La personalità di Papa Ratzinger

Foto: Papa RatzingerAnche in questo caso siamo di fronte ad una personalità che è in un processo continuo di interrogazione su se stessa e sul mondo (Disuguale metodico 8/10).

Foto: Papa Ratzinger

È interessante osservare questo in quanto il continuo elenco di no della chiesa di fronte ad una serie di comportamenti adottati nel mondo in modo sempre più diffuso (tanto per fare un esempio, l’uso degli anticoncezionali), sembra un rifiuto che appartiene al passato e viene perpetuato in modo esclusivamente dogmatico di generazione in generazione. Grafologicamente questa tesi non può essere sostenuta in quanto la personalità di papa Ratzinger, segnata da una forte esigenza di unicità (Disuguale metodicamente) sente come vitale per sé un percorso di indagine molto personale, ricco e profondo, in un contesto psicologico, però, completamente diverso di quello del suo predecessore.

Mentre papa Woityla era un uomo d’azione, questo è uomo di pensiero (calibro piccolo), cosa che, del resto, gli viene ampiamente riconosciuta.

Però il pensiero, fortemente segnato da un bisogno estremo di originalità espressiva del sentimento che lo attraversa, fatica a diventare comunicazione per almeno due ragioni.

Per prima cosa, le sue intuizioni originali, pure se espresse con chiarezza e precisione (scrittura definita, chiara, non impaziente) non sono collegate sotto forma di sistema (Larga tra parole 2/10). Quindi la mente procede in modo episodico, attraverso l’espressione di singole osservazioni suggestive, che restano però scollegate tra loro. Questa è la prima causa di quella difficoltà di comunicazione che è già emersa più volte: non riuscire a cogliere le conseguenze, magari ovvie, delle sue affermazioni, proprio perché la debolezza del pensiero critico corrisponde ad una forma di ingenuità che gli rende difficile il raggiungimento di una vera oggettività del giudizio.

Inoltre la comunicazione è difficile perché c’è un notevole rallentamento nel movimento estroversivo, dato non solo dalla dominanza mentale (segnalata dal calibro piccolo), ma anche da un movimento frenato dal bisogno di analisi (Titubante, Staccata), in modo che il suo desiderio di creare relazione (Curva) e condivisione profonda (Larga di lettere) viene continuamente ostacolato dal dubbio di fare la cosa giusta. Il movimento risultante, considerato sotto l’aspetto intellettivo e morale, è quello dello scrupolo, nel senso che viene messo in atto un continuo controllo per verificare se i principi adottati sono stati rispettati, con il pericolo, però, di perdere di vista la visione complessiva di quanto sta esaminando.

Dal punto di vista del rapporto con il mondo esteriore, il suo ancoramento ad una serie di principi originali, profondi, ma non collegati in modo sistematico, condizione necessaria per un profondo pensiero teologico, può causare un movimento di isolamento perché questi principi si susseguono senza lasciare non solo spazio al pensiero critico, ma neanche lo spazio di ascolto necessario per far entrare un pensiero altro dal suo (forte Disuguale metodico e scarsa larghezza tra parole).

Entrambi i movimenti (mancata riflessione critica su di sé, mancato spazio di ascolto dell’altro) possono portare la personalità a ritirarsi dentro i confini dell’io, rendendo il mondo un posto sempre più minaccioso. Anche questo è un aspetto della personalità di papa Ratzinger già ampiamente emerso: la condanna che spesso esprime nei confronti del mondo occidentale, che lui considera irreligioso, senza Dio, proviene anche dalla sua paura di non riuscire a portare nel mondo i principi luminosi che ha fatto propri. E se è vero che il mondo sembra non ascoltare, o non valorizzare adeguatamente, questi principi spirituali, è anche vero che questo papa non ascolta, nel senso che non crea una pausa, all’interno dei suo pensiero, per permettere all’altro di parlare. Ed è chiaro che il movimento risultante non può essere che quello che è: due mondi, quello suo interiore e quello esteriore, che sembrano procedere come universi paralleli.