Stalking: sindrome del molestatore assillante

La giurisprudenza americana è stata la prima ad affrontare specificamente il problema della definizione del fenomeno dello stalking, che molto sinteticamente si riferisce al comportamento intenzionale, malevolo e persistente, di seguire o molestare un’altra persona.

La grande maggioranza di questi comportamenti viene messa in atto da ex-partners di sesso maschile nei confronti di compagne che hanno interrotto o vogliono interrompere la relazione.

Il comportamento messo in atto risponde a intenti molteplici, quali:

  • tentativo di ristabilire il rapporto
  • vendetta per i torti subiti
  • dipendenza
  • desiderio di continuare a esercitare un controllo sulla vittima.

Benché nella categoria a rischio di subire molestie rientrino diverse figure (professionisti sanitari, legali, personaggi famosi dello spettacolo, precedenti datori di lavoro), i casi di stalking che si verificano nel contesto della violenza domestica, come si è detto, sono di gran lunga prevalenti e sono anche quelli che presentano il maggior rischio di violenze.

Il rischio di violenza associato allo stalking, tuttavia, è di complessa valutazione e di difficile previsione proprio perché risulta significativamente correlato al grado di intimità precedente esistente nella relazione (maggiore intimità, maggiore rischio di violenza associato) e meno frequentemente collegabile a specifici problemi psichici (quali l’erotomania) o a disturbi di personalità presenti nel molestatore.

Per questa ragione alcuni autori ritengono fuorviante studiare il caso del molestatore isolandolo dal rapporto di coppia, in quanto in qualche modo si comprende che il livello di prepotenza e di prevaricazione messo in atto nei confronti della ex partner non rappresenta un valore stabile, una costante che viene portata nel mondo con modalità conformi (come sarebbe, ad esempio, per un tratto di personalità quale aggressività, crudeltà, ecc.) ma appartiene a modalità dinamiche consolidate all’interno di quella specifica coppia.

Il fatto che non esista un profilo psicopatologico tipico dello stalker, che il fattore di rischio di violenza fisica per il molestato sia correlato al precedente grado di intimità relazione, sottolineano la complessità del fenomeno dal punto di vista del modello comportamentale sottostante
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