunicazione non verbale, ecc.
  • a sfavore, in riferimento all’attendibilità delle sue statistiche, viene sottolineato che l’altissimo numero di casi esaminati non significa che il campione esaminato fosse anche rappresentativo, in quanto è chiaro che chi è disposto a parlare in modo dettagliato di sesso a livello personale è già un sottogruppo autoselezionato, ma non certo l’individuo medio.

E a monte di questo resta il fatto che Kinsey aveva la formazione culturale di uno zoologo.

A riaccendere l’interesse ha contribuito recentemente il film su Kinsey interpretato da Liam Neeson , che dà una lettura del controverso personaggio piuttosto ripulita da ogni stravaganza, salvaguardando l’immagine dello scienziato in grado di rimanere – pur in mezzo al turbinio delle emozioni scatenate dall’oggetto e dalle modalità delle sue ricerche – impersonale, mentalmente lucido, distaccato, sempre oggettivo.

Non è così l’immagine che emerge dalla scrittura.

Scrittura: Alfred Kinsey

La personalità di Kinsey presenta una vistosa contraddizione tra la tendenza alla tecnica, quindi all’analisi di ciò che è impersonale per definizione, e l’invadenza di elementi molto personali che creano un azione di disturbo così forte da scompaginare fortemente la lucidità delle sue costruzioni mentali.

L’intelligenza tecnica è deducibile dalla tendenza all’osservazione precisa rivolta all’esteriorità delle cose (Accurata), che vengono analizzate, ricomposte e incasellate senza alcuno sforzo (Attaccata, Staccata, Fluida, Parca) e anche con una certa originalità nell’approccio (Disuguale metodico non omogeneo). Nelle relazioni interpersonali presenta tendenza alla contraddizione, alle domande imbarazzanti (Rovesciata), condotte realmente in modo impersonale (Accurata, Parca), con capacità di tagliare elementi estranei allo scopo prefisso (Aste rette, Recisa).

Le disposizioni indicate rendono l’individuo adatto per le scienze statistiche, in quanto la personalità è disposta alla tecnica, in modo da reggere compiti di osservazione esteriore dei fenomeni e di classificazione a lungo termine, se può farlo con un ampio margine di libertà interiore nelle modalità e nell’impostazione della ricerca. Mentre molto limitata, per le stesse ragioni, risulta la comprensione di tematiche profonde connesse con la sessualità umana.

Tuttavia è chiaro che sono presenti dei forti elementi di disturbo nella scrittura, originati soprattutto dalla dilatazione abnorme, sia in lunghezza che in larghezza, che caratterizza la zona inferiore delle lettere minuscole F-G-Y; mentre gli occhielli superiori (specialmente in H e in F) si ripiegano, allungandosi sempre in modo eccessivo, sopra le minuscole minori.

La prima conseguenza di questo movimento è la sovrapposizione grafica di diversi tracciati, che creano confusione per mancanza di distinzione (segno grafologico ‘Confusa’). A livello psicologico il significato, evidentemente, è quello di mancanza di lucidità, confusione di idee e di sentimenti. È un segno sostanziale dell’intelletto non molto frequente, specialmente con questa intensità, che appartiene a chi non riesce a discriminare le motivazioni del proprio comportamento, di chi confonde le cause con gli effetti, di chi proietta facilmente ciò che appartiene a sé.

Considerando, inoltre, che in senso grafologico è favorevole alla lucidità mentale tutto ciò che permette di distinguere l’accidentale dallo sostanziale, e la parte dal tutto, in questo caso è soprattutto la parte, sotto forma di occhiello, che viene a gonfiarsi, in quanto la personalità non riesce a liberarsi attraverso l’azione di contenuti che evidentemente premono per segnalare la loro importanza. Ma quali sono questi contenuti?

Per rispondere a questa domanda – che trattandosi di Kinsey ha una risposta scontata – è necessario entrare nel campo di interpretazione simbolica, non morettiana, del significato di:

  • abnorme dilatazione della zona inferiore;
  • dilatazione e ripiegamento della zona superiore.

Entrambe le caratteristiche rinviano alle interessanti analisi del Pulver sulla zona inferiore, istintuale, e sulla zona superiore, ideale, per cui ne risulterebbe che Kinsey era prigioniero di fantasie sessuali che ha tentato di alleggerire e controllare in modo ‘scientifico’.

La data riportata nel manoscritto, “Sept. 20, 1929”, antecedente alla decisione presa da Kinsey di abbandonare la zoologia per la sessuologia, rende comprensibile la svolta impressa alla sua vita, una svolta quasi imperativa. Kinsey si è sforzato di allargare la visione del tempo in merito al concetto di normale/anormale, rendendo molti individui che si ritenevano dei mostri o dei pervertiti meno soli. La sua analisi ‘impersonale’ del comportamento sessuale, esteso oltre i ristretti, angusti limiti del tempo, ma nello stesso tempo spogliato della sua dimensione simbolica tramite una visione riduzionista ad oltranza (il sesso è solo un riflesso fisiologico), si è concentrata sulla parcellizzazione dei comportamenti, in modo da definire una volta per tutte l’intera faccenda. Mentre dalla sua scrittura emerge esattamente il contrario: una pericolosa, ossessiva presenza dentro di lui che non solo non si lasciava ridurre, controllare o incasellare, ma anzi aveva già iniziato a invadere tutto il resto.

D’altra parte è anche molto comprensibile tutto questo, in quanto se non fosse stato lui stesso prigioniero dei suoi fantasmi sessuali, non avrebbe trovato la forza di resistere in questa strada di pioniere in un campo così osteggiato nell’America molto puritana del suo tempo.

Va considerato, inoltre, che qualsiasi uomo normale cerca di contenere il sesso entro confini definiti, in quanto comprende perfettamente il potere di assorbimento psichico di questa forza.

Se Kinsey ha rotto progressivamente questi argini di protezione, non è stato perché era lucido, distaccato ed emotivamente padrone del campo che ha esplorato, ma perché non ha potuto fare altrimenti, tanto era forte la spinta interiore a far emergere questi contenuti pericolosi che premevano dentro di lui, in una forma al limite dell’accettazione sociale.

Ma era scienza o propaganda che sconfinava nella pornografia?

 

Era Kinsey: in parte perfettamente adatto alla statistica, ma anche sempre al limite di perdere il controllo su di sé a causa di queste fantasie che sì, devono avergli preso spesso la mano.