Papa Wojtyla, Papa Ratzinger e Papa Luciani

Foto: Papa Woityla Foto: Papa Ratzinger Foto: Papa Luciani

“Non abbiate paura”

È innegabile che ognuno di noi, anche se in modo oscuro a livello logico, possiede una conoscenza intuitiva in merito a ciò che costituisce la sua realtà più profonda. O perlomeno questo è il primo pensiero che suggerisce la scrittura di papa Wojtyla: l’incitamento che amava dare al suo gregge, “Non abbiate paura”, non è in lui qualcosa di retorico, o un’invitante suggestione, ma corrisponde all’essenza stessa della sua personalità, profondamente segnata dal coraggio fisico, psicologico e anche morale.

Prima di esporre in dettaglio le ragioni grafologiche di questa caratteristica di personalità, che è la risultante di una serie di movimenti sottostanti, è necessario spiegare brevemente il contesto più ampio in cui le problematiche relative alla paura e al coraggio vengono collocate.

In via preliminare va detto che qualsiasi personalità umana è vulnerabile alla paura, in quanto la paura appartiene al piano della Terra. E più una personalità è ponderata, più deve affrontare la paura, proprio perché è in grado di valutare realisticamente tutti i pericoli esistenti nel mondo, da quelli più propriamente fisici a quelli psicologici o morali. Per questo si dice che il ponderato è anche segnato dal pessimismo, semplicemente perché vede e ragiona, e ragionando non può che concludere in merito alla precarietà della condizione umana e alla estrema difficoltà, da parte dell’umano, di sollevarsi con le proprie forze al di sopra dei limiti che gli appartengono.

Il pessimismo, però, non corrisponde alla paura. Questa si innesca, come disposizione della personalità, quando l’io sperimenta in modo continuo la sua debolezza, la sua incapacità di difendersi dagli attacchi che percepisce come esterni a sé, nei confronti dei quali si sente impotente. Grafologicamente appartiene ai segni di debolezza psichica, quali quelli presenti nella combinazione Pendente/Aste con il concavo a destra: la personalità non riesce proprio a ergersi contro le difficoltà per affrontarle e vincerle, ma anzi riconosce, perché lo sperimenta di continuo, l’inevitabilità del suo movimento di cessione. Oppure la disposizione alla paura può essere causata da un’emotività fuori controllo (Intozzata II modo), che porta la personalità a interpretare ogni più piccolo stimolo in senso minaccioso, ingigantendo la sensazione di pericolo; e di fronte a questo sovraccarico emotivo la mente non riesce a esercitare la sua funzione critica per riportare il sentimento alla oggettività dei fatti.

Invece, grafologicamente parlando, sentono meno la paura le persone impulsive, passionali, per almeno due ragioni: primo, si soffermano meno sulle conseguenze delle loro azioni, quindi valutano meno anche i rischi; secondo perché lo slancio interiore che le porta ad agire non può essere controllato dalla mente e l’irrequietezza interiore rompe gli eventuali argini posti dalla parte razionale. Però questo non significa che, nelle situazioni in cui si osa veramente molto, la personalità non senta la paura; soltanto questa si esprime dopo, appena si crea una pausa. Chi ha scrittura slanciata, ad esempio, e poca larghezza tra parole, agisce con sprezzo del pericolo, ma la paura emerge comunque a posteriori, magari nel sonno sotto forma di incubi.

Perché la paura non è qualcosa di eliminabile con la volontà, magari esercitandosi con il “pensiero positivo”, ma appartiene alla struttura di ogni personalità, in quanto geneticamente predisposta come segnale d’allarme che si attiva di fronte ai pericoli presenti nell’ambiente; e quindi è un potente fattore legato alla sopravvivenza dell’individuo. Mentre chi crede di essere immune dalla paura, sta semplicemente ignorando un aspetto di sé che comunque gli appartiene e prima o poi gli presenterà il conto.

Detto questo, vediamo perché la personalità di papa Wojtyla è così fortemente segnata dalla scarsa, anzi scarsissima, disposizione alla paura, che fa di lui un uomo tendenzialmente molto coraggioso.