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Charles Darwin

Studiando la vita di personaggi del calibro di Darwin sorge sempre la domanda: come è possibile che scoperte scientifiche di tale portata vengano da parte di personaggi che potremmo definire degli outsiders.

Darwin sembra non riuscire a trovare un posto dove collocare se stesso: abbandona gli studi di medicina verso i quali prova scarso interesse; successivamente abbandona pure la carriera ecclesiastica. Sembra quasi di sentire le voci dei genitori: che ne facciamo di questo figlio che non sa inserirsi da nessuna parte ‘rispettabile’, che non sa che fare di se stesso?

Darwin, seguendo la sua passione per le scienze naturali, si imbarca per la più famosa crociera della storia, quella che gli fornirà il materiale su cui esercitare la sua mente prodigiosa. Questa esperienza di intensa osservazione del reale abbinata ad una logica ferrea lo porterà alle famose conclusioni che tutti conosciamo.

Nessuno meglio di Darwin può incarnare il mito dello studioso che, grazie all’osservazione attenta del mondo e al ragionamento rigoroso, è stato in grado non solo di portare argomenti decisivi a favore dell’evoluzionismo, inteso in senso generico come movimento culturale dell’800, ma anche di reggere la violenta opposizione religiosa che si scatenò nei confronti delle sue idee. Quanto fosse spiacevole, violenta questa opposizione lo deduciamo dal fatto che, nonostante la sua orgogliosa affermazione “È di enorme importanza mostrare al mondo che pochi uomini di prim’ordine non hanno paura di esprimere la loro opinione.”, nello stesso tempo riconosceva all’amico T.H. Huxley, che l’aveva difeso pubblicamente nel 1860 dall’attacco del vescovo di Oxford, “Onore al vostro fegato: io sarei morto prima di tentare di rispondere al vescovo in un’assemblea come quella.” (1)

Con quali risorse di personalità ha affrontato queste sfide?

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