Caso #3: La spiccata larghezza tra parole e il fascino pericoloso del pensiero ipercritico

  • Campione grafico: Uomo, età 31
    Scrittura: campione grafico

La larghezza tra parole, nella grafologia morettiana, rappresenta l’indice del pensiero critico: l’individuo, per mezzo di questa funzione, prende le distanze dal mondo sensibile e immediato per sottoporre a valutazione, tramite il giudizio, quanto diventa oggetto di esperienza.

“Il segno Larga tra parole concede al soggetto la spinta al ragionamento, al giudizio, alla critica e tale spinta è propria di coloro che tendono a coltivare le facoltà mentali.” (PP, 146)

Intuitivamente appare chiaro che se la facoltà è poco sviluppata, la personalità resta un po’ indifesa nel giudizio, quindi soggetta a forme di ingenuità, di facile credulità, di “inettitudine a usare la diffidenza quando l’opportunità lo richieda.” (B, 120) Infatti, “ingenuità è lo stesso che facilità a credere senza controllo.” (Vz, 73) Anche una persona molto intelligente, con il segno ‘Larga tra parole’ sottomedia, non è capace di difendersi a livello argomentativo: può intuire la grandezza e la raffinatezza di una verità, ma non le sa dare quella impostazione scientifica necessaria per resistere agli assalti. Per portare a conclusione ciò che si intraprende sotto forma di sistema, caratterizzato da capacità logica e capacità consequenziale, è indispensabile il segno Larga tra parole, che anche se sopra media deve mantenere un certo equilibrio, perché se la facoltà si dilata eccessivamente conduce al gusto della discussione, quindi all’indugio su di essa, e fatica a concludere.

Via via che in una scrittura aumenta la larghezza tra parole, aumenta conseguentemente il potere delle facoltà critiche, del giudizio e del ragionamento all’interno della personalità, creando una contraddizione sempre più marcata tra la funzione di pensiero, cerebrale, che diventa dominante, e l’intuito e il sentimento che tendono ad essere sempre più svalutati.

Moretti si è chiesto a lungo fino a che punto potesse aumentare questo segno senza pesare troppo in modo unilaterale nella psiche. La sua geniale intuizione in merito fu che le facoltà critiche (Larga tra parole) dovessero essere quanto meno proporzionate alla profondità dell’intelligenza (Larga di lettere) e all’apertura del sentimento (Larga tra lettere). Altrimenti, le facoltà critiche nutrite di grettezza di intelligenza (Stretta di lettere) e di sofisticheria  e di avarizia del sentimento (Stretta tra lettere) non possono che generare delle strane creature che a forza di sottilizzare con troppi ragionamenti, senza un fondamento di ampia comprensione della natura di ciò che viene esaminato, sragionano per troppa cerebralità e per attaccamento unilaterale ad essa, come se fosse l’unica modalità per rapportarsi con il mondo. L’ipercritica, in questo caso, andando a sostenere un  sentimento dell’Io piuttosto stretto, conduce il ragionamento ad una perdita di oggettività in favore dell’interesse personale.

Il segno Larga tra parole, comunque, contiene in potenza un grande fascino, perché “ la ricchezza del ragionamento serve in un certo senso ad ammaliare” (Att, 59). La personalità è capace di rigorosità logica e di ragionamenti nuovi e originali, portati avanti con indipendenza e gusto della provocazione (se il segno è spiccato), perché il soggetto ha le risorse interiori per resistere ed opporsi al peso delle convenzioni. E’ un tipico segno di resistenza, perché va direttamente alla rivendicazione e non cede, in quanto è indice “della abilità a discutere sino a che il contrastante non sia debellato.” (CU, 155).

