Swami Rama e Padre Pio

Semplificando al massimo, possiamo dire che esistono due modi opposti di vedere il percorso umano verso Dio: una è la strada di opposizione all’ego che è visto come il nemico da vincere, e quindi molta parte del cammino verso la santità consiste nel tentativo di trascendere ciò che in realtà è spesso odiato e disprezzato, perché debole. Si tratta di creare una scissione all’interno dell’io per separare la parte luminosa dalla parte terrena, oscura, creando confini piuttosto decisi tra le due e un duro lavoro di selezione. Psicologicamente parlando, è un processo che richiede una personalità forte, molto strutturata, capace di fare chiarezza mentale e di resistere alle tentazioni, cioè ai richiami di integrazione che provengono dalle parti rinnegate.

L’altra strada si basa su un modo di vedere il percorso praticamente opposto, ritirando ogni valore dal concetto di selezione e di separazione in quanto attività proprie dell’ego, quindi non funzionali nell’ambito di un percorso spirituale perché tutto ciò che rafforza l’ego, o la personalità, rende la separazione dell’individuo dalla totalità in cui è immerso sempre più netta, quindi angosciante, oltre che origine dei successivi sensi di colpa. In altri termini, rafforzando i confini si rafforza inevitabilmente la separazione, quindi la paura, ed entrambi gli stati d’animo non favoriscono la connessione reale con il divino; mentre tutto ciò che si intende con il termine ‘trascendente’, in questa seconda accezione del termine, ruota intorno al concetto di un io in grado di abbandonare i suoi confini e immergersi in un mondo reale – non fantastico – che trascende tali confini.

Sono due percorsi non solo divergenti in merito ai mezzi impiegati per raggiungere lo stesso fine, ma che per essere percorsi al meglio delle loro possibilità richiedono una diversa struttura di personalità: un io estremamente strutturato e selettivo, nella strada di opposizione all’ego, in quanto per opporsi a parti di se stessa la personalità deve essere estremamente articolata dal punto di vista mentale e orientata in senso difensivo; mentre il secondo percorso richiede una personalità che sente molte falle, molte aperture al suo interno, che permettono il passaggio di esperienze “altre”, riconosciute direttamente come tali, e per permettere questo sono necessarie caratteristiche di personalità che indeboliscono i confini dell’io. I segni grafologici che permettono di cogliere questo processo di apertura e/o indebolimento dei confini nella struttura della personalità possono essere vari, in quanto ognuno porta un contributo diverso, come ad esempio Curva, per la disposizione alla connessione; Pendente, per l’abbandono; Aste a destra per la cessione; Larga tra lettere per la generosità; Aperture capo A-O per l’intenerimento del senso; Filiforme per la sensibilità sottile.

Venendo a Swami Rama e a Padre Pio, dal punto di vista grafologico ci troviamo di fronte a due personalità che in qualche modo esemplificano in modo estremo le due diverse tendenze al misticismo analizzate sopra, e con buona pace di tutti quelli, come me, che pensano che orientale necessariamente abbia a che fare con ‘personalità poco strutturata in senso difensivo’ e occidentale con il contrario, qui ci troviamo di fronte ad un vero ribaltamento di luoghi comuni.

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