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Sigmund Freud

Sembra che alcune persone abbiano la vocazione delle cause perse. Apparentemente per un medico e neurologo pubblicare nel 1900 un libro dal titolo L’interpretazione dei sogni (2) poteva significare la fine della propria credibilità; per non parlare delle insistenti osservazioni in merito ad un’altra sua fissazione, che ruotava intorno alle cause e alle conseguenze della rimozione della sessualità, decisamente un argomento ancora più sgradito di quello bizzarro dei sogni. Dati tutti gli insoliti e morbosi interessi di questo strano personaggio, sarebbe stato ragionevole prevedere per lui un destino di emarginazione, di isolamento sociale e culturale, al limite della legalità e delle accuse di oscenità.

E invece Freud diventa il simbolo di quella grande avventura intellettuale e clinica, le cui scoperte travalicheranno completamente i confini disciplinari della psichiatria e della psicologia per diventare parte integrante del linguaggio artistico e del linguaggio comune.

Freud iniziò a praticare la psicoanalisi nel suo studio di Vienna intorno al 1895 lavorando in condizioni di isolamento quasi assoluto, tanto che la sua persona rappresentava l’intero movimento psicoanalitico. Tuttavia doveva avere in sé il fascino del leader carismatico, in quanto fu in grado piuttosto velocemente di attirare intorno a sé un numero sempre crescente di medici.

Col diffondersi delle teorie freudiane e con l’allargamento dei fondamenti interpretativi la psicoanalisi diventò addirittura un approccio iniziatico globale alla vita, trasformandosi in una visione salvifica, quasi escatologica.

Il successivo rigetto di questa parte del pensiero freudiano spesso però fa dimenticare che cosa aveva significato per i medici dell’epoca un approccio diverso alla malattia mentale; quale raggio di speranza abbia rappresentato per lo psichiatra, relegato insieme con i suoi pazienti nelle corsie più inquietanti dei manicomi di allora, riconoscere che la malattia mentale poteva avere una sua logica, che poteva essere compresa, che poteva anche essere spiegata in base a fattori psicodinamici, quali ad esempio ricordi traumatici rimossi. Al posto di camicie di forza, il dialogo.

Freud individuò con precisione alcuni meccanismi con cui opera la mente nel campo dei meccanismi di difesa: la negazione, per cui parti di noi possono essere rimosse e cancellate dalla coscienza; e la proiezione che segnala la presenza dei contenuti rimossi, visti però al di fuori di noi. Scoprendo questa modalità di operare che appartiene alla mente umana, ha creato i presupposti culturali per cui la malattia mentale è diventata un terreno di esplorazione attraverso il disvelamento del linguaggio simbolico analizzato con la mente razionale.

È la nostra visione dell’uomo che è cambiata in questa dimostrazione di ciò che sembra – per logica di termini – di per sé indimostrabile: l’esistenza di una parte inconscia della psiche umana a cui indirettamente si può risalire, anche attraverso i sogni, che ci ricorda che non siamo padroni a casa nostra, in quanto la consapevolezza è quel faro che illumina una minima parte del processo mentale. Tutto il resto è un mondo misterioso che va esplorato, attraversato, compreso e riportato, in parte, alla luce. Se non viene compreso opera ciecamente; se viene compreso accetta qualche mediazione.

È chiaro che questo territorio è assai inquietante e infido di per sé, in quanto ognuno sa di avere i propri fantasmi interiori, che per essere conosciuti richiedono solo di essere attraversati. Ma chi mi dice che poi sarò ancora in grado di ritornare senza essere stato sopraffatto dalla mia stessa parte oscura che è entrata in risonanza con l’ombra dell’altro? Tutti coloro che si occupano di malattia sanno che c’è un limite oltre il quale entrare in contatto con la debolezza dell’altro, sotto forma di malattia fisica o psichica, sollecita il richiamo della propria debolezza interiore.

E parlando nel caso specifico di Freud, ci rendiamo conto che oltre ad essere un esploratore in un territorio totalmente sconosciuto (la psiche umana malata) e assai pericoloso, si avventurava in un campo socialmente visto come molto sconveniente (inconscio, sessualità), volendo mantenere nello stesso tempo la piena dignità connessa alla sua professione di neurologo, con conseguente riconoscimento nel campo scientifico, oggettivo e dimostrabile, e non certo essere confuso con un ciarlatano.

Dal punto di vista grafologico è ovvio l’interesse per cogliere le risorse di personalità che hanno sostenuto Freud nell’affrontare una situazione così destabilizzante non solo senza esserne personalmente devastato, ma anzi creando intorno a sé quel grande fermento culturale che diede origine alla psicoanalisi.

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