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L’analisi di personalità

La scrittura di Freud lascia un po’ interdetti se si fa riferimento all’immagine classica del fondatore della psicoanalisi che ascolta in silenzio il paziente steso sul lettino, seduto alle sue spalle per non interferire in alcun modo con il flusso libero delle immagini e dei ricordi provenienti dall’inconscio del paziente in analisi.

Scrittura: Sigmund FreudEUD

In realtà tutta la scrittura suggerisce l’immagine dell’interazione interpersonale intensa, diretta, basata su un forte bisogno di relazionarsi (Pendente) attraverso la ricerca continua di provocazioni (Acuta) per suscitare una risposta, e quindi l’apertura e la manifestazione dell’altro, sia esso un paziente, un collega o un nemico.

Perciò per lui era già un’impresa semplicemente tacere e lasciar parlare l’altro in quanto Freud, con ogni evidenza appartiene al temperamento dell’assalto: la personalità è caratterizzata dal segno Acuta, nel pieno dei suoi tre requisiti di angolosità, strettezza di lettere e altezza delle lettere, indice di acutezza di intelligenza e di spirito di contraddizione, che si esprime con notevole avventatezza e passionalità (Slanciata).

La sua intelligenza è fortemente originale (Disuguale metodicamente), quindi in grado di avere intuizioni profondamente creative anche in campo psicologico (Sinuosa), in cui si radica potentemente. L’intuizione viene portata avanti secondo le modalità proprie dell’intelligenza acuta, che “va alla verità per mezzo di assaggi, contraddicendo, scartando, smistando” (Sc, 48), e questo modo di procedere tortuoso rafforza la memoria perché il soggetto assimila il risultato attraverso la lotta (Acuta, Pendente). Infatti “ … l’intelligenza acuta arguisce sempre e con l’arguire apprende la verità e, a volte, anche più raffinatamente dell’intelligenza profonda, in quanto ha lavorato di più e nulla ha appreso se non con un controllo, quasi direi, petulante.” (T, 126)

La mente di Freud non è quella dello scienziato razionale, lucido, ma di colui che sente la  potenza delle sue intuizioni e le difende a tutti i costi (Angoli A e B sopra media); mentre non ha a sua disposizione l’abilità dell’intreccio, per cui le sue intuizioni restano isolate e non riescono diventare teoria. Grafologicamente lo scienziato intuitivo, come Freud, che riesce a cogliere le meraviglie di un aspetto del reale, può diventare anche un teorico, cioè collegare le sue intuizioni in un contesto più ampio, solo se ha a sua disposizione sufficiente profondità nello sguardo per abbracciare i molteplici aspetti del fenomeno osservato (Larga di lettere sopra media) e adeguata potenza del pensiero critico (Larga tra parole sopra media). Entrambi i requisiti non appartenevano all’intelligenza di Freud, che rimase pertanto estremamente unilaterale nella sua visione psicologica dell’uomo. Per quanto riguarda la donna, poi, ammise egli stesso con molta sincerità che quello restava per lui un continente totalmente sconosciuto.

Può sorprendere, fino a un certo punto, che questo geniale indagatore della mente malata abbia egli stesso una personalità così inquieta (Acuta, Slanciata), così contaminata dall’irrazionale (Oscura, Intozzata I e II modo, Ricci della Mitomania), al limite egli stesso di essere travolto dalla sua spinta alla contraddizione così intensa e immediata (Acuta, Pendente, Slanciata), dalla sua emotività (Intozzata II modo), dal suo bisogno di avere sempre e comunque ragione (Angoli A, Intozzata I modo) da stremare le sue risorse fisiche (per non parlare di quelle degli altri), in quanto la personalità è sempre in una posizione di autodifesa, perché il mondo intero gli rimanda, tramite appunto la proiezione, questa spinta alla contraddizione e all’attacco da cui deve difendersi, ma che in realtà appartiene a lui.

Sotto molti aspetti si può dire che Freud ha potuto indagare il mondo dell’irrazionale perché ne ha sentito la potenza e il fascino su di sé, ne ha partecipato direttamente. Essendo la sua intelligenza acuta, quindi interessata maggiormente a mettere in risalto il lato negativo dei fenomeni osservati,  l’ha interpretato come un mondo destabilizzante e minaccioso da cui è necessario difendersi; Jung, invece, con una personalità totalmente diversa, l’ha vissuto come un mondo numinoso in gradi di nutrire, con la potenza dei suoi simboli, la piccola parte razionale dell’uomo.

Ma per esplorare il mondo dell’inconscio in qualche modo bisogna essere disposti a farne esperienza su di sé, nel senso di concedersi questa esperienza, se la personalità è più equilibrata, come ad esempio avvenne per Jung, o di viverla così intensamente sulla propria pelle da non poterla negare, come nel caso di Freud; e nel suo implacabile punto di vista materialistico c’è tutto il suo desiderio di portare ragione e ordine nella psiche umana e di dominare le forze oscure che sentiva dentro di sé e che andavano riportate alla luce con la prassi terapeutica rigidamente definita – per arginare l’inconscio – che lui aveva elaborato.

Queste erano le sponde che lui aveva costruito, senza le quali l’esploratore in lui, che già aveva rischiato tanto in questo viaggio alla ricerca delle sue ossessioni, riteneva assolutamente impossibile procedere all’interno di un territorio così infido, pena l’invasione da parte di quel sottobosco di potenti istinti che il suo sguardo acuto aveva colto.