Caso #2: Analisi delle dinamiche interiori conflittuali

    • Campione grafico: Donna, età 50
      Scrittura: campione grafico

    SEGNI
    Curva – estroversione, altruismo,  adattamento
    Largo di lettere 7 – profondità dell’intelligenza e del sentimento
    Larga tra lettere 4- cautela nel giudizio
    Larga tra parole 6 – forza del ragionamento, tendenza alla discussione
    Sbalzi nel calibro – variazioni d’umore nel senso di sé
    Spadiforme – affievolimento
    Disuguale metodico 7 – originalità e indipendenza ma carente in fatto di metodicità e di forza
    Calibro medio – disposizione alle proporzioni
    Pressione – media, uniforme
    Fluida – spontaneità
    Calma –
    Ponderata
    Dritta – sostenutezza
    Aste rette/destra – equilibrio tra inflessibilità e remissività
    Aste sinistra, rette, destra – fatica a concentrare le forze volitive
    Sinuosa – dolcezza insinuativa
    Mantiene il rigo/Ascendente – fermezza, ardore

    TENDENZE DOMINANTI DEL SENTIMENTO: apertura, compassione, adattamento con senso di smarrimento dei confini interiori.

    DIFESE DELL’IO
    Convolvoli, accartocciamenti, intrecci – savoir faire
    Cenni di Stentata – indugio del pensiero nei particolari per autodifesa
    Angoli appuntiti sparsi – reazione sporadica e imprevista di rottura
    Aste rette, mantiene il rigo – fermezza, radicamento nel diritto di essere e di volere
    Larga tra parole sopramedia e tra lettere sottomedia – il ragionamento e il giudizio trattengono il sentimento (cautela nel giudizio e controllo attraverso il ragionamento)

    Nella sua struttura di base la personalità è caratterizzata da profondità di intelligenza e di sentimento sostenuta da adeguate capacità critiche, che insieme sono in grado di portare a conclusione in forma di sistema quanto viene fatto oggetto delle facoltà mentali. In questo procedere il soggetto non è disturbato dall’emotività o dall’impulsività: valuta con calma per non tralasciare nulla.

    Le esigenze del ragionamento premono per arrivare ad un’analisi completa, esaustiva della realtà e tendono ad avere anche una funzione protettiva all’interno della personalità, in quanto vanno a sostenere alcuni elementi soggettivi di indecisione e di cautela, che di per sé sarebbero lievi, ma che vengono accentuati dalla tendenza e all’esigenza di ponderazione che tutto deve spiegare.

    Il soggetto vive la propria personalità come un’entità un po’ fluttuante e per questo bisognosa di strategie di protezione. Per questo, a volte, il movimento estroversivo di adesione è spezzato dall’ansia dell’analisi dettagliata, che in casi estremi può arrivare fino alla pedanteria di voler definire tutto in dettaglio. Oppure l’esigenza di andare dritta al sodo può essere frenata dal bisogno di ripetere più volte il proprio pensiero e i propri sentimenti, nel timore che non siano stati capiti. Esistono anche sbalzi effettivi nel senso soggettivo di potere e di benessere, con flessione del sentimento di fiducia in se stessa, e sbalzi nel sentimento di fiducia negli altri, con passaggi da stati d’animo di fusione al bisogno di stringere il giudizio ed essere più cauta per ritrovare se stessa.

    Sono movimento lievi, ma reali, di natura più compensatoria che sostanziale, che possono essere eccessivamente ingigantiti se esaminati con la lente ipercritica del ragionamento accentuato, che contraddistingue il soggetto.

    Se la personalità riesce a lasciare emergere e a lasciar sedimentare tutti questi movimenti che vanno e che vengono, sente sottostante la forza interiore della profondità del pensiero e del ragionamento, uniti alla fermezza che comunque va avanti.

    Le difese reali dell’Io  non sono quelle sopra evidenziate, che mantengono un carattere episodico, e quindi non sostanziale, ma sono date da altre strategie autodifensive, quali l’uso del giudizio per contenere e frenare l’apertura del sentimento, una leggera rigidità nel lasciarsi andare che può provocare accumuli di tensione, l’estrema risorsa data dalla capacità di reagire in modo anche aggressivo per autodifesa, la disposizione ad una giusta dose di inflessibilità sostenuta, in caso di pericolo, anche da un movimento di repulsione interiore.

    La sofferenza reale dell’Io sta nella comprensione della troppa apertura e della conseguente sensazione di mancanza di confini netti, istintivi: la profondità la porta ad abbracciare la verità degli altri, ma questo processo lei lo vive anche come una mancanza di radicamento in se stessa, di volubilità.  Infatti, il movimento estroversivo/adattivo, che nel suo lato luminoso contiene in sé la capacità di accogliere, quando è molto accentuato, come in questo caso, contiene in sé il lato ombra che rende una parte della persona furiosa perché si sente sempre prevaricata e sente la sua vita in funzione di satellite delle vite altrui, sempre pronta e disposta ad entrare in orbita intorno alle problematiche altrui.

    La lotta per mantenere i confini è proprio quella che sfinisce di più il soggetto, il quale, per tendenza spontanea, è proprio dalla lotta che vuole sempre e comunque rifuggire. Della lotta ha paura, perché ha paura di rompere il legame di fusione con il mondo che costituisce il primo valore vissuto coscientemente e sentito come vitale.

    La ferita sottostante, cioè la sensazione di mancanza di forza nella difesa dei confini dell’io, può essere lasciata emergere nella presa di coscienza che l’io è difeso adeguatamente dalle qualità sostanziali, ma anche dall’accettazione del fatto che il soggetto, per sua natura intrinseca, non sarà mai in grado di sentirsi a suo agio e neanche tollerare situazioni di competitività o anche di semplice emulazione.

    L’altra problematica di fondo riguarda proprio la difficoltà di rapportarsi con il mondo reale. Agire nel mondo richiede una serie di doti quali forza, imposizione, attività, lavoro, fatica, tutte caratteristiche che il soggetto sente estranee alla sua natura. Lei non si sente spinta da queste motivazioni, ma agisce invece in base alla riflessione da cui sorge la determinazione della volontà ad agire. Non è una spinta diretta, ma indiretta, quindi nasconde in sé la paura dell’incontro/scontro con le difficoltà, la paura del sacrificio, perché sa che per tenerezza di cuore, in caso di contrasto anche lieve, non ha la forza di reggere la rottura dell’armonia,  perché non ne capisce la natura episodica e non la inserisce nel contesto per cui la verità, spesso, si manifesta proprio grazie allo scontro delle opinioni diverse. Per tutte queste ragioni cerca di evitare le responsabilità, cerca di delegare agli altri le decisioni importanti anche se non le condivide e ha bisogno di imporsi, per ragionamento, l’azione, che può risultare così molto faticosa.