Swami Rama

Foto: Swami RamaLa scrittura di Swami Rama, che possiamo considerare in molti sensi un vero concentrato di qualità grafologiche sostanziali, presenta in modo intenso un segno grafologico che mai mi sarei aspettata nella scrittura di un mistico: il segno Angoli C su valori decisamente sopra media (almeno 8/10).

Scrittura: Swami Rama

Questo segno, che risulta ancora più interessante in quanto compare in un contesto di ponderazione (triplice larghezza equilibrata e omogenea), di forte originalità dell’intelligenza e del sentimento (Disuguale metodicamente), di grande fermezza (Mantiene il rigo) e di sensibilità psicologica (Sinuosa molto sopra media), ha il significato inequivocabile di “savoir faire”, vale a dire rappresenta l’arte dell’attività umana per poter attrarre e condurre dalla propria parte uomini e cose. È l’arte della manipolazione, della discriminazione, “dello smistamento per tirar fuori quello che è necessario secondo la necessità e l’opportunità” (T, 85). Naturalmente sono le necessità e le opportunità stabilite dalla consapevolezza raggiunta dall’io, quindi è un segno altamente difensivo, ma la difesa è così sottile da risultare difficile da cogliere.

L’importanza del segno è tale per cui la sua forte presenza, come nel caso della scrittura di Swami Rama, rende la personalità inadatta, ad esempio, a compiti scientifici in quanto è troppo forte la tendenza alla manipolazione che, anche se condotta in modo artistico, tende a giocare con i fatti e le persone “con abuso di intreccio”. Vale a dire viene a mancare l’attrazione per l’oggettività, per la realtà nuda e cruda, per i fatti non infiorati, non abbelliti, non semplificati, non definiti una volta per tutte, ma sempre sottoponibili al gioco della trasformazione. Per questo la scrittura di Swami Rama denota una personalità estremamente equilibrata, ma che tende a giocare d’astuzia in quanto gli Angoli C “comportano sempre qualcosa di ingannevole, benché l’inganno possa essere soltanto soggettivo, cioè possa contenere soltanto l’arte di rendere accettabile la verità.” (Att, 31-32)

È chiaro che a un primo impatto questo verdetto grafologico può sembrare assurdo, ma se si entra nella vita di questa figura luminosa con questa chiave, credo che se ne possa apprezzare maggiormente lo splendore e la sostanza.

Intanto sottolineo nuovamente l’estremo equilibrio mentale che caratterizza questa complessa personalità (triplice), ancor più significativo in quanto non ha perso per strada, come spesso succede, la vivacità e l’originalità della mente e del sentimento, che sono arricchite anche da una grande capacità di introspezione (Sinuosa).

Basta pensare al fatto che una delle varie tappe di iniziazione richieste nel suo percorso spirituale l’ha portato a passare undici mesi rinchiuso in una piccola caverna buia, con un solo forellino nel soffitto da dove entrava uno spiraglio di luce, con lo scopo di aiutare la mente a concentrarsi su un punto solo (sic!). Spiega Swami Rama che attraverso questa pratica in quest’arco di tempo “persino l’aspirante più indolente conseguirà la verità.” Io direi piuttosto: chiunque abbia anche il minimo squilibrio mentale e non abbia imparato per bene le pratiche spirituali acquisite o non sia del tutto convinto di volere veramente questo percorso per sé, sarà automaticamente, per selezione naturale, lasciato per strada. Resteranno solo i più forti, i più determinati, quelli che comunque devono avere acquisito non solo molta disciplina ma anche molta ricchezza interiore.

Ma oltre a questo, la storia di Swami Rama, narrata nel libro La mia vita con i maestri himalayani è un piccolo capolavoro di continua arte psicologica. Non c’è capitolo in cui lui non narri la sua gioia per essere immerso in un universo ricco di giochi psicologici, che lui coglie con molta sottigliezza grazie alla triplice combinazione data dai segni sostanziali Disuguale metodicamente (originalità), Sinuosa (intuito psicologico) e Angoli C (savoir faire). Bellissimi i numerosi dialoghi riportati con il suo maestro, in cui gioca con i ruoli, per cui il suo amato maestro è sempre colui che dà le risposte profonde e lui è sempre quello che fa le domande sciocche. Ma emerge anche la profonda conoscenza che il maestro aveva delle capacità di questo giovane, al punto da sceglierlo per inviarlo in America a creare uno di quei ponti tra oriente e occidente che sono sorti numerosissimi nel secolo scorso. Emerge anche la delicatezza della guida psicologica esercitata su di lui, in quanto il suo maestro comprendeva l’irrequietezza e l’attrazione che il mondo esterno esercita sulla gioventù, e gli ha permesso di cavalcarla in modo da diventare non un moralista che procede per negazione, ma un saggio che si evolve per comprensione.

Ancora risulta interessante sapere che la sua grande arte e grazia nella manipolazione era tale per cui poteva controllare il suo corpo a piacere, come fu accertato dagli scienziati che condussero su di lui vari esperimenti condotti in laboratorio, quindi con tutto il rigore necessario alla scienza occidentale.

Però esiste sempre la tendenza alla manipolazione, sia pure artistica, sia pure sottoposta al fine di servire la divinità, ma è comunque il segno della tendenza al pieno controllo mentale dell’io su tutto ciò che entra e accoglie in sé.