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Critica e polemica

La storia della diffusione del pensiero di Darwin suggerisce alcune interessanti precisazioni in merito alle ‘armi’ con cui furono condotte le varie, inevitabili battaglie conseguenti alla esposizione della sua teoria della selezione naturale.

La forza del pensiero critico di Darwin, in questo senso, non era una qualità che potesse rappresentare per lui una moneta facilmente spendibile, in quanto il suo argomentare necessitava sempre e comunque di argomenti fondati e pertinenti per esplicarsi. Darwin era abituato al confronto delle sue idee con molti scienziati del tempo, con i quali corrispondeva serratamente (lo testimoniano i 5 volumi di lettere pubblicati e le oltre tredicimila lettere catalogate); inoltre 20 anni di studi e di ricerche sono stati necessari prima che Darwin si sentisse pronto a presentare in pubblico le prove a sostegno della sua teoria dell’evoluzione. I suoi appunti privati testimoniano la varietà dei suoi interessi, le sue intuizioni e lo sviluppo delle stesse attraverso molti punti di vista prima di arrivare, tramite il confronto, a selezionare solo quelle documentate.

Questo era il campo in cui Darwin eccelleva: rigore critico nell’esame delle ipotesi avanzate, e il critico più rigoroso ed esigente di se stesso era proprio lui stesso, in quanto l’ipercritica che lo caratterizza (Larga tra parole molto sopra media) crea inevitabilmente forme di incontentabilità interiore, di continua rimessa in discussione, che diventa anche una forma di preoccupazione per la tensione continua verso l’acquisizione di maggiore competenza, maggiore rigore logico nelle argomentazioni e nelle prove, messe in campo solo dopo un lungo lavoro di triturazione interiore e di rallentamento indefinito nella conclusione cercata.

Ma il campo dove Darwin non seppe proprio destreggiarsi fu quello della polemica agguerrita che si scatenò in risposta alle sue teorie non a livello scientifico ma religioso, in quanto i suoi detrattori potevano permettersi di attaccare le sue idee ignorando completamente l’esame delle prove che lui aveva raccolto con tanta fatica nel corso della sua vita.

Entrare nel campo della polemica, grafologicamente parlando, richiede altre doti: oltre ad un’ovvia vivacità di spirito, che certo non gli mancava, richiede anche la capacità di concentrarsi su pochi punti essenziali, le proprie carte vincenti ma molto, molto semplificate, e sui punti deboli dell’avversario. Il segno Larga tra parole così elevato non lascia certo indifesa la personalità di Darwin, ma la critica, che può trascendere nell’ipercritica, non favorisce però quella semplificazione ideologica netta e chiara necessaria invece alla polemica, che appartiene piuttosto all’intelligenza acuta.

Darwin rimase sempre lontano dalla vita pubblica e dal clamore suscitato dalle sue idee: non tenne mai conferenze divulgative e non scrisse mai cose più accessibili di quelle che riservava ai colleghi. La tenace difesa di Darwin fu condotta da altri, quali ad esempio dal già citato T.H. Huxley che sostenne le teorie di Darwin attraverso varie azioni di natura quasi apologetica, che andavano dal contrastare l’attacco delle autorità religiose del tempo alla diffusione delle idee attraverso conferenze popolari.

Darwin, invece, non sapeva semplificare, non poteva polemizzare senza sentirsi snaturare, senza perdere la sua identità più profonda che veniva da quel ragionamento ampio, documentato, che cedeva solo dopo aver tutto controllato e ricontrollato fino alla saturazione.

La polemica se l’uomo discende o meno dalla scimmia, posta in questi termini, è qualcosa che semplicemente è di una semplificazione che nulla ha a che fare con la raffinatezza della sua personalità e con lo scrupolo straordinario con cui esaminava il mondo della natura, che tanto lo affascinava e di cui era un profondo conoscitore sia come osservatore che come teorico.