La scrittura di Hitler analizzata da Moretti

L’analisi grafologica fatta da Moretti sostiene l’immagine dell’angelo caduto, del genio del male: i più bei segni grafologici riuniti insieme, indici di una intelligenza profonda e raffinata, intaccata da un solo grande difetto, un’ambizione smisurata che usava tutte le sue doti per arrivare primo ed essere solo in questo, per una forma quasi di consapevolezza della propria reale superiorità intellettiva e di conseguente e giustificato isolamento e allontanamento dalla stupidità delle masse.

  • la scrittura attribuita a Hitler, analizzata da Moretti
    Scrittura: Adolf Hitler

Dal punto di vista psicologico, l’analisi è avvincente nell’esame dell’intreccio delle motivazioni e delle abilità che sostengono la personalità nella sua folle corsa: la triplice larghezza equilibrata sopra media, indice di intelligenza superiore, ma anche l’originalità (Disuguale metodico), l’intuito psicologico (Sinuosa), l’estrema spontaneità (Fluida) del pensiero e della comunicativa. La potenza dell’intelligenza è sostenuta, anche, da qualità tali che gli permettono di stroncare chiunque abbia un parere contrario al suo (Intozzata I modo, Recisa, Austera), in modo che “séguita nella sua corsa di conquista sino agli svolti più pericolosi e trovandosi finalmente solo, tende a bearsi della vittoria.” (p. 100)

La potenza dell’intelligenza risulta, così, sostenuta da una potente autostima, più che giustificata, in questo caso, in quanto è il frutto, la risultante di una lunga serie di qualità: “la disposizione del sentimento all’altruismo, (curva), al risentimento e reazione legittima (angoli A), alla tenacia (angoli B), alla profondità di pensiero (larga di lettere), alla destrezza e raffinatezza di discussione (minuta), alla comprensione psicologica (sinuosa), principalmente alla scioltezza e alla fluidità del pensiero e della parola (fluida) e alla spiccata laconicità (parca) con cui riesce a freddare l’avversario.” (ib.)

In conclusione, avendo il soggetto la spinta potente alla filosofia, “tende a formarsi un sistema fondato sull’ambizione di supervalere”. (ib.)

Entriamo, così, direttamente nella visione di Nietzsche del superuomo, che sarà anche un po’ autoesaltato, ma ne anche le ragioni perché è non solo molto intelligente ma possiede anche un carattere superiore a quello delle masse.

Naturalmente ogni analisi psicologica di un leader ha un suo valore anche dal punto di vista sociologico in quanto, indirettamente, accredita diverse teorie sul potere e sugli uomini di potere.

Nella visione psicologica di Moretti, basata su quel reperto grafico pubblicato, Hitler è un genio che ha sbagliato a causa delle sue qualità, che gli hanno fatto dimenticare che era solo un uomo che ha scisso il suo legame con l’umanità, e anche con il divino, a causa della sua tremenda ambizione. Una sorta di figura tragico-religiosa, in ultima analisi.

Ero talmente affascinata da questo intreccio psicologico, che è stato piuttosto sconcertante per me trovarmi recentemente di fronte ad un’altra scrittura di Hitler che non sostiene, non regge proprio il quadro psicologico sopra considerato.