Quando il segno Larga tra parole viaggia sui 10/10, tuttavia, come nel caso in esame, è sempre un indice di squilibrio della personalità, al di là del valore che possono assumere altri segni, perché l’ipercritica irriducibile, le continue elucubrazioni, conducono il soggetto fuori della realtà, per cui attraverso i suoi ragionamenti si dissocia dalla stessa realtà. La critica serrata che la personalità mette in atto in ogni situazione della vita è diventata la funzione dominante della psiche, che vuole con questo strumento scartare ogni elemento che suoni come ambiguo per raggiungere la sicurezza dell’oggettività della mente che ragiona.

Con questa sola funzione mentale, tuttavia, è impossibile procedere, perché la critica spiccata, per sua natura, toglie ogni valore alle valutazioni del sentimento e all’intuizione, che sono quelle facoltà che danno la spinta necessaria non solo per procedere, ma anche per comprendere la realtà nella sua complessità.

Ad aggravare la situazione, in questo caso, c’è anche il fatto che altri segni che accompagnano questa accentuazione di larghezza tra parole hanno l’effetto di esasperare ancora di più lo squilibrio  in atto.

Il segno Staccata (10/10), per la tendenza all’analisi particolareggiata, rafforza ancor di più la pretesa dell’Io di coprire le proprie manchevolezze attraverso l’unilateralità della spinta analitica, messa in campo dalla mente cerebrale.

Il segno Parca (8-9/10) che di per sé è un indice di essenzialità e di laconicità, in questo caso va a rafforzare l’isolamento sociale del soggetto, il quale non manifesta nulla all’esterno di ciò che prova, quindi neanche la gravità del disagio che sta vivendo, la difficoltà ad aprirsi a nuove conoscenze, l’impossibilità di proporsi a livello affettivo.

Il segno Accurata in grado molto elevato, indice di esattezza e di precisione esteriore, fissa maggiormente il soggetto fuori della realtà, in quanto crede di essere oggettivo per la precisione maniacale con cui sostiene i suoi pensieri e i suoi ragionamenti ipercritici.

Complessivamente valutati, si tratta di tre segni indici di freddezza del sentimento, che vanno a rafforzare direttamente la tendenza all’ipercritica, deducibile dall’esagerato sviluppo della larghezza tra parole.

Ma non solo: i tre segni complessivamente sostengono il soggetto nell’autostima, nella visione di sé come colui che ragiona ed è preciso nei suoi ragionamenti e nelle sue analisi. L’accuratezza grafica, portando direttamente il soggetto nell’autoprotezione attraverso l’ambizione di essere il migliore, si serve della gravità e della dignità come strumenti per sostenere la propria superiorità morale ed intellettiva, non facilitando il soggetto nella comprensione introspettiva delle proprie esagerazioni e pretese intellettive.

I segni rafforzano tutti in modo pesante l’isolamento affettivo, sociale e intellettuale del soggetto, il quale fatica a comprendere le ragioni del gelo che trasmette intorno a sé e della sfasatura della sua immagine del mondo rispetto alla realtà in cui vive.

Come sia arrivato a questo punto entra nella ricostruzione della storia personale, e l’analisi grafologica delle scritture precedenti permette di risalire al periodo critico che ha scatenato questo eccesso di difese improntate su basi razionalistico-concettuali e quindi apparentemente logiche. In realtà, la critica è ora totalmente illogica e ha solo una funzione protettiva, non conoscitiva.

Tra i segni positivi, si nota la presenza del segno Disuguale metodicamente, indice delle possibilità creative della personalità che potrebbero essere utilizzate per richiamare a dei ritmi interiori naturali, istintivi, creativi e non mentali il soggetto, che attualmente si è proprio smarrito in questo suo mondo gelido fatto di ipercritica irriducibile, di mania delle difficoltà, per cui, come scrive Luisetto, “ad ogni presentazione, affermazione, consiglio, il soggetto oppone un ma, un però, un argomento o almeno una domanda discordante. La mania delle difficoltà sfocia in uno spirito di contraddizione accentuato, per cui nulla può andare bene a causa dell’idea del mito che un soggetto può essersi costruito.” (L, 309).