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Karl Marx (1818-1883)

Ci si chiede come mai, nell’immenso, variegato paesaggio dei rivoluzionari del 1800, proprio Marx sia stato scelto come rappresentante ufficiale delle rivendicazioni dei diseredati, icona fonte di ispirazione in quel sofferto, intenso processo di trasformazione sociale che ha caratterizzato il mondo nei due ultimi secoli. Impossibile banalizzare o sminuire questa figura, considerato che “a cent’anni dalla sua morte, metà della popolazione mondiale era ancora governata da regimi che facevano riferimento al marxismo come ideologia ispiratrice.” (4)

Indubbiamente Marx in quanto a logica, dialettica, erudizione non aveva rivali; inoltre era considerato dispotico, irruente, appassionato, con l’inamovibile convinzione di essere sempre e comunque nel giusto; per di più dotato di eccezionali, raffinatissime capacità critiche, che lo mettevano in grado di massacrare (verbalmente) ogni avversario o presunto tale. Coraggioso oltre ogni dire, in quanto si scagliava sempre contro i pezzi più grossi, e tra i suoi preferiti c’erano sempre i capi di governo; questa sua audacia e impossibilità a scendere a qualche compromesso, è facile da immaginare, gli costò una vita assai dura dal punto di vista materiale, al limite della sopravvivenza fisica, e al di sotto anche di questa per molti dei suoi figli. Marx, perciò, in molti modi fece della sua vita un vero sacrificio in nome di ciò in cui credeva.

Tuttavia la sua vera carta vincente è stata l’impostazione teorica di ampio respiro del ‘socialismo scientifico’, basato sulla convinzione profonda, condivisa dai suoi seguaci, che la sua visione dialettica delle lotte di classe fosse un’analisi totalmente oggettiva di leggi economiche che una volta chiaramente individuate avrebbero permesso la previsione scientifica del futuro; ma non solo, avrebbero permesso di intervenire direttamente nel corso della storia stessa,  accelerando il processo rivoluzionario che lui vedeva comunque inevitabile. Perché il futuro non può essere arbitrario, ma deve rispondere in modo prevedibile se sono state capite, studiate abbastanza fondo le leggi nascoste. Da questa posizione apparentemente molto rigorosa nasceva il disprezzo di Marx verso tutti gli altri teorici socialisti/comunisti/anarchici dell’epoca, perché ritenuti degli utopisti e dei sentimentali in quanto non avevano analizzato, come lui aveva fatto, il processo storico in atto in un’ottica esclusivamente materialistica.

Quello che Marx non avrebbe mai ammesso era di essere egli stesso profondamente animato dalla visione idealistica di un nuovo mondo senza classi e senza sfruttamento che avrebbe finalmente liberato l’uomo dalle sue catene. A questa aspirazione del cuore  lui si permetteva di aderire solo perché ‘storicamente’ inevitabile  e ‘scientificamente’ dimostrata, quindi non illusoria. (E qui c’è tutta la convinzione degli uomini molto focalizzati per cui i sentimenti sono infidi, pericolosi, in ultima analisi inconsistenti.)

La cosa strana è che Marx, oggi totalmente rinnegato dalla sinistra in quanto scomodo ricordo di troppi fallimenti, comincia ad essere rivalutato proprio da alcuni dei suoi nemici, i ‘malvagi’ capitalisti, i quali non possono che trovare lusinghiera l’appassionata, famosa descrizione di Marx delle gloriose gesta compiute da questa classe: “La borghesia…ha rivelato il potere dell’attività umana. Ha creato opere ben più mirabili che piramidi egizie, acquedotti romani e cattedrali gotiche, ha condotto ben altre spedizioni che le migrazioni dei popoli e delle crociate.”  “Col suo dominio di classe, appena secolare, la borghesia ha generato forze produttive più numerose e più ingenti di quante ne avessero mai create tutte le generazioni passate. Soggiogamento delle forze naturali, macchinari, applicazione della chimica a industria e agricoltura, navigazione a vapore, ferrovie, telegrafi elettrici, dissodamento di intere parti della superficie terrestre, navigabilità dei fiumi, intere popolazioni come nate d’improvviso dalla terra – quale dei secoli passati poteva mai immaginare che in seno al lavoro sociale si celassero simili forze produttive?” (5)

E con grande lungimiranza Marx riuscì anche a prevedere il processo di globalizzazione a cui assistiamo ora: “La borghesia … ha reso cosmopolita la produzione e il consumo di tutti i paesi. (…) Al posto dell’antica autosufficienza e dell’isolamento locale e nazionale subentra un traffico universale, una universale dipendenza reciproca tra le nazioni. E come nella produzione materiale, così anche in quella intellettuale. Le creazioni intellettuali delle singole nazioni divengono patrimonio comune. L’unilateralità e la ristrettezza nazionali si fanno sempre più impossibili, mentre dalle varie letterature nazionali e locali si sviluppa una letteratura mondiale.” (5) Questo in un momento storico in cui non si era ancora concluso il processo di formazione dei singoli stati.

Nell’ottobre del 1997 un numero speciale del “New Yorker” proclamò Karl Marx “il prossimo grande pensatore”, un uomo che ha molto da insegnarci in fatto di corruzione politica, tendenze monopolistiche, alienazione, mercati globali. Insomma un grande, geniale studioso del capitalismo.

Veramente imprevedibili i corsi e ricorsi della storia!

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